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Romania, vince il muro europeo. Trionfo Dan, filorussi in ritirata

Romania, vince il muro europeo. Trionfo Dan, filorussi in ritirata
(reuters)

Al ballottaggio eletto presidente il candidato vicino alla Ue, autore di una clamorosa rimonta contro il rivale dell’ultradestra

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BUCAREST – Ha vinto il sindaco della capitale con la faccia da bambino, Nicusor Dan, hanno vinto i giovani che alle dieci di sera intonano fuori dal maestoso Boulevard Elisabeta “Europa, Europa”. Il candidato liberale sorpassa alle elezioni presidenziali il rivale dell’ultradestra, George Simion, che al primo turno aveva ancora incassato il doppio dei suoi voti, il 41%. Complice un’enorme mobilitazione che ha trascinato alle urne il 65% dei romeni: due settimane fa erano stati poco più della metà. Dan vince con il 53,6% dei voti: una rimonta impressionante.

Quando nella notte il risultato è scolpito nel marmo, Dan si concede alla folla che lo aspetta in strada, che canta “Russia, non te lo dimenticare: la Romania non è tua”. E il matematico la chiama “la vostra vittoria, la vittoria di migliaia e migliaia di persone che hanno fatto campagna in questi giorni, che hanno creduto che la Romania potesse cambiare nella giusta direzione”. Il sindaco annuncia “una nuova fase”, soprattutto, promette un rinnovamento: “Ho bisogno di specialisti”, di “persone della società civile”, “di nuove figure in politica”.

Ma molte ore prima, all’ora di pranzo, Simion ha convocato già i giornalisti davanti al Parlamento. E ha cominciato ad affacciare l’ipotesi di brogli elettorali. Senza prove. Sul mini podio campeggia lo slogan principale della sua campagna elettorale: quel “Respect”, “rispetto” che ha toccato sul vivo tanti romeni che si sentono trattati come cittadini di serie B nei Paesi europei che li ospitano. E che continuano a essere, in patria, gli europei più poveri dopo i bulgari. Il salario medio è cinque euro all’ora.

Soltanto nel cuore della notte, quando anche con i voti della diaspora Simion rimane distaccato di 800mila preferenze, concede la vittoria: ”Eravamo soli contro tutti. Sono orgoglioso di voi e mi congratulo con il mio avversario per la vittoria", scrive su Facebook. “È stata la volontà del popolo rumeno. Voglio ringraziare gli oltre 5 milioni di rumeni che hanno riposto la loro fiducia in me. Non li deluderò.”. Il fondatore dell’estrema destra Aur promette che “Andremo fino in fondo, anche se è difficile assaporare il sapore amaro della sconfitta".

Nella sua colorita delegazione, spicca il volto dagli occhi affilati di Thomas Emanuel Dans, sfegatato trumpiano venuto dalla Groenlandia, per sostenere il messia della nuova destra. A Repubblica, Dans spiega che Simion rappresenta «l’orgoglio nazionale, la voce contro il globalismo, contro i Soros, perché ha capito che la Ue, come i Clinton e gli Obama, è pericolosa».

Dan saluta i suoi sostenitori dopo i primi exit poll
Dan saluta i suoi sostenitori dopo i primi exit poll 

Nicusor Dan spunta invece dopo i primi exit poll che lo danno in vantaggio di dieci punti, alle nove di sera: «I romeni vogliono il dialogo, non l’odio. La nostra società ha mostrato una forza impressionante». Ma il matematico che ha riunito dietro di sé una parte dei partiti tradizionali ammette anche che «stanno per arrivare tempi economici difficili». La Romania ha il deficit più alto d’Europa: il 9%. E una tassazione ridicola: l’aliquota sui redditi è al 10%. Ma dopo tre aumenti delle imposte in quattro anni, Dan ha promesso intanto di tagliare gli sprechi.

Negli stessi minuti, a poche centinaia di metri da Dan, è di nuovo Simion a parlare, rivendicando la vittoria per sé: «Ho vinto! Sono il presidente. Comincia una nuova era». In effetti, gli exit poll non registrano ancora i voti della diaspora, quella dei romeni all’estero che due settimane fa gli regalarono il 60% delle preferenze. Il duello tiene il Paese col fiato sospeso per tutta la sera, poi Simion ha concesso la vittoria.

Nelle prime ore del pomeriggio si è allungata su Bucarest anche l’ombra del Cremlino. Tre ministeri lanciano l’allarme sulle “interferenze russe” e mettono in guardia dalle fake news sui canali Telegram e Tiktok, e in particolare da un video che mostrerebbe soldati francesi in uniforme romena, pronti a un attacco interno. Ma la disinformazione più clamorosa arriva alle 17 dal fondatore di Telegram, Pavel Durov, che sostiene di aver rifiutato la richiesta di «un Paese occidentale» di oscurare le voci conservatrici. La reazione di un portavoce di Dan è immediata: «interferenze illegali».

A notte fonda vengono in mente le parole di Herta Mueller. Nel 2009, quando vinse il Nobel, la scrittrice cresciuta nella minoranza tedesca in Romania volle ricordare le «dittature di ogni colore» che affliggevano ancora il mondo e «le mezze democrazie dell’Europa dell’Est, che dal 1989 non fanno che indossare e spogliarsi della mantellina civile, tanto che ormai è ridotta a brandelli». Il pericolo che Simion costringa anche la Romania a «spogliarsi della mantellina civile» sembra per ora scongiurato.

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