Mi chiamo Ariel Bernstein. Sono un cittadino ebreo israeliano e un ex soldato dell’Idf. Questo è un appello per chiedere ai leader italiani e europei di agire urgentemente.
Nel 2014 ho prestato servizio come soldato combattente nella guerra a Gaza. Ero inquadrato fra le truppe schierate nell’area di Al-Burrah a Beit Hanoun, in supporto alle unità del Genio impegnate nello smantellamento dei tunnel di Hamas e nella bonifica della zona dai miliziani. La distruzione immensa che ci siamo lasciati alle spalle e quello che ho visto mi hanno cambiato per sempre, ma quello a cui si assiste oggi nella Striscia supera ogni limite immaginabile.
Al momento vivo a Bologna e amo l’Italia. Ma ogni mattina mi sveglio con un peso insostenibile: il dolore per la mia patria, per i prigionieri, per la popolazione di Gaza. E una vergogna che mi consuma per i crimini commessi in mio nome. L’Europa e soprattutto l’Italia hanno il potere e il dovere morale di impedire che questa catastrofe continui.
Mi chiamo Ariel Bernstein. Sono un cittadino ebreo israeliano e un ex soldato dell’Idf. Questo è un appello per chiedere ai leader italiani e europei di agire urgentemente.
Nel 2014 ho prestato servizio come soldato combattente nella guerra a Gaza. Ero inquadrato fra le truppe schierate nell’area di Al-Burrah a Beit Hanoun, in supporto alle unità del Genio impegnate nello smantellamento dei tunnel di Hamas e nella bonifica della zona dai miliziani. La distruzione immensa che ci siamo lasciati alle spalle e quello che ho visto mi hanno cambiato per sempre, ma quello a cui si assiste oggi nella Striscia supera ogni limite immaginabile.
Al momento vivo a Bologna e amo l’Italia. Ma ogni mattina mi sveglio con un peso insostenibile: il dolore per la mia patria, per i prigionieri, per la popolazione di Gaza. E una vergogna che mi consuma per i crimini commessi in mio nome. L’Europa e soprattutto l’Italia hanno il potere e il dovere morale di impedire che questa catastrofe continui.
Per lo storico Carlo Ginzburg. il posto che ami è quello di cui ti vergogni. La vergogna, dice, può essere un legame più forte dell’amore. Solo adesso capisco cosa significhi. Provo profonda vergogna per ciò che è diventato il mio Paese. A Gaza non c’è una guerra, ma la distruzione metodica di un intero popolo. Italia e Europa hanno il potere e il dovere morale di impedire che continui.
Nella sua ultima conferenza stampa, il premier Netanyahu ha detto quello che molti in Israele temevano: l’obiettivo non è solo la “vittoria totale” su Hamas, ma la deportazione dei palestinesi di Gaza. “Il piano Trump” è solo l’eufemismo che usa per nascondere una pulizia etnica. In una riunione dell’esecutivo a porte chiuse lo ha spiegato chiaramente: la popolazione palestinese sarà sfollata in campi profughi a Gaza Sud, dove la distribuzione del cibo sarà subordinata all’impegno di non tornare più a casa.
Stiamo assistendo, in tempo reale, alla violazione delle più elementari norme di umana decenza, su scala che mai avrei potuto immaginare. Da quando Israele ha violato il cessate il fuoco, i nostri soldati hanno ucciso migliaia di persone. In generale, sono 50mila quelle ammazzate, per lo più civili, inclusi più di 15mila bambini. La fame è stata usata come arma per sottomettere la gente. Questa è una politica di distruzione e ormai i ministri non hanno neanche timore di dirlo.
Dopo il 7 ottobre e il rapimento di centinaia di civili, l’unica risposta che hanno saputo dare al proprio popolo è stata infliggere sofferenze a un altro. Questo governo non mi rappresenta, né parla a nome del popolo ebraico, che in larga parte, sia in Israele, sia nella diaspora, chiede la fine di questa follia. Netanyahu e i suoi ministri sostengono di agire in nostro nome, ma queste politiche scellerate stanno solo mettendo in pericolo gli ebrei di tutto il mondo. E non gli importa, a prescindere da chi ne paghi il prezzo.
Nel 1982, Primo Levi ha messo tutti in guardia dicendo che per l’invasione israeliana del Libano avrebbe inflitto all’ebraismo “una degradazione difficile da curare”. Il suo avvertimento, oggi più che mai, è dolorosamente importante e attuale.
In Italia e in Europa le comunità ebraiche pagano il prezzo di una campagna irrazionale fatta in loro nome, ma senza il loro consenso. Israele sostiene di essere il loro scudo, ma le sue azioni le stanno rendendo bersagli. E la comunità internazionale sembra non comprendere l'urgenza della questione.
Al Consiglio Ue-Israele di febbraio, i 27 Stati membri hanno espresso preoccupazione, chiesto accesso umanitario e riaffermato il carattere vincolante dei mandati della Cpi. Ma queste dichiarazioni accuratamente formulate non hanno cambiato nulla sul campo. Anzi, pochi giorni dopo, Israele ha completamente fermato l’ingresso degli aiuti. Solo il 18 marzo, i bombardamenti israeliani hanno ucciso 400 persone. Da quando il cessate il fuoco è stato violato, tremila vite sono andate perse. E adesso scopriamo anche che almeno 29 persone sono morte di fame.
A Italia e Europa chiedo di prendere posizione. Avete il potere di porre fine a questa follia, l’opportunità di svolgere un ruolo cruciale e in mano leve di pressione. Usatele. Sospendete gli accordi commerciali e bilaterali, fate tutto il necessario per ottenere un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Ogni attimo di ritardo equivale a più vite perse, più famiglie e futuri distrutti. Come israeliano ed ebreo che ha a cuore il futuro del nostro popolo, vi chiedo di agire prima che sia troppo tardi. La storia ricorderà chi ha parlato e chi è rimasto in silenzio.