ROMA – Sono minorenni, o comunque giovanissimi. Cittadini italiani, alle volte di seconda generazione, ma non sempre. Si radicalizzano su internet, per lo più su chat di canali particolari, come per esempio quelle interne ad alcuni video game. Perché difficilmente controllabili e perché sono luoghi che attirano ragazzi con interessi comuni. Uno su tutti: la violenza. L’attentato ai due diplomatic…