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Pressioni Usa su Netanyahu: “Accordo entro due giorni”

(reuters)

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La proposta di Washington prevede il rilascio di 10 ostaggi vivi e 20 morti in cambio di una tregua di 45-60 giorni
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Oggi o domani spero di fare un annuncio sugli ostaggi. E se non domani, dopodomani». A prenderlo alla lettera, si direbbe che Netanyahu stia ancora una volta facendo ciò che gli riesce meglio: procrastinare, rimestare e rimandare a tempo indefinito. E tuttavia ai tavoli del Cairo e di Doha, dove a rilento procede la trattativa Israele-Hamas, qualcosa si sta muovendo.

Lo dimostrano le voci che si rincorrono in queste ore su proposte accettate e su proposte rifiutate, e le dichiarazioni ufficiali degli inviati della Casa Bianca che, alle famiglie dei rapiti, dicono di sperare «in sviluppi nei prossimi due giorni».

Con ordine. L’indefinito del primo ministro israeliano, quell’«oggi, domani o dopodomani» pronunciato durante una cerimonia per il Jerusalem Day, viene interpretato e ridimensionato dal suo ufficio. «Intendeva dire che si sta lavorando intensamente e che, anche se non ci sarà un accordo oggi, non ci arrenderemo, stiamo facendo pressione su Hamas, anche tramite Witkoff». …

Oggi o domani spero di fare un annuncio sugli ostaggi. E se non domani, dopodomani». A prenderlo alla lettera, si direbbe che Netanyahu stia ancora una volta facendo ciò che gli riesce meglio: procrastinare, rimestare e rimandare a tempo indefinito. E tuttavia ai tavoli del Cairo e di Doha, dove a rilento procede la trattativa Israele-Hamas, qualcosa si sta muovendo.

Lo dimostrano le voci che si rincorrono in queste ore su proposte accettate e su proposte rifiutate, e le dichiarazioni ufficiali degli inviati della Casa Bianca che, alle famiglie dei rapiti, dicono di sperare «in sviluppi nei prossimi due giorni».

Con ordine. L’indefinito del primo ministro israeliano, quell’«oggi, domani o dopodomani» pronunciato durante una cerimonia per il Jerusalem Day, viene interpretato e ridimensionato dal suo ufficio. «Intendeva dire che si sta lavorando intensamente e che, anche se non ci sarà un accordo oggi, non ci arrenderemo, stiamo facendo pressione su Hamas, anche tramite Witkoff». Steve Witkoff, l’inviato di Donald Trump, sta dando le carte al tavolo del negoziato: parla direttamente con la leadership di Hamas tramite l’uomo d’affari americano-palestinese Bishara Bahbah e ha presentato una nuova offerta che, letta bene, fa capire quanto il presidente americano stia pressando Netanyahu anche su Gaza, dopo i forti disaccordi sulla questione del nucleare iraniano emersi durante una telefonata tr ai due leader giovedì scorso.

La proposta Witkoff prevede il rilascio di dieci ostaggi vivi e venti morti (su 58 totali), in cambio di 45-60 giorni di tregua (secondo altre fonti 70 giorni): la metà dei rapiti libera subito, l’altra metà allo scadere del termine. Fin qui per il governo israeliano non c’è problema. A differenza della precedente, però, è formulata in modo tale da rendere chiaro che durante la tregua Israele e Hamas dovranno discutere su come arrivare alla pace definitiva e che ci saranno garanzie per impedire a Netanyahu di ritirarsi unilateralmente e ricominciare a bombardare, come ha fatto a marzo. «Israele accetterà un accordo che restituirà metà degli ostaggi vivi e metà dei morti e porterà a negoziati sostanziali per trovare una via verso un cessate il fuoco permanente, che ho accettato di condurre», sottolinea Witkoff.

Esattamente ciò che il premier non può fare se non a rischio di perdere il sostegno della destra estremista, che vuole l’occupazione di Gaza (l’Idf ha il 40 per cento della Striscia, ma punta al 75 per cento in due mesi) e la deportazione dei gazawi.

Hamas ieri ha fatto filtrare sulla stampa araba di aver accettato la proposta Witkoff, che include — secondo le fonti del movimento islamista — la garanzia americana che Israele tratterà seriamente e il ritiro delle truppe a posizioni ante-offensiva Carri di Gedeone. Il governo dello Stato ebraico, sempre attraverso funzionari e ufficiali anonimi, ha risposto che trattasi di bugie e tentativi di manipolazione. Witkoff, al sito Axios, ha commentato: «Quello che ho visto da Hamas è deludente e completamente inaccettabile». È il gioco delle parti di un negoziato che sta arrivando a uno snodo cruciale: nessuno dei due vuol far vedere di aver concesso troppo, entrambi rivendono in patria condizioni che non hanno ottenuto.

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