Media, le condizioni russe per la pace: “Impegno scritto della Nato a fermare l’allargamento a Est”
di Rosalba CastellettiMosca non ha ancora consegnato il memorandum che dovrebbe definire le sue condizioni per un accordo di pace, ma l’agenzia di stampa britannica Reuters sarebbe riuscita a ricostruire le rivendicazioni principali grazie a tre fonti russe a conoscenza dei negoziati. Primo, l’impegno «scritto» delle principali potenze occidentali a non allargare l’alleanza Nato verso Est, vale a dire vietare formalmente l’adesione di Ucraina, Georgia, Moldova e altre ex Repubbliche sovietiche.
La Russia chiede inoltre la «neutralità» dell’Ucraina, cosa che ha ribadito anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov intervenendo alla XIII Riunione internazionale degli Alti rappresentanti per le questioni di sicurezza. «Per risolvere il conflitto, la Russia esige che l'Ucraina abbia uno status neutrale, non allineato e non nucleare», ha detto.
Mosca chiede inoltre la revoca di parte delle sanzioni occidentali, lo sblocco degli asset russi congelati in Occidente e la protezione della popolazione russofona in …
Mosca non ha ancora consegnato il memorandum che dovrebbe definire le sue condizioni per un accordo di pace, ma l’agenzia di stampa britannica Reuters sarebbe riuscita a ricostruire le rivendicazioni principali grazie a tre fonti russe a conoscenza dei negoziati. Primo, l’impegno «scritto» delle principali potenze occidentali a non allargare l’alleanza Nato verso Est, vale a dire vietare formalmente l’adesione di Ucraina, Georgia, Moldova e altre ex Repubbliche sovietiche.
La Russia chiede inoltre la «neutralità» dell’Ucraina, cosa che ha ribadito anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov intervenendo alla XIII Riunione internazionale degli Alti rappresentanti per le questioni di sicurezza. «Per risolvere il conflitto, la Russia esige che l'Ucraina abbia uno status neutrale, non allineato e non nucleare», ha detto.
Mosca chiede inoltre la revoca di parte delle sanzioni occidentali, lo sblocco degli asset russi congelati in Occidente e la protezione della popolazione russofona in Ucraina. Per quanto riguarda le rivendicazioni territoriali, secondo una delle tre fonti, «Putin ha inasprito la sua posizione»: non è più propenso a scendere a compromessi e, oltre alla penisola di Crimea, rivendica la totalità delle quattro regioni dell’Ucraina orientale unilateralmente annesse, ma controllate soltanto in parte dall’esercito russo.
«Putin è pronto a fare la pace, ma non a qualsiasi prezzo», ha dichiarato una delle fonti aggiungendo che, se Putin si rendesse conto di non essere in grado di raggiungere un accordo di pace alle sue condizioni, cercherà di dimostrare sul terreno a ucraini e alleati che «la pace di domani sarà ancora più dolorosa». Il Cremlino, ha proseguito, ritiene che la Russia possa continuare a combattere per anni, indipendentemente dalle sanzioni e dalle difficoltà economiche imposte dall’Occidente.
Stando invece all’agenzia di stampa russa Tass, Mosca avrebbe detto inoltre “no” non solo al Vaticano come sede dei negoziati, ma anche a Ginevra perché la Svizzera, dopo aver ospitato la conferenza voluta da Kiev, ha perso la sua neutralità. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che la «sede dei prossimi negoziati non è ancora stata decisa», ma sottolineato che «deve andare bene a entrambe le parti».
Ieri Lavrov aveva appoggiato la disponibilità turca che, lo scorso 16 maggio, ha ospitato a Istanbul il primo round dei negoziati. E stando a fonti di stampa, le uniche alternative alla Turchia prese in considerazione a Mosca sarebbero Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar.