Il razzo di Elon Musk era già in orbita quando l’orizzonte si è messo a roteare. Mentre in Italia era notte, mezz’ora dopo il lancio e all’inizio della fase di rientro, il propulsore ha perso carburante, le oscillazioni sono diventate incontrollabili e Starship — 123 metri di altezza, il razzo più grande mai costruito — è ricaduto giù.
Essendo un test, non c’erano astronauti. A Starship però è affidata un’ambizione grande come le sue dimensioni: riportare gli esseri umani sulla Luna e poi su Marte. Il suo terzo fallimento consecutivo da gennaio — i sei tentativi precedenti l’anno scorso erano andati meglio — ora fa sembrare il cielo, con la Luna e poi Marte, tutti più lontani.
A roteare poi non è solo Starship, ma anche i programmi della Nasa. L’arrivo del presidente americano Trump ha portato alla riduzione di un quarto del budget dell’agenzia spaziale americana, al taglio del 10% del perso…
Il razzo di Elon Musk era già in orbita quando l’orizzonte si è messo a roteare. Mentre in Italia era notte, mezz’ora dopo il lancio e all’inizio della fase di rientro, il propulsore ha perso carburante, le oscillazioni sono diventate incontrollabili e Starship — 123 metri di altezza, il razzo più grande mai costruito — è ricaduto giù.
Essendo un test, non c’erano astronauti. A Starship però è affidata un’ambizione grande come le sue dimensioni: riportare gli esseri umani sulla Luna e poi su Marte. Il suo terzo fallimento consecutivo da gennaio — i sei tentativi precedenti l’anno scorso erano andati meglio — ora fa sembrare il cielo, con la Luna e poi Marte, tutti più lontani.
A roteare poi non è solo Starship, ma anche i programmi della Nasa. L’arrivo del presidente americano Trump ha portato alla riduzione di un quarto del budget dell’agenzia spaziale americana, al taglio del 10% del personale, al probabile annullamento del progetto di costruire un secondo razzo per Luna e Marte chiamato Space Launch System (Sls) e al possibile passaggio in secondo piano della missione verso il satellite rispetto al pianeta rosso.
Per Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), parlare di fallimento per Starship è prematuro. «Il lancio è sempre un rischio, specialmente per un razzo pionieristico con un primo stadio di 70 metri e 33 motori. Ora ci saranno altri tre lanci, a distanza di 3 o 4 settimane l’uno dall’altro. Solo dopo potremmo fare bilanci».
Il motto di Musk «fail quickly, fix quickly» (fallisci in fretta, rimedia in fretta) potrebbe riportare il razzo in traiettoria. Sulla rotta della Nasa invece restano le incertezze. «Il budget con i tagli è stato presentato da Trump al Congresso a inizio maggio, ma non c’è stata risposta. Il nuovo direttore della Nasa proposto da Trump è stato audito dal Senato, ma finora non approvato. Siamo impazienti di poter meglio comprendere la linea dell’agenzia spaziale americana per il futuro».
Proprio nella fase delle audizioni era emerso che il candidato alla guida della Nasa, Jared Isaacman, miliardario amico di Musk, fondatore di un sistema di pagamenti elettronici, era stato brevemente arrestato nel 2010 per aver saldato con assegni scoperti un debito al casino. Lui ha spiegato che c’era stata solo un’incomprensione coi gestori e tutto è stato appianato.
L’Asi partecipa con la Nasa al progetto Artemis per tornare sulla Luna. «È prevista una stazione spaziale in orbita attorno alla Luna che potrebbe subire revisioni» spiega Valente. «Resta invece l’intenzione di tornare sulla superficie lunare. In assenza di contatti ufficiali con i responsabili della Nasa però ogni piano è prematuro».
Allo stesso clima di attesa partecipa l’Agenzia Spaziale Europea: «Stiamo valutando l’impatto dei programmi destinati a essere ridotti o cancellati» aveva detto il direttore Josef Aschbacher.
Dove batta il cuore di Musk è comunque chiaro. Il progetto lunare «è oggettivamente debole» ha detto ieri in un’intervista su X successiva al lancio, per nulla turbato dal fatto che il razzo della sua azienda SpaceX si era appena sbriciolato in una fontana di scintille. «L’obiettivo ufficiale di Musk — conferma Valente — è atterrare su Marte senza astronauti nel 2026 e nel 2028. Per la missione del 2030 ha lasciato entrambe le opzioni aperte: robot o astronauti».
In tutti i casi, aggiunge il presidente dell’Asi, «un razzo per arrivare fin lì ci vorrà. E sarà solo la prima delle difficoltà della missione per Marte. Alle condizioni attuali un viaggio che solo per l’andata dura fra 6 e 9 mesi non è fisiologicamente sostenibile per gli esseri umani».
Avere un razzo possente come quello di Musk sembrava la tappa meno irrealistica per raggiungere il pianeta rosso. Una delle doti di Starship è quella di saper tornare indietro: ha l’abilità da sogno di atterrare a ritroso sulla rampa di lancio da cui era partito, per poter essere riutilizzato. Ora è importante che dopo gli ultimi tre fallimenti non torni indietro rispetto ai suoi successi iniziali.