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Tra diritti e ultradestra, la Polonia al bivio del voto

Il candidato Rafal Trzaskowski 

 
Domani il secondo turno delle presidenziali. Testa a testa tra il liberale Trzaskowski e l’ultrà di destra Nawrocki
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VARSAVIA – Dimenticatevi l’“idraulico polacco” e il Paese divenuto un’immensa catena di montaggio per la Germania e le altre potenze europee dopo la fine del comunismo. Scordatevi l’inesauribile bacino di contadini, camionisti e operai a prezzi stracciati. La Polonia è al bivio: ormai è un fiero gigante economico, politico e militare. E domani si gioca un pezzo importante del suo destino. Il Paese che ha triplicato la ricchezza pro capite in trent’anni, che ha quasi azzerato la disoccupazione e ha promesso di investire quasi il 5% del Pil in difesa per tutelarsi dall’Orso russo, è rientrato di recente nel club dei grandi. Grazie all’abbraccio del neo cancelliere tedesco Friedrich Merz, è tornata la punta a est del Triangolo di Weimar Francia-Germania-Polonia. Ma il futuro del politico centrista ed ex presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, il premier che due anni fa ha risollevato Varsavia dalla voragine autocratica in cui era precipitata dal 2015, dipende enormemente dal voto di do…

VARSAVIA – Dimenticatevi l’“idraulico polacco” e il Paese divenuto un’immensa catena di montaggio per la Germania e le altre potenze europee dopo la fine del comunismo. Scordatevi l’inesauribile bacino di contadini, camionisti e operai a prezzi stracciati. La Polonia è al bivio: ormai è un fiero gigante economico, politico e militare. E domani si gioca un pezzo importante del suo destino. Il Paese che ha triplicato la ricchezza pro capite in trent’anni, che ha quasi azzerato la disoccupazione e ha promesso di investire quasi il 5% del Pil in difesa per tutelarsi dall’Orso russo, è rientrato di recente nel club dei grandi. Grazie all’abbraccio del neo cancelliere tedesco Friedrich Merz, è tornata la punta a est del Triangolo di Weimar Francia-Germania-Polonia. Ma il futuro del politico centrista ed ex presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, il premier che due anni fa ha risollevato Varsavia dalla voragine autocratica in cui era precipitata dal 2015, dipende enormemente dal voto di domani.

I due candidati che si sfidano per la presidenza della Repubblica sono il compagno di partito di Tusk e sindaco di Varsavia, il liberale Rafal Trzaskowski. E il suo trumpianissimo rivale, l’indipendente appoggiato dalla destra ultracattolica Pis, Karol Nawrocki. Nell’ultimo sondaggio Ipsos prima del silenzio elettorale, scattato ieri, i due erano testa a testa: 48% a 47%.

L’europeista Trzaskowski promette di «restituire alla Polonia la possibilità di parlare con una sola voce», spiega a Repubblica il politologo e direttore di “More In common”, Adam Traczyk. Da quando Tusk è tornato a guidare la Polonia, l’attuale presidente Andrzej Duda, esponente del Pis, il partito avversario, ha minacciato o posto il veto su qualsiasi tentativo di riforma, a cominciare dalla promessa di restituire ai giudici la libertà che gli è stata strappata per otto anni. Secondo Traczyk, «il premier Tusk rischierà di rimanere azzoppato», se Trzaskowski perderà le elezioni. D’altra parte, se il sindaco di Varsavia diventerà presidente, «Tusk non potrà più nascondersi dietro il capo dello Stato: tante riforme che i polacchi attendono con ansia dovranno essere realizzate». A parte il ripristino dello Stato di diritto, molti polacchi si aspettano che il premier allenti finalmente le restrizioni sull’aborto e riconosca diritti alle persone lgbtq+.

Il suo sfidante Nawrocki, ex pugile ed ex hooligan del Danzica legato ad ambienti criminali e neonazisti, è stato travolto nei giorni scorsi dall’ennesimo scandalo: due testimoni sentiti dal quotidano Onet sostengono che ai tempi in cui faceva la guardia giurata sul Baltico, al Grand Hotel di Sopot, Nawrocki avrebbe gestito un giro di prostitute. Ma la sua movimentata biografia non sembra scalfirne la popolarità, anzi. E il grande punto interrogativo riguarda il sostegno che potrà ricevere dai due partiti di estrema destra: Confederazione e il nuovo Confederazione della Corona Polacca, la forza politica antisemita guidata da Grzegorz Braun - uno che si lamenta apertamente dell’“ebraicizzazione” della Polonia. Al primo turno hanno incassato, a sorpresa, oltre il 20%.

Intercettato al telefono, il parlamentare di Piattaforma civica, avvocato e amico di lunga data di Tusk, Roman Giertych, non usa mezzi termini: Nawrocki «è un uomo pericoloso». L’attuale presidente Duda, «anche se corresponsabile della deriva autocratica in cui la Polonia è precipitata fino al 2023, non è un criminale come Nawrocki. E dopo gli scandali emersi in questi mesi, dobbiamo temere che abbia altri scheletri nell’armadio e che sia ricattabile».

Una differenza sostanziale persino con il suo Pis, è che Nawrocki ha cominciato a usare toni scettici verso l’Ucraina. Un atteggiamento che riflette una stanchezza generale che serpeggia tra i polacchi verso i rifugiati. Ma l’ex pugile condivide con i sovranisti l’euroscetticismo e il tifo sfegatato per Trump. Nei giorni scorsi la Polonia ha ospitato per la prima volta un incontro della destra reazionaria globale, il Cpac. Tra i relatori più attesi, la capa della Homeland security americana, Kristi Noem.

Nella squadra di Trzaskowski c’è qualcuno che ha ascoltato attentamente le sue parole, soprattutto nel passaggio in cui Noem ha detto che solo nel caso di una vittoria di Nawrocki, gli Stati Unti «continueranno a garantire una presenza militare qui e ricevere gli aiuti militari prodotti in America». Secondo una fonte, «è un’interferenza talmente grave che potrebbe indurci a fare ricorso, se vincesse Nawrocki». Ma stando a indiscrezioni, anche il candidato sovranista starebbe preparando un ricorso, se dovesse soccombere a Trzaskowski. E avrebbe carte migliori, purtroppo: la Camera di controllo superiore presso l’Alta corte, che convalida le elezioni, è totalmente controllata dal Pis.

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