Bucarest – Lipscani, groviglio di viuzze che deve il suo nome ai mercanti che arrivavano da Lipsia, è uno dei pochi squarci dell’antica Bucarest sopravvissuti alla furia di Ceaucescu. Il dittatore comunista spazzò via gran parte del centro per fare spazio alle sue megalomani fantasie imperialiste. Oggi Lipscani è punteggiata di caffè con la musica a tutto volume, affollati di romeni e turisti che sorseggiano spritz. Anche Valentin Popescu, 40 anni, si gode il sole primaverile in un bar. E riassume il risultato del voto di domenica: «Nicosur Dan è un buon sindaco, è un indipendente, ma in parte è sostenuto dalla vecchia nomenclatura cui dobbiamo corruzione, povertà ed emorragia di giovani all’estero. Speriamo che stavolta vada meglio che con il vecchio presidente Iohannis. Anche lui aveva promesso la svolta. E si è rivelato più corrotto degli altri».
Dopo la lunga notte che lo ha incoronato a sorpresa presidente della Romania, ieri mattina Nicosur Dan si è svegliato presto per portare sua figlia a scuola. Era a piedi. E nonostante la scorta, il matematico cinquantaseienne ha dato ancora una volta l’idea di una persona concreta, semplice. Ma a Bucarest il candidato indipendente con dottorato alla Sorbona è famoso da ben prima della sua nomina a sindaco. Per decenni, Dan sì è impegnato a preservare la capitale dalla speculazione edilizia e dalla corruzione. Già nel 2008 fondò l’associazione “Salviamo Bucarest”, e nelle sue instancabili battaglie per bloccare la cementificazione selvaggia, fu immortalato mentre si scontrava con la polizia per scongiurare l’abbattimento di un antico monumento ottocentesco, l’Hala Matache. In quei movimentati giorni del 2013, si ritrovò in piazza fianco a fianco con un certo George Simion. Ossia, con il candidato dell’ultradestra che Dan ha stracciato alle elezioni di domenica.
Ma l’inattesa invasione dei seggi che lo ha incoronato capo dello Stato, garantendo alla Romania un risveglio con lo sguardo rivolto a Occidente, è una sorta di «ultimo avviso», mette in guardia il regista Alexander Nanau. Il suo straordinario documentario su uno dei più grossi casi di corruzione degli ultimi decenni, Collective, è stato candidato all’Oscar. Racconta la tragica vicenda del locale di Bucarest “Colectiv” che andò a fuoco nel 2015: i morti furono 27, i feriti 180. Non c’erano le uscite di sicurezza. E altri 37 morirono di atroci conseguenze per l’incuria e la corruzione negli ospedali: i disinfettanti erano stati sistematicamente diluiti. E al governo c’erano i socialdemocratici.
Davanti a una limonata, Nanau ci spiega che «trentacinque anni di alternanza di liberali e socialdemocratici, di diffusione di una corruzione ormai endemica, hanno letteralmente creato il fenomeno Simion, hanno alimentato il populismo di destra. Il leader di Aur sembrava l’unica alternativa al “sistema”. E se nonostante tutto i romeni hanno deciso di dare fiducia a Dan, è perché conoscono la sua biografia. Ha dedicato vent’anni all’impegno civile e negli ultimi tempi è stato un buon sindaco. Però ho la sensazione che se non riuscirà nella svolta promessa, il populismo trionferà, la prossima volta». I romeni, insomma, hanno creduto allo slogan elettorale di Dan: “Onestà”. Ma «è l’ultimo avvertimento» secondo Nanau.
Intanto, il paladino anti-corruzione non ha deluso le aspettative di chi lo ha preferito al sovranista euroscettico e antiucraino George Simion. Dan ha avuto una telefonata ieri con il suo omologo ucraino, Volodomyr Zelensky, che ha voluto sottolineare che la Romania «è un Paese da cui dipende molto, in termini di sicurezza». Non solo perché è l’avamposto Nato che confina con l’Ucraina e contribuisce a garantire la cruciale navigazione nel Mar Nero. Ma perché Simion aveva minacciato, tout court, di tagliare tutti gli aiuti a Kiev. La seconda telefonata, Dan l’ha avuta con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Segnali di una politica estera che rimarrà saldamente orientata a Ovest. Ma Dan dovrà affrontare, intanto, una situazione drammatica dei conti, una spesa pubblica lievitata alle stelle, uno dei tassi di inflazione peggiori d’Europa e il disavanzo attuale più alto del continente: il 9%. Ieri sera, incontrando il presidente ad interim Ilie Bolojan per sondarne la disponibilità a diventare premier, Dan non si è nascosto dietro a un dito. La Romania «attraverserà mesi difficili, dal punto di vista economico. Sprechiamo risorse da almeno tre anni, e ora dobbiamo porvi rimedio». E chi può farlo meglio di un matematico?