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Trump in pressing su Putin: “Lo sento lunedì, sanzioni se non si arriva a un accordo”

(ansa)

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La delusione del presidente americano dopo il fallimento dei negoziati a Istanbul. “La Russia sta attraversano un periodo duro, le nuove misure sarebbero devastanti”
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NEW YORK – Donald Trump vuole sentire Vladimir Putin domani, per sbloccare la trattativa sulla fine della guerra in Ucraina. Altrimenti è pronto a imporre nuove sanzioni più dure contro la Russia. Lo ha detto lui stesso, indicando la strategia che intende usare per uscire dall’imbarazzante stallo in cui è rimasto paralizzato dopo aver promesso che avrebbe risolto la crisi nel giro di 24 ore dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Di ritorno dal Medio Oriente, Trump ha rilasciato un’intervista alla Fox in cui è tornato a manifestare la propria frustrazione: «Imporrò sanzioni, se non raggiungeremo un accordo. Sarebbe devastante per la Russia, perché sta attraversando un periodo difficile con l’economia, i prezzi del petrolio sono bassi. Ho un ottimo rapporto con Putin e penso che troveremo un accordo. Dobbiamo incontrarci. Credo che sia stanco di tutta questa faccenda, non sta andando bene». Poco più tardi, ha annunciato sul social Truth le prossime mosse: «Parlerò al telefono con Putin …

NEW YORK – Donald Trump vuole sentire Vladimir Putin domani, per sbloccare la trattativa sulla fine della guerra in Ucraina. Altrimenti è pronto a imporre nuove sanzioni più dure contro la Russia. Lo ha detto lui stesso, indicando la strategia che intende usare per uscire dall’imbarazzante stallo in cui è rimasto paralizzato dopo aver promesso che avrebbe risolto la crisi nel giro di 24 ore dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Di ritorno dal Medio Oriente, Trump ha rilasciato un’intervista alla Fox in cui è tornato a manifestare la propria frustrazione: «Imporrò sanzioni, se non raggiungeremo un accordo. Sarebbe devastante per la Russia, perché sta attraversando un periodo difficile con l’economia, i prezzi del petrolio sono bassi. Ho un ottimo rapporto con Putin e penso che troveremo un accordo. Dobbiamo incontrarci. Credo che sia stanco di tutta questa faccenda, non sta andando bene». Poco più tardi, ha annunciato sul social Truth le prossime mosse: «Parlerò al telefono con Putin lunedì alle 10. I temi della chiamata saranno: fermare il bagno di sangue che uccide, in media, più di 5.000 soldati russi e ucraini a settimana, e il commercio». Poi sentirà anche Zelensky e alcuni membri della Nato: «Spero sia una giornata produttiva, che stabilisca un cessate il fuoco e che questa guerra violenta finisca».

Nel frattempo si sono sentiti al telefono il ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato americano Rubio, dando però interpretazioni differenti della chiamata. «Lavrov - secondo Mosca - ha sottolineato il ruolo positivo degli Stati Uniti nell’aiutare Kiev ad accettare la proposta del presidente Putin di riprendere i colloqui di Istanbul». Rubio, secondo Washington, ha apprezzato lo scambio di prigionieri, ma ha «consegnato il forte messaggio del presidente Trump: gli Usa sono impegnati a ottenere la fine duratura del conflitto. Il piano complessivo proposto dagli Stati Uniti è la strada migliore da seguire. Il segretario ha enfatizzato la richiesta del presidente per un cessate il fuoco immediato e la fine della violenza». Incontrando poi a Roma il cardinale Zuppi, Rubio ha aperto alla possibilità che il Vaticano ospiti o faciliti i colloqui di pace.

Il problema restano le condizioni e la volontà di arrivare a un accordo. Secondo Kiev, a Istanbul la delegazione russa ha chiesto la neutralità dell’Ucraina e modifiche territoriali con l’assegnazione di cinque regioni a Mosca. Gli inviati del Cremlino vogliono il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni di Donetsk, Zaporizhzhia, Kherson e Lugansk, prima di qualsiasi cessate il fuoco, e il riconoscimento internazionale dell’annessione della Crimea. Le proposte dunque restano massimalistiche, e solo dopo un «accordo preliminare» potrebbe avvenire l’incontro fra Putin e Zelensky, secondo il portavoce Peskov.

Il leader ucraino ha risposto denunciando il nuovo attacco russo a Sumy e accusando Mosca di rifiutare la tregua. «Ieri, come ogni altro giorno di questa guerra, c’era l’opportunità di cessare il fuoco. L’Ucraina lo propone da tempo, in modo pieno e incondizionato». Putin dimostra invece di voler proseguire la guerra, anche perché ha mandato a Istanbul una delegazione «debole e impreparata, senza un mandato concreto». Perciò Zelensky ha chiesto nuove sanzioni da Usa ed Europa: «Senza una pressione più forte, la Russia non cercherà una vera diplomazia. La pace è essenziale».

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