Romania, l’ex ministro Nasui: “Con i sovranisti rischiamo il default”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBUCAREST – Quando era ministro dell’Economia (2020-2021), Claudiu Nasui tentò di spezzare l’asfittico sistema di corruttele che ancora caratterizza la Romania. Pretese trasparenza sugli appalti e sulla spesa pubblica, rese pubblici i contratti statali. Oggi il parlamentare dei partito liberale Usr appoggia il candidato europeista Dan e ci spiega perché la Romania rischia «uno scenario greco», l’incubo default, se vince Simion.
Come mai la destra è così forte in Romania? Perché questa rabbia?
«Le cause sono il fallimento dei partiti tradizionali nell’affrontare i problemi del Paese. I giovani sentono di essere svantaggiati rispetto ai loro coetanei europei. Ma quando sei malato prendi una medicina, non ti spari in un piede. La destra propon…
BUCAREST – Quando era ministro dell’Economia (2020-2021), Claudiu Nasui tentò di spezzare l’asfittico sistema di corruttele che ancora caratterizza la Romania. Pretese trasparenza sugli appalti e sulla spesa pubblica, rese pubblici i contratti statali. Oggi il parlamentare dei partito liberale Usr appoggia il candidato europeista Dan e ci spiega perché la Romania rischia «uno scenario greco», l’incubo default, se vince Simion.
Come mai la destra è così forte in Romania? Perché questa rabbia?
«Le cause sono il fallimento dei partiti tradizionali nell’affrontare i problemi del Paese. I giovani sentono di essere svantaggiati rispetto ai loro coetanei europei. Ma quando sei malato prendi una medicina, non ti spari in un piede. La destra propone ricette che peggiorerebbero la situazione».
Ormai c’è nostalgia persino di Ceaucescu, uno dei più feroci dittatori comunisti del ‘900.
«Sì. Anche Simion e Georgescu, pur essendo di estrema destra, alimentano la nostalgia per Ceaucescu e predicano ricette economiche socialiste: nazionalizzazioni e interventi pubblici nell’economia. Il problema è che dopo la caduta del comunismo, la seconda fila degli apparatchik è andata al potere e ha governato sempre. E anche loro contribuiscono a restituire un’idea nostalgica dell’economia comunista. Paghiamo ora la mancanza di una seria analisi dei danni del comunismo».
Cosa farebbe Dan se vincesse le elezioni?
«La Romania ha un deficit del 9%, chiunque arrivi al potere dovrà affrontare questo dramma. Il precedente governo ha aumentato quattro volte le tasse in tre anni perché doveva coprire le spese pubbliche in aumento. Ecco perché Simion ha successo: c’è rabbia perché i cittadini non traggono vantaggi da questi sprechi. I romeni restano gli europei più poveri dopo i bulgari. E il nostro è il primo paese in classifica, se guardiamo ai “working poor”. Se lavori 40 ore a settimana non dovresti essere povero: è inaccettabile. Ma Dan dovrà tagliare la spesa pubblica».
E che succede se vince Simion?
«Ci sarà un’enorme instabilità politica perché per un anno non sarà in grado di formare un governo. Non ha la maggioranza in Parlamento per far nominare un esecutivo guidato da Georgescu. E quindi i rendimenti sui nostri titoli di Stato aumenteranno e credo che andremmo verso uno scenario greco».
Lei vede un rischio default per la Romania, come la Grecia nel 2010?
«Esatto. Sono convinto che Dan vincerà le elezioni. Ma se a vincere sarà Simion, temo il collasso».
Cosa ci dobbiamo aspettare sul fronte della politica estera?
«Un presidente filo-occidentale ed europeista, se vince Dan. Con Simion, è difficile da dire. In passato è stato molto filo-russo, gli uomini che lo circondano lo sono ancora. Ma lui cerca di darsi un’aria più moderata, ha cercato una convergenza con Meloni, con il Pis polacco, ha smussato gli angoli più estremisti. Però resta dichiaratamente trumpiano».