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Stretta dell’Ue su Israele: “Rivedere gli accordi”. Ma l’Italia vota contro

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Sette Paesi dell’Unione a favore di modificare gli accordi strategici. E anche il Regno Unito congela la trattativa per la partnership
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LONDRA-BRUXELLES – L’altolà di Bruxelles a Netanyahu stavolta è concreto. L’Unione europea è pronta a rivedere l’accordo di partneriato con Israele. Una mossa senza precedenti che però spacca l’Ue. Ieri infatti durante il Consiglio dei ministri Ue degli Esteri ben diciassette Paesi hanno votato a favore della proposta olandese che in un primo momento prevedeva la sospensione vera e propria. Contro si sono espressi in nove tra cui l’Italia (che era rappresentata da un sottosegretario) e la Germania. Con loro Ungheria, Croazia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Repubblica Ceca e Lituania. La Lettonia si è detta neutrale sul punto.

Ma in questo caso basta la maggioranza semplice per obbligare la Commissione a valutare le modifiche e …

LONDRA-BRUXELLES – L’altolà di Bruxelles a Netanyahu stavolta è concreto. L’Unione europea è pronta a rivedere l’accordo di partneriato con Israele. Una mossa senza precedenti che però spacca l’Ue. Ieri infatti durante il Consiglio dei ministri Ue degli Esteri ben diciassette Paesi hanno votato a favore della proposta olandese che in un primo momento prevedeva la sospensione vera e propria. Contro si sono espressi in nove tra cui l’Italia (che era rappresentata da un sottosegretario) e la Germania. Con loro Ungheria, Croazia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Repubblica Ceca e Lituania. La Lettonia si è detta neutrale sul punto.

Ma in questo caso basta la maggioranza semplice per obbligare la Commissione a valutare le modifiche e a presentare una proposta. Ed eventualmente anche motivare la contrarietà a correggere l’intesa. Resta il fatto che per la prima volta l’Ue si schiera apertamente contro l’esecutivo israeliano e soprattutto contro gli attacchi, i bombardamenti e il blocco agli aiuti verso Gaza intrapresi da Netanyahu.

«Dalla discussione odierna – ha allora detto l’Alta Rappresentante Ue, Kaja Kallas - emerge chiaramente che esiste una forte maggioranza a favore della revisione dell’Articolo 2 del nostro accordo di associazione con Israele. Pertanto, avvieremo questa iniziativa e, nel frattempo, spetta a Israele sbloccare gli aiuti umanitari: la situazione è catastrofica, salvare vite umane deve essere la nostra massima priorità». L’obiettivo dunque è sbloccare gli aiuti a Gaza fermi al confine: «Ci sono migliaia di camion alle frontiere». Il vertice ha valutato anche misure contro i coloni violenti ma sono state bloccate dal veto dell’Ungheria.

L’Olanda ha fatto notare che la sua richiesta si basava proprio sull’articolo 2 dell’accordo di associazione secondo cui «le relazioni tra le parti, nonché tutte le disposizioni dell’accordo stesso, devono essere basate sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici» che «costituiscono un elemento essenziale del presente accordo». Va tenuto presente che l’accordo è in vigore dal 2000 e prevede non solo il dialogo politico, ma soprattutto la liberalizzazione degli scambi commerciali. È stato poi esteso alla ricerca e alla mobilità degli studenti, come il programma erasmus. Inizialmente mirava a sostenere il processo di pace e a creare le infrastrutture per il futuro stato di Palestina. Nel 2012 l’Ue aveva già reagito bloccando il dialogo politico a livello ministeriale poi ristabilito nel 2022.

Nello stesso tempo la Spagna sta preparando una legge per l’embargo sulle armi a Israele e si è impegnata a ospitare una riunione congiunta dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea e del mondo arabo il prossimo 25 maggio a Madrid, con l’obiettivo di intensificare la pressione diplomatica su Israele perché ponga fine all’offensiva su Gaza.

Anche la Gran Bretagna si sta muovendo per frenare Netanyahu. Il premier Starmer è «inorridito» dall’escalation di Israele in Palestina. «Quanto stiamo vedendo a Gaza – ha ripetuto - è assolutamente intollerabile. I bambini vengono bombardati e non possiamo permettere che i palestinesi muoiano di fame». E così ieri ha deciso di convocare l’ambasciatrice israeliana a Londra, Tzipi Hotovely e di interrompere le trattative per un trattato di libero scambio con Israele sanzionando altri coloni in Cisgiordania. «Se per un’ossessione anti-israeliana e considerazioni politiche interne – è la replica di Gerusalemme - il governo britannico è disposto a danneggiare la propria economia, è una sua decisione, il mandato britannico è terminato esattamente 77 anni fa». Parole che confermano lo strappo con l’Europa.

Ma il governo Starmer è deciso ad andare avanti, e aumentare la pressione su Netanyahu. Già lunedì, Regno Unito, Francia e Canada avevano pubblicato una severa dichiarazione congiunta, che condannava l’espansione delle operazioni militari israeliane e la proliferazione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, minacciando ulteriori contromisure e non escludendo, tra le righe, un riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese. E pure il presidente Usa Trump ha iniziato a mostrare segni di impazienza nei confronti del governo israeliano.

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