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Kuleba: “La svolta in Ucraina è lontana, solo gli Stati Uniti possono imporla”

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L’ex ministro degli Esteri di Kiev: “Abbiamo vissuto tre notti terribili. Poi Trump ha definito Putin ‘pazzo’ ed è successo il miracolo: per due sere consecutive la capitale non è stata attaccata”
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Dalla finestra di casa, a Kiev, Dmytro Kuleba sente il ronzio dei droni, il sibilo dei missili russi. «Nell’ultima settimana abbiamo vissuto tre notti terribili. Poi una mattina Trump ha definito “pazzo” il presidente Putin e abbiamo assistito a un miracolo: per due sere consecutive Kiev non è stata attaccata. Questo ci dice che le bombe si possono fermare, ma può succedere solo se gli Stati Uniti prendono una posizione netta contro la Russia», dice l’uomo che è stato per quasi quattro anni il braccio destro di Zelensky e il capo della diplomazia ucraina nella fase più cruenta dell’invasione russa.

Il negoziato con i russi sembra fare timidi passi avanti: siamo più vicini a un cessate il fuoco?

«Non voglio deludere nessuno: in diplomazia i contatti, lo scambio di documenti, le telefonate, sono molto importanti. Ma ciò che conta davvero è che le parti abbiano la motivazione per fermare la guerra. E se mi guardo intorno, non vedo alcuna motivazione di Putin per porre fine ai mas…

Dalla finestra di casa, a Kiev, Dmytro Kuleba sente il ronzio dei droni, il sibilo dei missili russi. «Nell’ultima settimana abbiamo vissuto tre notti terribili. Poi una mattina Trump ha definito “pazzo” il presidente Putin e abbiamo assistito a un miracolo: per due sere consecutive Kiev non è stata attaccata. Questo ci dice che le bombe si possono fermare, ma può succedere solo se gli Stati Uniti prendono una posizione netta contro la Russia», dice l’uomo che è stato per quasi quattro anni il braccio destro di Zelensky e il capo della diplomazia ucraina nella fase più cruenta dell’invasione russa.

Il negoziato con i russi sembra fare timidi passi avanti: siamo più vicini a un cessate il fuoco?

«Non voglio deludere nessuno: in diplomazia i contatti, lo scambio di documenti, le telefonate, sono molto importanti. Ma ciò che conta davvero è che le parti abbiano la motivazione per fermare la guerra. E se mi guardo intorno, non vedo alcuna motivazione di Putin per porre fine ai massacri».

La Russia chiede che la Nato non si espanda a Est e che l’Ucraina resti neutrale. Sono condizioni accettabili per Kiev?

«Chiunque pensi che la guerra di Putin abbia a che fare con l’espansione della Nato, o non sa nulla o fa il gioco del presidente russo. Nel 2014, la cooperazione dell’Ucraina con l’Alleanza era vicina allo zero. Putin attaccò quello che di fatto era un Paese neutrale. La ragione di questa guerra è la sua volontà di sottomettere l’Ucraina e riportarla sotto il controllo della Russia, impedendole di avere garanzie di sicurezza e armi dall’Occidente».

Il governo ucraino ha presentato un memorandum agli Usa: quali sono le condizioni di Kiev per un accordo?

«Non ho visto il testo, ma presumo che includa la richiesta di fermare gli attacchi aerei sull’ Ucraina, missilistici e di droni, e la cessazione dell’offensiva sul terreno».

Presto ci sarà un un nuovo vertice a Istanbul. Si aspetta novità?

«Non mi aspetto un cessate il fuoco a breve. Ripeto: ciò che conta davvero è capire se Putin sente la pressione per fermare la guerra, e al momento non la sente. Tutto può cambiare se il presidente Trump manda un messaggio molto chiaro che è pronto ad agire e a imporre un cessate il fuoco».

Sembra che Trump stia perdendo la pazienza. Lei si fida della mediazione americana?

«È difficile fidarsi di questa amministrazione, ma dobbiamo lavorare con loro. Trump e Putin la pensano allo stesso modo su come il mondo dovrebbe essere organizzato, ma non significa che Trump non possa andare contro Putin. La domanda è se e quando lo farà. Io credo che lo farà quando l’incapacità di far cambiare comportamento al presidente russo sarà vista come una sua debolezza».

C’è il rischio che si ritiri dal negoziato?

«Se si ritira solo dalle trattative, non ci saranno problemi. Ma se bloccasse la cooperazione militare, sarebbe un guaio: bisogna evitarlo».

Credete che gli europei siano pronti a inviare una missione militare in Ucraina?

«Anche se la coalizione dei volenterosi raggiungesse un accordo per una no-combat mission avrebbe impatto zero sul far finire la guerra. Non convincerebbe Putin a fermarsi. Dopo un cessate il fuoco, la missione potrebbe diventare parte dell’assistenza tecnico-militare all’Ucraina e aiutare a prevenire il prossimo conflitto».

L’Ucraina dovrà fare concessioni territoriali?

«Nessun funzionario ucraino cederà mai legalmente territori alla Russia. Ma se non controlli alcuni territori, legalmente sono tuoi ma di fatto non lo sono. Questa situazione è possibile, ma significherà che continueremo ad avere ferite aperte e che la guerra potrebbe riaccendersi in ogni momento della Storia».

Il presidente Zelensky ha ancora il sostegno popolare necessario per guidare il negoziato o è necessario un cambio di leadership?

«I sondaggi recenti dimostrano che il presidente Zelensky gode ancora del sostegno della popolazione. Trump gli ha fatto un favore attaccandolo nello Studio Ovale perché tutti gli ucraini si sono sentiti attaccati. Non vedo nessuna questione di legittimità per Zelensky».

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