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Gaza, stop ai pacchi del cibo. E gli Usa bloccano la risoluzione all’Onu

(afp)

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I centri di distribuzione della Ghf, fermati per ristrutturazione, dovrebbero riaprire oggi. La Croce Rossa: “Gaza, l’inferno in terra”
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GERUSALEMME – La più neutrale delle organizzazioni, il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), prende posizione sul massacro di Gaza. Mentre il meno neutrale dei Paesi, gli Stati Uniti, ribadisce la sua storica alleanza con Israele e pone ancora una volta il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Onu sul cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia. Dove, ieri, i centri di distribuzione gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation sono rimasti chiusi, e non è chiaro se oggi riapriranno.

«Gaza è diventata peggio dell’inferno sulla Terra», dichiara Mirjana Spoljaric, la presidente del Cicr, durante un’intervista con la Bbc a Ginevra. «Ciò che sta accadendo supera qualsiasi accettabile standard legale, morale e umano, i pal…

GERUSALEMME – La più neutrale delle organizzazioni, il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), prende posizione sul massacro di Gaza. Mentre il meno neutrale dei Paesi, gli Stati Uniti, ribadisce la sua storica alleanza con Israele e pone ancora una volta il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Onu sul cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi e l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia. Dove, ieri, i centri di distribuzione gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation sono rimasti chiusi, e non è chiaro se oggi riapriranno.

«Gaza è diventata peggio dell’inferno sulla Terra», dichiara Mirjana Spoljaric, la presidente del Cicr, durante un’intervista con la Bbc a Ginevra. «Ciò che sta accadendo supera qualsiasi accettabile standard legale, morale e umano, i palestinesi sono stati privati della dignità umana, il diritto internazionale umanitario è svuotato». Affermazioni di un certo peso, soprattutto perché arrivano dal vertice di un’organizzazione che storicamente si tiene lontana da valutazioni di ogni tipo, perché chiamata a svolgere compiti complicati in zone di conflitto, come andare a prendere gli ostaggi nei punti di rilascio comunicati da Hamas all’ultimo momento.

«L’umanità sta fallendo», sottolinea però Spoljaric, colpita dal livello di distruzione e disperazione cui è stata ridotta la Striscia di Gaza dopo 19 mesi di bombardamenti. «Le regole della guerra si applicano a tutte le parti. Gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 non giustificano gli eventi attuali, sono preoccupata per i discorsi che sento su vittoria a tutti i costi, guerra totale e disumanizzazione».

Il Comitato di Ginevra ha un ospedale da campo a Rafah. È la struttura medico-chirurgica più vicina al punto dove decine di palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, lungo la via che porta a uno dei centri di consegna degli aiuti umanitari. A proposito della strage del 2 giugno (27 morti a circa mezzo chilometro dal sito), l’Idf ha ammesso di aver sparato verso «sospetti che si stavano avvicinando in modo minaccioso e fuori dai percorsi prestabiliti», ma nega di aver colpito i civili.

La politica in Israele non si sta occupando quasi per niente della questione, presa com’è dalla possibile crisi del governo di Netanyahu che può perdere la maggioranza alla Knesset se i partiti degli ultra-ortodossi ritireranno davvero l’appoggio, come minacciano di fare dopo la mancata revisione della legge che li costringe alla leva obbligatoria.

Una settimana e cento morti dopo l’entrata in funzione del nuovo sistema umanitario militarizzato, i tre siti di distribuzione (nella prima fase ne prevedevano quattro, ma il quarto non è ancora attivo) hanno dunque chiuso per ristrutturazione. «Interruzione di un giorno, per consentire attività logistiche necessarie ad accogliere un maggior numero di persone», spiega la Ghf. A Repubblica il portavoce della fondazione americana dice che i lavori «servono per migliorare la gestione della folla, mentre gli aggiustamenti dell’Idf riguardano i percorsi di accesso». Percorsi dichiarati dall’esercito «zona di combattimento». Stamani dovrebbero riattivare due siti. Ma la Ghf, ancora ieri sera, non era in grado di confermarne la riapertura.

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