Romania, Polonia e Portogallo al voto tra Europa e sovranismi
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniIn questa “super-domenica” elettorale, l’Europa rischia. Due paesi cruciali per gli equilibri a Est, due importanti partner della Nato collocati ai confini con l’Ucraina e la Bielorussia sceglieranno il prossimo presidente della Repubblica: la Romania e la Polonia. E in entrambe le repubbliche semipresidenziali l’opzione è tra un candidato sovranista, euroscettico e ultranazionalista e un rivale che promette di mantenere il paese su una traiettoria europeista e filo occidentale. Posta in altri termini, la contesa è tra un pezzo di falange trumpiana in Europa e un fronte di europeisti liberali e filoucraini incarnati in due popolari sindaci. Il terzo Paese chiamato alle urne è il Portogallo, dove il premier uscente di centrodestra, Luis Montenegro, è il favorito ma cercherà di ottenere un mandato più forte dagli elettori.
In Romania
A Bucarest è già il giorno del ballottaggio, mentre a Varsavia si vota per il primo turno e la sfida finale è prevista per il primo giugno. In Romania, do…
In questa “super-domenica” elettorale, l’Europa rischia. Due paesi cruciali per gli equilibri a Est, due importanti partner della Nato collocati ai confini con l’Ucraina e la Bielorussia sceglieranno il prossimo presidente della Repubblica: la Romania e la Polonia. E in entrambe le repubbliche semipresidenziali l’opzione è tra un candidato sovranista, euroscettico e ultranazionalista e un rivale che promette di mantenere il paese su una traiettoria europeista e filo occidentale. Posta in altri termini, la contesa è tra un pezzo di falange trumpiana in Europa e un fronte di europeisti liberali e filoucraini incarnati in due popolari sindaci. Il terzo Paese chiamato alle urne è il Portogallo, dove il premier uscente di centrodestra, Luis Montenegro, è il favorito ma cercherà di ottenere un mandato più forte dagli elettori.
In Romania
A Bucarest è già il giorno del ballottaggio, mentre a Varsavia si vota per il primo turno e la sfida finale è prevista per il primo giugno. In Romania, dove le urne chiuderanno alle 21 (le 20 italiane), il risultato si saprà a tarda notte o lunedì mattina. E i contendenti sono il leader dell’ultradestra George Simion e il sindaco di Bucarest, il liberale Nicusor Dan. Il primo si è presentato stamane ai seggi con George Simion, il candidato neofascista che aveva vinto le elezioni a novembre grazie alle pesantissime incursioni della propaganda russa sui social romeni. Quel voto era stato annullato dalla Corte costituzionale, Georgescu era stato bandito dalle presidenziali. Ma Simion ha definito quella decisione “un colpo di Stato” e ha dichiarato che se diventerà presidente, Georgescu sarà il prossimo premier romeno. Im Europa il leader di Aur è uno stretto alleato di Giorgia Meloni nel gruppo Ecr, si considera un trumpiano di ferro e ha già annunciato che taglierà gli aiuti all’Ucraina.
Il suo rivale, il sindaco di Bucarest Nicusor Dan, promette invece di risanare i conti pubblici - la Romania ha un disavanzo pubblico del 9%, il più alto in Europa - e di mantenere una traiettoria europeista. Il matematico ha promesso di combattere la corruzione “presente a tutti i livelli", ma è sostenuto in parte da forze politiche che hanno contribuito a diffondere l’endemica corruzione che flagella la Romania. E molta rabbia che ha indotto i romeni a scegliere Simion al primo turno è anche verso una nomenklatura che non è riuscita a rinnovarsi in trent’anni.
La Polonia
A Varsavia si gioca invece una partita importantissima per il premier Donald Tusk, arrivato al potere alla fine del 2023 dopo otto anni di governi autocratici del Pis, il partito ultracattolico e nazionalista di Jaroslaw Kaczynski. La coabitazione armoniosa tra primo ministro e capo dello Stato in una repubblica semipresidenziale come la Polonia, dove il presidente della Repubblica contribuisce a decidere la politica estera e può porre il veto su tutte le leggi tranne il bilancio, è fondamentale.
Ma una serie di riforme importanti promesse da Tusk sono rimaste al palo, finora, perché l’attuale capo dello Stato, Andrzej Duda, appartiene al Pis e ha bloccato ad esempio la cruciale riforma della giustizia che dovrebbe restituire l’autonomia ai giudici.
Il candidato del partito di Tusk, Piattaforma civica, è l’attuale sindaco di Varsavia Rafal Trzawskowski. Oggi è il primo turno delle elezioni, il ballottaggio è previsto il primo giugno. Ma giudicare dai sondaggi, sarà lui a sfidare alle urne il candidato della destra sovranista ed euroscettica del Pis, Karol Nawrocki. Anche lui viene da un partito che fa parte della famiglia europea di Giorgia Meloni, Ecr. Ed è un trumpiano sfegatato.
Il Portogallo
In Portogallo si vota per la terza volta in tre anni, e il favorito è l’attuale premier di centrodestra Luis Montenegro. È in vantaggio sui socialisti, ma è improbabile che riesca a conquistare i 116 seggi necessari per ottenere una maggioranza nel parlamento lusitano, che conta 230 membri. Le urne rimarranno aperte fino alle 20.
La terza forza politica nei sondaggi è l’ultradestra Chega, e potrebbe garantire il suo appoggio a Montenegro, ma il leader dell’Alleanza democratica (Ad) ha finora rifiutato l’offerta. All’ultimo comizio a Lisbona, il premier uscente ha fatto appello ai portoghesi per ottenere un mandato più forte. E’ necessario un governo “solido”, ha sottolineato “per questi tempi geopolitici caotici”. Ma il leader dei socialisti, Pedro Nuno Santos, lo accusa di aver indetto le elezioni per coprire un’inchiesta sui suoi conflitti di interesse.