Olanda, il sovranista Wilders fa cadere il governo sull’immigrazione. L’ira degli alleati: “Egoista”
di Daniele Castellani PerelliIl sovranista Geert Wilders stacca la spina al governo, il premier Dick Schoof si dimette, e l’Olanda ripiomba nell’instabilità politica. È successo oggi a sorpresa, tra lo stupore e l’indignazione degli alleati di destra e centrodestra della coalizione che faticosamente era stata messa in piedi dopo il trionfo elettorale del Pvv dello stesso Wilders alle elezioni del novembre 2023. C’erano voluti sei mesi per far nascere il governo Schoof, che alla fine ne è durato appena undici. Schoof, ex capo dei servizi di sicurezza, grigio funzionario che sembrava l’ideale per mettere d’accordo i quattro partiti della coalizione, si è dimesso poche ore dopo la mossa di Wilders.
L’uscita di Wilder…
Il sovranista Geert Wilders stacca la spina al governo, il premier Dick Schoof si dimette, e l’Olanda ripiomba nell’instabilità politica. È successo oggi a sorpresa, tra lo stupore e l’indignazione degli alleati di destra e centrodestra della coalizione che faticosamente era stata messa in piedi dopo il trionfo elettorale del Pvv dello stesso Wilders alle elezioni del novembre 2023. C’erano voluti sei mesi per far nascere il governo Schoof, che alla fine ne è durato appena undici. Schoof, ex capo dei servizi di sicurezza, grigio funzionario che sembrava l’ideale per mettere d’accordo i quattro partiti della coalizione, si è dimesso poche ore dopo la mossa di Wilders.
L’uscita di Wilders dal governo
L’estremista di destra xenofobo, euroscettico e trumpiano ha annunciato su X l’uscita dal governo del suo Partito per la libertà a causa di dissensi sull’immigrazione, tema sul quale aveva promesso in campagna elettorale la "politica più severa mai vista nei Paesi Bassi". "Nessuna firma per i nostri piani sull'asilo. Nessuna modifica all'accordo quadro. Il Pvv lascia la coalizione", ha scritto stamattina. La settimana scorsa aveva chiesto al governo di sottoscrivere un piano in 10 punti volto a ridurre drasticamente l'immigrazione, che includeva l'invio di militari alla frontiera, il respingimento dei richiedenti asilo al confine, la chiusura dei centri di accoglienza per rifugiati, il rimpatrio di tutti i rifugiati siriani, la sospensione delle quote di asilo Ue, il bando delle norme sul ricongiungimento. “Ho aderito al governo per una politica più severa in materia di asilo, non per la rovina dell'Olanda", ha dichiarato poi ai giornalisti, nonostante tanti esperti ritenessero irrealizzabile e illegale il suo piano.
La rabbia degli alleati
“Irresponsabile e inutile”, ha definito la scelta Schoof, che rimarrà in carica ad interim fino a nuove elezioni e dovrà gestire dossier come i dazi, la sicurezza interna e il sostegno all’Ucraina con un esecutivo di minoranza – con appena 51 deputati su 150 – in cui rimangono ora i liberali del Vvd (la formazione dell’ex premier Mark Rutte, diventato segretario della Nato), i centristi dell'Nsc (crollati nei sondaggi dopo l’addio alla politica, per troppo stress, del loro leader Pieter Omtzigt) e il Bbb, il movimento dei contadini. "Sono scioccata", ha commentato Dilan Yesilgöz, capa dei liberali, e persino Caroline van der Plas, la leader del Bbb, il partito più vicino ideologicamente a quello di Wilders, ha espresso rabbia: “Non sta mettendo al primo posto i Paesi Bassi, sta mettendo al primo posto Geert Wilders". “Penso che sia un'opportunità per tutti i partiti democratici di liberarci degli estremisti, perché è chiaro che con loro non si può governare. Quando le cose si fanno difficili scappano. L'Olanda merita un governo che unisca la gente e che lavori su soluzioni reali. E' ora di votare, siamo pronti", ha detto il leader dell'alleanza verdi-laburisti, l’ex vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans.
I sondaggi e che cosa succede ora
La caduta del governo apre ora una nuova fase di incertezza nella quinta economia dell'Unione europea, a tre settimane dal vertice Nato dell’Aia del 24-25 giugno. Che cosa succederà? Un improbabile rimpasto con l’ingresso di altri partiti nella coalizione? O nuove elezioni? Nei sondaggi il partito di Wilders, vincitore delle elezioni con il 23%, era addirittura al 33% un anno fa, mentre ora è sceso al 20%, un punto in più dell’alleanza rosso-verde e due sopra i liberali. Dopo il trionfo elettorale Wilders si aspettava di diventare premier, ma gli alleati hanno messo il veto e hanno tutti fatto un passo indietro, nessuno è entrato nel governo. Con la mossa di oggi, però, sembra aver perso ancora più credibilità, almeno agli occhi del mondo politico. Tanto più che già nel 2012 aveva fatto cadere il primo governo Rutte ritirando il proprio sostegno esterno. Tuttavia prima di ottobre difficilmente si potrà andare a nuove elezioni. E questo potrebbe dare tempo di tornare a crescere al “Trump olandese” – così detto anche per il ciuffo biondo. In un Paese in cui la politica è diventata imprevedibile.