✕

La corsa dei leader europei: “Vertice di pace prima del G7”

(agf)

Ascolta l'audio

Il timore di Roma e Parigi: Trump farà fallire l’incontro dei Grandi e abbandonerà le trattative: l’idea del summit a Ginevra per evitarlo
1 minuti di lettura

Evitare che Donald Trump abbandoni l’Ucraina al suo destino. Scongiurare il rischio che il prossimo G7 che si apre a Kananaskis il prossimo 15 giugno venga paralizzato dal disimpegno della Casa Bianca. E che, nello scenario peggiore, il 17 giugno saltino le conclusioni del summit canadese, facendo collassare anche le speranze di difesa dell’Ucraina. Ecco perché l’altro ieri sera gli sherpa dei principali Paesi europei (Francia e Italia, Germania e Gran Bretagna) si sono ritrovati in videoconferenza con Andrij Yermak, capo dell’ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky. E hanno concordato una priorità quasi esistenziale per l’Europa, ma soprattutto per Kiev: è fondamentale riuscire a organizzare il vertice tra russi e ucraini a Ginevra. E soprattutto, bisogna che l’appuntamento si tenga prima dell’inizio della riunione dei Sette in Alberta.

Evitare che Donald Trump abbandoni l’Ucraina al suo destino. Scongiurare il rischio che il prossimo G7 che si apre a Kananaskis il prossimo 15 giugno venga paralizzato dal disimpegno della Casa Bianca. E che, nello scenario peggiore, il 17 giugno saltino le conclusioni del summit canadese, facendo collassare anche le speranze di difesa dell’Ucraina. Ecco perché l’altro ieri sera gli sherpa dei principali Paesi europei (Francia e Italia, Germania e Gran Bretagna) si sono ritrovati in videoconferenza con Andrij Yermak, capo dell’ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky. E hanno concordato una priorità quasi esistenziale per l’Europa, ma soprattutto per Kiev: è fondamentale riuscire a organizzare il vertice tra russi e ucraini a Ginevra. E soprattutto, bisogna che l’appuntamento si tenga prima dell’inizio della riunione dei Sette in Alberta.

Quanto emerso risponde alla sensibilità manifestata negli ultimi giorni soprattutto da Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Vale a dire, da quell’obbligo tattico, politico e diplomatico di collaborare per mantenere il presidente degli Stati Uniti ancorato al tavolo delle trattative. Perché, è stato il senso della riunione dei diplomatici delle cancellerie continentali, esiste lo spettro che Washington effettivamente si sfili dalla partita. L’ha minacciato Trump pubblicamente, esistono segnali concreti che non sia un bluff. L’effetto sarebbe devastante. E la difesa ucraina, senza il supporto statunitense, entrerebbe in crisi profonda, con effetti allarmanti per il fronte est dell’Europa.

Preso atto, dunque, che l’opzione di un vertice in Vaticano è accantonata (almeno per il momento) resta la priorità di organizzare comunque l’incontro a Ginevra prima del G7. La Turchia, in realtà, spinge per riportare i contendenti a Istanbul, contando sulla capacità di Erdogan di parlare con ucraini e russi in modo fluido. E però, la pattuglia europea preme per la Svizzera. E ha chiesto all’Ucraina di attivare ogni possibile canale diretto e indiretto con Mosca - sfruttando dunque anche la mediazione di Paesi terzi - per iniziare a immaginare un terreno su cui convergere per non far fallire l’eventuale incontro. In questo senso, lo scambio di prigionieri delle ultime ore è emblematico. E va replicato, immaginando altri passi in avanti anche solo “umanitari”. È il modo migliore per aiutare il G7. Con la paralisi Trump si sfilerebbe. Un vertice a Ginevra invece stanerebbe i russi sulla reale volontà di trattare e se si rifiutassero compatterebbero il fronte transatlantico. Se poi ci fossero addirittura passi avanti negoziali, la Casa Bianca sarebbe costretta a restare a bordo.

Leggi i commenti