✕

Per Musk non c’è più spazio, Trump ritira la nomina del suo candidato alla Nasa

Ascolta l'audio

Jared Isaacman, pilota e astronauta di SpaceX, non guiderà l’agenzia. Elon: “Prendo la ketamina, ma nessuna altra droga”
2 minuti di lettura

NEW YORK – Si saranno pure lasciati in amicizia, come professano in pubblico, con l’impegno a continuare la proficua collaborazione: ma gli atti e le parole di Trump e Musk sembrano raccontare un’altra storia. Sabato infatti il presidente ha cancellato la nomina del capo della Nasa suggerito dall’ex leader del Doge, che in un’intervista con la Cbs ha ammesso di non condividere tutto quanto sta facendo il governo di cui era membro.

Quando si era trattato di individuare il nuovo leader dell’agenzia spaziale americana, Donald aveva delegato Elon, considerando l’esperienza maturata in materia con la sua compagnia SpaceX. Per non parlare poi delle commesse statali di cui vive l’azienda dell’imprenditore sudafricano e la sua ambizione di colonizzare Marte, per conto e con l’a…

NEW YORK – Si saranno pure lasciati in amicizia, come professano in pubblico, con l’impegno a continuare la proficua collaborazione: ma gli atti e le parole di Trump e Musk sembrano raccontare un’altra storia. Sabato infatti il presidente ha cancellato la nomina del capo della Nasa suggerito dall’ex leader del Doge, che in un’intervista con la Cbs ha ammesso di non condividere tutto quanto sta facendo il governo di cui era membro.

Quando si era trattato di individuare il nuovo leader dell’agenzia spaziale americana, Donald aveva delegato Elon, considerando l’esperienza maturata in materia con la sua compagnia SpaceX. Per non parlare poi delle commesse statali di cui vive l’azienda dell’imprenditore sudafricano e la sua ambizione di colonizzare Marte, per conto e con l’aiuto di Washington. La scelta era quindi caduta su Jared Isaacman, 42 anni, ceo della compagnia di pagamenti elettronici Shift4 Payments, ma anche pilota ed astronauta di SpaceX, con cui ha provato l’ebbrezza di volare nello spazio. L’obiettivo programmatico del capo della Casa Bianca era ridurre le spese della Nasa, che ha un bilancio da 25 miliardi di dollari all’anno da limare di circa un quarto, ma nello stesso tempo riorientarla verso lo sbarco sul Pianeta Rosso, mettendo da parte la missione Artemis per tornare sulla Luna, dopo il primo lancio previsto nel 2027.

I fini dunque convergevano con i mezzi e a dicembre Trump aveva annunciato la nomina così: «Jared guiderà la missione di scoperta e ispirazione della Nasa, aprendo la strada per risultati pionieristici nelle scienze spaziali, la tecnologia e l’esplorazione». Non aveva guastato, poi, che Isaacman avesse donato due milioni i dollari al comitato incaricato di organizzare l’Inauguration del presidente.

Tutto sembrava procedere per il meglio, dopo che la Commissione Commercio, Scienza e Trasporti del Senato aveva approvato la scelta con 19 voti contro 9, per sottoporla questa settimana all’intera aula. Poco prima della conferenza stampa di saluto di Elon, però, Donald lo ha informato che intendeva ritirare la nomina di Jared. Motivo ufficiale: aveva scoperto i suoi finanziamenti ai Democratici, incluso il senatore Kelly dell’Arizona, Casey della Pennsylvania e la sezione californiana del partito. Trump sa che gli imprenditori donano a destra e a manca, perché lui stesso lo faceva per “oliare” le pratiche governative, e secondo il New York Times sapeva dei soldi dati da Isaacman perché lui li aveva rivelati, però è rimasto inflessibile davanti alla mancanza di lealtà.

I nemici di Musk all’intyerno dell’amministrazione, a partire dal capo del personale Sergio Gor, hanno esultato, procedendo alacremente con l’eliminazione di Jared, nonostante l’attivista trumpiana Laura Loomer si fosse opposta, accusando il “deep state” di una manovra per minare il presidente. Ora può darsi che le donazioni ai Democratici abbiano davvero indispettito Donald, però non serve un genio per capire che mettere un amico a capo della Nasa era forse l’obiettivo concreto più importante per il proprietario di SpaceX e Starlink, svanito dopo l’uscita dall’amministrazione. Il retrogusto prevalente pare la vendetta.

Negare le tensioni del resto sta diventando sempre più impossibile. Musk ha smentito l’uso di droghe, a parte la ketamina che gli serviva ad uscire dai «buchi neri». Ieri poi la Cbs ha trasmesso un’intervista registrata prima delle dimissioni, in cui l’ex studente internazionale Elon ha preso le distanze, dicendo che non vuole «la responsabilità per tutto quanto sta facendo l’amministrazione», a partire dalla legge di spesa che ha criticato perché vuole ridurre le dimensioni dello stato: «Non condivido tutto». I Democratici probabilmente già preparano gli spot elettorali con le sue esternazioni.

Leggi i commenti