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Raid anti-migranti a Los Angeles, la Guardia nazionale carica i manifestanti. Usati lacrimogeni e manganelli

(reuters)
I disordini sono scoppiati dopo i raid condotti dagli agenti federali dell’immigrazione, che hanno portato all’arresto di almeno 44 persone. Trump: "Libererò Los Angeles da clandestini e criminali”
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NEW YORK – Si alza ancora la tensione a Los Angeles dove il presidente Donald Trump, dichiarando che libererà la città da “migranti clandestini e criminali”, ha mandato la Guardia nazionale. I militari, che presidiano il Metropolitan Detention Center, hanno lanciato proiettili al peperoncino e lacrimogeni contro i manifestanti che si sono radunati per portare avanti le proteste contro i raid anti-immigrati. I militari indossano maschere antigas. Secondo la troupe della Cnn che si trovava sul posto, la polizia ha colpito diverse persone con i manganelli e ha lanciato granate stordenti nel tentativo di disperdere la folla.

Le cariche della Guardia nazionale sono solo le ultime in ordine di tempo. Già in precendenza, infatti, ci sono stati lancio di lacrimogeni, uso di “proiettili non letali”, militari in assetto da combattimento, con bastoni, spray urticante, armi da guerra e elmetto. E ancora: cariche sui manifestanti, che innalzavano cartelli con scritto: «Istruzione, non deport…

NEW YORK – Si alza ancora la tensione a Los Angeles dove il presidente Donald Trump, dichiarando che libererà la città da “migranti clandestini e criminali”, ha mandato la Guardia nazionale. I militari, che presidiano il Metropolitan Detention Center, hanno lanciato proiettili al peperoncino e lacrimogeni contro i manifestanti che si sono radunati per portare avanti le proteste contro i raid anti-immigrati. I militari indossano maschere antigas. Secondo la troupe della Cnn che si trovava sul posto, la polizia ha colpito diverse persone con i manganelli e ha lanciato granate stordenti nel tentativo di disperdere la folla.

Le cariche della Guardia nazionale sono solo le ultime in ordine di tempo. Già in precendenza, infatti, ci sono stati lancio di lacrimogeni, uso di “proiettili non letali”, militari in assetto da combattimento, con bastoni, spray urticante, armi da guerra e elmetto. E ancora: cariche sui manifestanti, che innalzavano cartelli con scritto: «Istruzione, non deportazione». Scene da Paese sudamericano degli anni ’70 nelle strade di Los Angeles, dove la folla ha affrontato gli agenti dell’Ice, l’agenzia dell’immigrazione, impegnati in 3 raid per arrestare e deportare gli immigrati illegali.

Gli agenti avevano preso di mira una serie di store, sospettati di avere clandestini, da Home Depot nel distretto di Wetlake a quelli nella Fashion District, dove si trovano fabbriche di abbigliamento, a sud della città. Gli agenti sono stati circondati dai cittadini, che hanno cominciato a protestare. Alcuni hanno lanciato pietre. La situazione è degenerata. Arrestate più di 40 persone, tra cui un sindacalista. I raid hanno provocato una spaccatura con la polizia di Los Angeles, che si è rifiutata di partecipare. Il consolato generale del Messico ha offerto assistenza legale ai messicani coinvolti. Secondo alcuni testimoni, un blitz è avvenuto anche in una scuola di Koreatown, tra Chinatown e Beverly Hills.

Angelica Salas, direttrice esecutiva della noprofit Coalition for Humane Immigrant Rights ha lanciato l’allarme: «La nostra comunità - ha dichiarato in un comizio improvvisato - è sotto attacco e terrorizzata, qui ci sono lavoratori, famiglie, tutto questo deve finire». La sindaca di Los Angeles, Karen Bass, ha condannato i raid: «Seminano terrore nelle nostre comunità e violano i principi basilari della nostra città».

Il presidente Donald Trump, in calo di popolarità, ha chiesto di aumentare il numero delle deportazioni per offrire numeri record agli americani e risalire nei sondaggi, ma questa svolta drammatica sta alimentando una tensione sociale che attraversa tutto il Paese.

Su Truth, Trump ha assicurato che interverrà Washington. “Il governatore della California, Gavin Newscum, e il sindaco di Los Angeles, Karen Bass, non riescono a fare il loro lavoro, cosa che tutti sanno, allora il governo federale interverrà e risolverà il problema delle rivolte e dei saccheggiatori nel modo giusto”, ha scritto sui social il presidente usando il soprannome dispregiativo che ha affibbiato al governatore della California Newsom, dove "scum" vuole dire spazzatura. E poco prima, lo zar dei confini Tom Homan, aveva dichiarato in un'intervista a Fox News: “Faremo intervenire la Guardia Nazionale stasera, invieremo 2mila soldati”. I primi soldati, secondo Abc news, sono arrivati poco prima delle 4 del mattino.

Il consigliere della Casa Bianca, Stephen Miller, si è scagliato contro le proteste, definendole una “insurrezione” contro gli Stati Uniti. Il segretario statunitense alla Difesa, Peter Hegseth, ha scritto su X che "se le violenze continuano, anche i marines in servizio a Camp Pendleton (base dei marines in California) saranno mobilitati - sono in massima allerta".

Gavin Newsom ha replicato e lanciato un appello su X: "Il governo federale sta mobilitando la Guardia nazionale della California e sta schierando 2000 soldati a Los Angeles non perché ci sia una carenza nell'applicazione della legge, ma perché vogliono uno spettacolo. Non dateglielo. Non usate mai la violenza. Parlate pacificamente".

A protestare sono anche gli americani bianchi. Nelle ultime settimane sono avvenuti scontri a San Diego, Chicago, Minneapolis, Atlanta, Columbia, Houston. Le catene umane a protezione degli immigrati nascono in modo spontaneo. In alcune città agenti dell’Ice sono stati costretti a ritirarsi, accerchiati da persone che riprendevano i loro volti con i cellulari. Sotto accusa anche le modalità degli arresti: le persone vengono fermate quando si presentano agli appuntamenti per ottenere il permesso di residenza. Alcune scuole hanno scoperto che bambini assenti da giorni erano stati arrestati, messi in manette e deportati assieme ai genitori.

Intanto è stato riportato negli Usa e rinchiuso in un carcere nel Tennessee Kilmar Abrego Garcia, deportato per errore in Salvador senza processo. Dopo essersi opposto per settimane, il governo Trump si è dovuto arrendere all’ordine delle corti, ma ha incriminato l’immigrato per traffico di esseri umani. L’inchiesta, avviata subito dopo la deportazione, presenta lati oscuri. Uno degli investigatori si è dimesso, accusando il governo di aver incriminato Abrego Garcia per «ragioni politiche».

Quest’uomo viene descritto come un padre di famiglia nel Maryland da 14 anni, deportato a marzo nonostante un ordine di protezione lo impedisse. Il governo aveva ammesso l’errore, ma non aveva rimediato. Poi, per evitare uno scontro istituzionale, ha ceduto. Poche settimane fa, per salvare la faccia, Trump aveva mostrato una foto in cui Abrego Garcia aveva il tatuaggio con scritto “Ms-13”, a indicare l’affiliazione a una gang criminale. La foto è risultata falsa.

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