PECHINO – Wang sognava la California. Berkeley, corso di laurea in Informatica. E invece. “Nonostante l’università americana mi avesse offerto un posto, il mio visto per gli Usa è stato respinto già una volta qualche settimana fa. Mi dissero che potevo riprovarci, ma dopo l’ultimo annuncio della Casa Bianca che speranze ho? Me lo rifiuteranno di nuovo. Mi sa che andrò un po’ più a nord, in Canada”.
Mercoledì il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha annunciato che gli Usa intendono “revocare con decisione i visti agli studenti cinesi, compresi quelli che hanno legami con il Partito comunista o che studiano in settori critici”. Aggiungendo che gli Stati Uniti - e questa è la parte che interessa Wang - rivedranno anche i criteri per il rilascio dei visti, per rafforzare il controllo su tutte le future domande provenienti dalla Cina e da Hong Kong.
Wang, 20 anni, originario di Suzhou, accetta di parlarci a patto che usiamo solamente il suo cognome, per paura di eventuali ripercussioni.
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PECHINO – Wang sognava la California. Berkeley, corso di laurea in Informatica. E invece. “Nonostante l’università americana mi avesse offerto un posto, il mio visto per gli Usa è stato respinto già una volta qualche settimana fa. Mi dissero che potevo riprovarci, ma dopo l’ultimo annuncio della Casa Bianca che speranze ho? Me lo rifiuteranno di nuovo. Mi sa che andrò un po’ più a nord, in Canada”.
Mercoledì il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha annunciato che gli Usa intendono “revocare con decisione i visti agli studenti cinesi, compresi quelli che hanno legami con il Partito comunista o che studiano in settori critici”. Aggiungendo che gli Stati Uniti - e questa è la parte che interessa Wang - rivedranno anche i criteri per il rilascio dei visti, per rafforzare il controllo su tutte le future domande provenienti dalla Cina e da Hong Kong.
Wang, 20 anni, originario di Suzhou, accetta di parlarci a patto che usiamo solamente il suo cognome, per paura di eventuali ripercussioni.
Wang, il tuo sogno di andare a studiare negli Stati Uniti finisce così?
“Mi sa proprio di sì. Mi sono immatricolato qui all’università di Pechino per studiare Informatica. Ma volevo spostarmi negli Usa perché alla Ucb, in California, i corsi in questa materia sono migliori”.
E dunque hai avviato le pratiche. Poi che è successo?
“Berkeley mi ha accettato, a febbraio. Così ho fatto domanda per un visto. Mi hanno dato appuntamento al consolato Usa di Canton lo scorso 6 maggio. Ma il visto mi è stato negato”.
Perché?
“Nella lettera c’è scritto che ‘non sei stato in grado di dimostrare che le attività che intendi svolgere negli Stati Uniti sarebbero coerenti con la classificazione del visto non-immigranti che hai richiesto’. Quel giorno mi fecero un paio di domande, ad esempio se avessi parenti in America. Ho risposto che mia sorella e suo marito lavorano a New York. E così hanno pensato che avessi intenzione di spostarmi negli Usa per altre ragioni diverse dallo studio, che ne so, che avessi intenzioni immigratorie illegali…”.
Ma avevi un’offerta dall’Università di Berkeley, non è stato sufficiente?
“No, non lo è stato. E non mi hanno spiegato il perché. Avrei voluto rifare domanda, ma un mio amico poi mi ha raccontato che cosa ha detto ieri Rubio e così…”.
Hai provato a contattare Berkeley?
“Certo. Ma non hanno idea di come potermi aiutare per risolvere il problema”.
Ci riproverai?
“Ho il timore che la pratica fallirà nuovamente. È davvero una pessima decisione questa annunciata dagli Stati Uniti. Pessima non solo per chi come me vuole andare a studiare lì, ma anche per chi in America già ci studia o lavora: persone che ora vivranno in una costante situazione di incertezza perché non sanno se e quando verranno rimpatriati. E pessima in generale per le relazioni tra i due Paesi”.
Che farai ora?
“Voglio andare in Canada. Sto già iniziando a preparare le carte per l’Università di Toronto. Tanti miei amici stanno rinunciando ad andare negli Stati Uniti”.
Perché così tanti studenti cinesi vogliono andare nelle università americane?
“Gli Stati Uniti sono avanti in molti settori rispetto alla Cina e i metodi di insegnamento americani in alcuni casi sono migliori di quelli cinesi”.
Da oltre un decennio ormai gli Usa sollevano preoccupazioni circa la possibilità che gli studenti cinesi, soprattutto in certi settori, aiutino i servizi segreti a condurre attività di spionaggio negli Stati Uniti.
“Non credo. Noi cinesi vogliamo solo imparare di più negli Stati Uniti. Invece penso che, siccome la tecnologia in Cina si sta sviluppando molto rapidamente, gli americani temono che gli studenti cinesi negli Usa, una volta finiti gli studi e tornati a casa, possano portare le conoscenze acquisite nel loro Paese per aiutare lo sviluppo della Cina. Quindi gli Stati Uniti potrebbero voler fermare tutto ciò, perché questo potrebbe minacciare il loro status nel mondo”.