Tutino: “Anche io ero a Jenin al momento degli spari, nessuno è uscito dal percorso stabilito”
dalla nostra inviata Anna LombardiTEL AVIV – Tutto è accaduto al termine di una visita organizzata dal ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese insieme al governatorato di Jenin, cui avevamo partecipato in tanti. C’erano numerosi colleghi di Paesi della Ue ma anche extra Ue. Direi più dei trenta di cui parlano le agenzie. Lo scopo era metterci a conoscenza della situazione e delle condizioni della popolazione». Alessandro Tutino, 35 anni, è il numero due del consolato italiano di Gerusalemme guidato da Domenico Bellato. Ieri era anche lui parte della delegazione contro cui l’Idf ha esploso colpi di avvertimento. Parla con Repubblica quando in Israele è ormai sera.
Cosa è successo?
«Era andato tutto bene, la visita era praticamente conclusa. Gli spari so…
TEL AVIV – Tutto è accaduto al termine di una visita organizzata dal ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese insieme al governatorato di Jenin, cui avevamo partecipato in tanti. C’erano numerosi colleghi di Paesi della Ue ma anche extra Ue. Direi più dei trenta di cui parlano le agenzie. Lo scopo era metterci a conoscenza della situazione e delle condizioni della popolazione». Alessandro Tutino, 35 anni, è il numero due del consolato italiano di Gerusalemme guidato da Domenico Bellato. Ieri era anche lui parte della delegazione contro cui l’Idf ha esploso colpi di avvertimento. Parla con Repubblica quando in Israele è ormai sera.
Cosa è successo?
«Era andato tutto bene, la visita era praticamente conclusa. Gli spari sono arrivati alla fine, tanto che io mi stavo già dirigendo, come altri, verso l’auto blindata che usiamo per spostarci in Cisgiordania».
I militari hanno detto che eravate usciti dal percorso stabilito. Vi eravate avvicinati troppo?
«No. Né in nessun momento le delegazioni sono entrate all’interno del campo rifugiati di Jenin»
Cosa è successo al momento degli spari?
«Ero voltato, quindi non ho visto il movimento dei militari. Ho udito chiaramente gli spari e sono subito entrato in auto insieme alla scorta dei carabinieri che era con me ».
Nel video diffuso dai media palestinesi si vedono telecamere e fotografi. Era un punto stampa?
«No. C’erano dei giornalisti palestinesi, ma erano lì per seguire i loro interlocutori, quelli che ci avevano parlato della situazione. Eravamo all’esterno del campo rifugiati di Jenin, che è vuoto. Lungo il percorso ci avevano fatto un racconto di quanto avvenuto nel campo. Se qualcuno dei politici locali ha parlato con la stampa locale, lo ha fatto separatamente dalla missione».
Sono stati attimi di paura?
«In me hanno prevalso adrenalina e lucidità. Procedevo già verso l’auto e sono semplicemente salito. Intorno però ho percepito molta concitazione che forse è una parola più esatta di paura».
Cosa è successo poi?
«Siamo rientrati in sicurezza. Posso dirle che ho ricevuto molti attestati di solidarietà, che naturalmente mi hanno fatto molto piacere».
Ha parlato col ministro Tajani?
«Si è fatto raccontare i fatti, ma la sua è stata soprattutto una chiamata cortese e calorosa, fatta per esprimere solidarietà».
Il Consolato Generale di Gerusalemme ha un ruolo particolare.
«Ha due anime. Fornisce servizi e assistenza alla comunità ebraica italiana nella circoscrizione consolare di Gerusalemme e a tutti gli italiani residenti o comunque presenti in quell’area. E poi cura i rapporti con l’Autorità Palestinese e valuta le richieste di visto per i cittadini palestinesi che intendono recarsi in Italia».