Alec Ross: “Trump e Musk rischiano di distruggersi e lo sanno. Prevedo una tregua”
di Anna Lombardi«Davo sei mesi all’alleanza fra Donald Trump e Elon Musk: è durata appena cinque. La rottura era inevitabile: si considerano entrambi re e nessuno dei due ha mai avuto capi sulla testa né riconosciuto autorità ad altri. Hanno opinioni forti, abituati a prendere la decisione finale. Era impossibile che andassero d’accordo su tutto e ora le loro personalità rendono più difficili i passi indietro». Alec Ross, imprenditore ed esperto di politiche tecnologiche è Illustre Professore aggiunto alla Bologna Business School. Autore del bestseller “Il nostro futuro”, sviluppò l’aspetto tecnologico della campagna di Barack Obama e fu consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato.
Cosa ha provocato la rottura?
«Musk ha criticato pubblicamente la maxi legge di bilancio presentata da Trump al Congresso. Si era impegnato a ridurre drasticamente le spese di governo e invece quel disegno di legge aumenta il deficit a causa dei tagli fiscali. Quando lo ha detto pubblicamente,…
«Davo sei mesi all’alleanza fra Donald Trump e Elon Musk: è durata appena cinque. La rottura era inevitabile: si considerano entrambi re e nessuno dei due ha mai avuto capi sulla testa né riconosciuto autorità ad altri. Hanno opinioni forti, abituati a prendere la decisione finale. Era impossibile che andassero d’accordo su tutto e ora le loro personalità rendono più difficili i passi indietro». Alec Ross, imprenditore ed esperto di politiche tecnologiche è Illustre Professore aggiunto alla Bologna Business School. Autore del bestseller “Il nostro futuro”, sviluppò l’aspetto tecnologico della campagna di Barack Obama e fu consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato.
Cosa ha provocato la rottura?
«Musk ha criticato pubblicamente la maxi legge di bilancio presentata da Trump al Congresso. Si era impegnato a ridurre drasticamente le spese di governo e invece quel disegno di legge aumenta il deficit a causa dei tagli fiscali. Quando lo ha detto pubblicamente, Trump si è infuriato».
Come valuta Elon Musk?
«L’ho conosciuto: ha tratti di chi è nello spettro autistico, come dice lui stesso. Se si aggiunge l’uso da lui ammesso di sostanze come la ketamina, il risultato è una personalità instabile. Ha una storia imprenditoriale importante, ma bisogna cogliere la differenza tra intelligenza e saggezza. È molto intelligente, comprende bene i processi industriali. Ma ha detto che la “debolezza della società occidentale è l’empatia”. Un saggio direbbe l’opposto: “L’empatia è la forza della società occidentale”.
La loro intesa era sincera o basata sull’interesse?
«Avevano interessi comuni, ma c’era davvero qualcosa in più La paragonerei a una storia torrida, iniziata con dimostrazione d’affetto eccessive. Musk ha detto d’amare Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo. E per Trump il più ricco al mondo che ha speso 300 milioni di dollari per la sua campagna ha rappresentato una sorta d’ideale di bellezza. Come un amore estivo hanno avuto un rapporto intenso, finito bruscamente e con rancore».
Musk dice che Trump gli deve la vittoria elettorale. È così?
«I soldi e l’energia portati da Musk hanno avuto un ruolo importante, ma non so se siano stati determinanti. Trump ha sconfitto nettamente Harris: Musk sta sopravvalutando il suo impatto sulle elezioni».
Musk ha alluso all’idea di fondare un partito. Ha delle chance?
«Dubito che riceverebbe più del 10 per cento di consensi: che sottrarrebbe ai repubblicani, quindi sarebbe di grande aiuto solo ai democratici. A prescindere da ciò che può dire su temi legati all’innovazione, nessuno dimenticherebbe le sue politiche più offensive».
X fa ormai da eco a istanze della destra. Che peso ha in questa faccenda?
«Twitter - rifiuto di chiamarla X - è ormai una cloaca. L’ho abbandonata lasciandoci 300mila follower. Non è più credibile, composta com’è da bolle ideologiche. Ma Trump e Musk vivano dentro quelle bolle ed è la naturale scena pubblica dove consumare lo scontro».
Con chi si schiera la tecno-destra di Silicon Valley?
«Con Musk, perché Trump è meno ideologicamente puro».
Se la guerra continua: chi farà più male all’altro?
«Nel breve termine il potere di Trump supera quello di Musk: può congelargli o revocargli i contratti col governo federale, schiacciando Tesla e Starlink e causando perdite enormi. Ma quando Trump non sarà più presidente, Musk sarà ancora nel pieno della vita, ricco e potente. Sul lungo periodo è lui il più forte».
Che ne verrà all’America?
«Può sembrar strano, ma lo scontro può far bene. Musk ha ottenuto da Trump contratti da miliardi di dollari per le sue aziende proprio mentre distruggeva programmi che aiutavano milioni di persone povere. Uno degli episodi più degradanti della storia americana: degno di una dittatura da repubblica delle banane più che di una superpotenza mondiale. Il suo allontanamento non risolve il problema della leadership americana: ma è un passo nella direzione giusta».
Come finirà?
«Non sono stupidi. Sanno che la guerra aperta danneggia entrambi. Giovedì le azioni di Tesla hanno perso il 14 per cento. E Trump rischia di perdere i giovani sostenitori maschi di Elon. Prevedo una tregua: altrimenti la distruzione reciproca è assicurata. È possibile che tornino l’uno all’altro, come amanti travolti da passione e liti in egual misura».
E se dovessero riappacificarsi: durerà?
«Non torneranno a fidarsi l’uno dell’altro. Ma potrebbero ristabilire una qualche forma d’alleanza: più ponderata e a distanza di quella avuta finora».