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Musk guida i ribelli contro Trump: “Fondo il mio partito”

(reuters)

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Il sudafricano si sente tradito da Donad e spinge per far bocciare dai repubblicani la sua legge di bilancio. Poi la sparata: “Un mio movimento?”
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NEW YORK – «È ora di creare un nuovo partito politico in America, che rappresenti davvero l’80% nel mezzo?». Lanciando questo sondaggio sul suo social X, che alle quattro di ieri pomeriggio era stato visto da 11 milioni di utenti e aveva raccolto oltre un milione di voti, Elon Musk ha cercato di chiarire che all’origine del suo divorzio da Donald Trump non ci sono solo gli interessi imprenditoriali, come vorrebbe il capo della Casa Bianca, ma una divergenza politica e filosofica assai più profonda. Che poi si metta davvero a fondare un partito, dopo aver creato aziende tipo Tesla, SpaceX o Starlink, è un altro discorso.

Nel frattempo però potrebbe deragliare la legge di spesa voluta dal presidente, dividere i repubblicani, alienare parte del movimento Maga, e magari mettere i suoi miliardi al servizio di chi fa opposition research o vuole affondare Donald e quanto rimane del Gop. Rischiando grosso, ovviamente, come dimostra il crollo di ieri in borsa per le azioni di Tesla.

Trump…

NEW YORK – «È ora di creare un nuovo partito politico in America, che rappresenti davvero l’80% nel mezzo?». Lanciando questo sondaggio sul suo social X, che alle quattro di ieri pomeriggio era stato visto da 11 milioni di utenti e aveva raccolto oltre un milione di voti, Elon Musk ha cercato di chiarire che all’origine del suo divorzio da Donald Trump non ci sono solo gli interessi imprenditoriali, come vorrebbe il capo della Casa Bianca, ma una divergenza politica e filosofica assai più profonda. Che poi si metta davvero a fondare un partito, dopo aver creato aziende tipo Tesla, SpaceX o Starlink, è un altro discorso.

Nel frattempo però potrebbe deragliare la legge di spesa voluta dal presidente, dividere i repubblicani, alienare parte del movimento Maga, e magari mettere i suoi miliardi al servizio di chi fa opposition research o vuole affondare Donald e quanto rimane del Gop. Rischiando grosso, ovviamente, come dimostra il crollo di ieri in borsa per le azioni di Tesla.

Trump ha cercato di farne una questione personale. Elon - la tesi snocciolata dal capo della Casa Bianca nello Studio Ovale durante l’incontro con il tedesco Merz - voleva i finanziamenti pubblici per le auto elettriche, spariti dal Big Beautilful Bill voluto dal presidente per tagliare le tasse, e contava sull’amico Jared Isaacman alla guida della Nasa, per aiutarlo con le commesse pubbliche e la corsa verso Marte. In più - ha aggiunto - c’è rimasto male a lasciare la Casa Bianca perché è così bella, fa perdere la tesa e crea gelosie.

Tutto ciò sarà in parte vero, ma la spiegazione non sta tutta qui. Ad esempio David Cole, presidente emerito del Center for Automotive Research di Ann Arbor, smentisce la centralità delle agevolazioni per le auto elettriche: «Lui non vuole i crediti fiscali a favore dei clienti perché non ne ha bisogno. Ha i margini per abbassare i prezzi e mettere così in crisi i concorrenti». Gli interessano invece i 7,5 miliardi di dollari stanziati col programma National Electric Vehicle Infrastructure, per moltiplicare i punti di ricarica, e chiede alla National Highway Traffic Safety Administration, che negli ultimi anni ha aperto 14 inchieste sui difetti delle Tesla, di lasciare in pace la sua azienda. Dunque un intreccio di sfide politiche, economiche e tecnologiche, da cui dipende il futuro dell’auto e non solo.

Anche la politica però ha un ruolo, perché da una parte lo ha bruciato, ma dall’altra lo ha affascinato. La sua conversione al trumpismo è stata l’effetto combinato di diversi fattori imprenditoriali e personali, incluso il fatto che si era sentito snobbato da Biden alla Casa Bianca e aveva denunciato la cultura woke dopo la lite pubblica con la figlia transgender Vivian. Al governo però ci era entrato grazie al Doge, con la promessa di tagliare circa 2.000 miliardi di spesa pubblica per ridurre il debito insostenibile. Trump ha presentato una “finanziaria” che aumenta il deficit di almeno 2.400 miliardi e quindi deve essersi sentito usato e tradito. Ridurre le dimensioni dello Stato però è il Vangelo dei repubblicani e quindi la denuncia di Elon imbarazza Donald, scuotendo anche alcuni fedelissimi come la deputata Marjorie Taylor Greene, ora pentita di aver votato il Big Beautiful Bill. Musk potrebbe aiutare a farlo bocciare al Senato, ma ieri ha chiarito di avere ambizioni anche maggiori.

Magari non ha la forza o la voglia di creare un partito, ma può fare seri danni togliendo voti e risorse ai trumpisti.

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