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Tesla crolla in Borsa: in quattro ore di duello tra Trump e Musk bruciati 152 miliardi

(agf)

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L’uomo più ricco del mondo ha investito 250 milioni sul successo di Donald. Sembrava un grande affare, ma ora rischia la vendetta del tycoon
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È durata quasi un anno. Era il 13 giugno del 2024 quando, pochi minuti dopo che Trump era stato sfiorato da una pallottola sul palco di Butler, Elon Musk, l’imprenditore più brillante del mondo, nonché del mondo il più ricco, annunciava su X il suo «totale appoggio» al candidato repubblicano, in nome della lotta al wokismo progressista e della difesa di libertà e merito. Non solo parole: alla campagna Maga avrebbe donato la bellezza di 250 milioni di dollari, il suo prezioso tempo e la sua preziosissima immagine, contribuendo in maniera decisiva al risultato. Un anno meno otto giorni dopo, ecco la rottura che in tanti – va detto – avevano previsto. Ma peggiore di ogni previsione, vista la quantità di colpi bassi e minacce reciproche concentrate in un pomeriggio, tra cui quella di Trump di tagliare ogni contratto o sussidio (3 miliardi circa) di cui godono le imprese di Musk. Credibile? Per i mercati sì: in una seduta Tesla – unica proprietà quotata di Elon – perde il 13% e 150 miliard…

È durata quasi un anno. Era il 13 giugno del 2024 quando, pochi minuti dopo che Trump era stato sfiorato da una pallottola sul palco di Butler, Elon Musk, l’imprenditore più brillante del mondo, nonché del mondo il più ricco, annunciava su X il suo «totale appoggio» al candidato repubblicano, in nome della lotta al wokismo progressista e della difesa di libertà e merito. Non solo parole: alla campagna Maga avrebbe donato la bellezza di 250 milioni di dollari, il suo prezioso tempo e la sua preziosissima immagine, contribuendo in maniera decisiva al risultato. Un anno meno otto giorni dopo, ecco la rottura che in tanti – va detto – avevano previsto. Ma peggiore di ogni previsione, vista la quantità di colpi bassi e minacce reciproche concentrate in un pomeriggio, tra cui quella di Trump di tagliare ogni contratto o sussidio (3 miliardi circa) di cui godono le imprese di Musk. Credibile? Per i mercati sì: in una seduta Tesla – unica proprietà quotata di Elon – perde il 13% e 150 miliardi di capitalizzazione.

Pensare che in questo improbabile e irripetibile “bromance” di ego, potere e ideologia, in questa parabola che più vertiginosa non si può, c’era stato un momento in cui quei 250 milioni sembravano il miglior investimento che Musk avesse mai fatto. E ne ha fatti di ottimi. Giudichiamo con la capitalizzazione di Tesla: se il famoso 13 giugno valeva 567 miliardi, non in grande forma, dopo la vittoria di Trump era schizzata a oltre 1.400, massimo storico. Era il momento in cui, come da copertina di Time, si pensava che il vero capo alla Casa Bianca fosse Elon, ben al di là del Doge. E che da lì avrebbe governato tutti i dossier strategici per il suo futuristico progetto: i social, l’Intelligenza artificiale, le auto elettriche, lo spazio, i rapporti con la Cina.

Questo però era a fine anno, prima che Trump alla Casa Bianca ci tornasse per davvero. E mettesse in fila una serie di politiche tutte o quasi contrarie agli interessi dell’amico, a cominciare dalla tempesta di dazi. Di scarso aiuto il suo gesto di comprare un Tesla, visto che tutto il mondo ha iniziato a boicottarle, in protesta con la svolta politica del fondatore, diventato alfiere dell’internazionale sovranista. Mentre per Musk è stata un’onta vedere l’arcirivale di algoritmi Sam Altman ammesso nello studio ovale ad annunciare il suo mega data center. Viaggiando con il presidente, Musk ha garantito alla sua Starlink qualche contratto satellitare, ma in altri Paesi (vedi Italia) l’ha fatta diventare un’azienda ancora più divisiva.

Ora, va detto che per Elon questi mesi non sono stati poi così disastrosi. Con il ritorno dell’insulto libero sui social, per dire, X ha recuperato molti inserzionisti ed è tornata al valore a cui l’aveva acquistata. La sua IA ha fatto passi avanti, ora vale più di 100 miliardi, SpaceX oltre 350. Tesla capitalizza comunque più di quel 13 giugno e la fortuna personale di Musk sfiora i 400 miliardi. Ma le stellari premesse, l’idea di guidare l’agenda del futuro, non si sono materializzate. E così un paio di razzi esplosi e qualche brutto dato sulle vendite avevano suggerito a Elon di tornare alla sua proficua e pienissima vita d’affari.

Sembrava finita bene, con parole di stima reciproca. Ma è precipitato tutto e ora il dubbio è che l’investimento su Trump possa diventare una perdita di lungo periodo, se il presidente degli Stati Uniti gli farà la guerra. Musk non pare impaurito, promette a sua volta vendetta politica, forse anche per rifarsi la verginità. Il suo uomo a Roma, Andrea Stroppa, commenta con l’emoticon che ride alle lacrime: «Tempi eccitanti!».

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