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Sinjil, il villaggio palestinese tra filo spinato e colonie: “Così Israele annette la Cisgiordania”

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Da qui passa il piano dei ministri dell'ultradestra messianica di tagliare in due i territori occupati. Un bimbo ucciso dall’Idf lo scorso 2 giugno. La famiglia: “Non ci hanno ridato il corpo”
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SINJIL (CISGIORDANIA) – Sotto il sole di giugno, il recinto d’acciaio e filo spinato che avvolge Sinjil brilla come un paio di manette. E come un paio di manette, stringe i polsi, gli spazi e le vite dei settemila palestinesi che vi abitano. I militari israeliani hanno dato l’ordine di costruirlo quattro mesi dopo il pogrom del 7 Ottobre, ad aprile scorso era terminato. Per ora. Millecinquecento metri di lunghezza, cinque di altezza. Non hanno chiesto il permesso a nessuno, né al sindaco, né ai proprietari delle 47 case tagliate fuori dal resto della cittadella araba. Perché così funziona, dal 1967 ad oggi, nella Cisgiordania occupata.

Quella di Sinjil, però, non è solo la storia di terra palestinese confiscata per fare spazio agli insediamenti. Sinjil, nei piani del governo di Netanyahu, è strategica: costeggia la route 60, l’arteria principale che collega Ramallah a Nablus, e si trova al centro del “blocco di Shilo”, un agglomerato di colonie e avamposti che parte dalla valle d…

SINJIL (CISGIORDANIA) – Sotto il sole di giugno, il recinto d’acciaio e filo spinato che avvolge Sinjil brilla come un paio di manette. E come un paio di manette, stringe i polsi, gli spazi e le vite dei settemila palestinesi che vi abitano. I militari israeliani hanno dato l’ordine di costruirlo quattro mesi dopo il pogrom del 7 Ottobre, ad aprile scorso era terminato. Per ora. Millecinquecento metri di lunghezza, cinque di altezza. Non hanno chiesto il permesso a nessuno, né al sindaco, né ai proprietari delle 47 case tagliate fuori dal resto della cittadella araba. Perché così funziona, dal 1967 ad oggi, nella Cisgiordania occupata.

Quella di Sinjil, però, non è solo la storia di terra palestinese confiscata per fare spazio agli insediamenti. Sinjil, nei piani del governo di Netanyahu, è strategica: costeggia la route 60, l’arteria principale che collega Ramallah a Nablus, e si trova al centro del “blocco di Shilo”, un agglomerato di colonie e avamposti che parte dalla valle del Giordano e vuole estendersi fino ad Ari’el, a 30 minuti di macchina da Tel Aviv.

«Sinjil gli serve per consolidare il blocco e separare il nord dal sud della Cisgiordania», spiega il sindaco, Motaz Tafsha, 43 anni, di professione dentista. Dalla finestra del suo ufficio, le spirali luccicanti del filo spinato sono coperte da un caseggiato. «Ci stanno soffocando, guardi qua…». Prende un foglio, con una penna traccia il disegno di un assedio urbano. «A ovest l’insediamento di Ma’ale Levona, a nord quello di Givat Harel, a nord est Shilo, su tutto il lato orientale la rete d’acciaio, a sud altri avamposti». Non solo. Adei Ad, Ahiya e Rehavam, tre delle 22 nuove colonie legalizzate a fine maggio con atto secretato del Gabinetto di sicurezza — legalizzate in base alla legge israeliana, per l’ordinamento internazionale sono tutte illecite — si trovano nei dintorni di Sinjil.

Unite i puntini da 1 a 22 e scoprite il disegno di Bezalel Smotrich. E dell’altro ministro messianico estremista, Itamar Ben-Gvir, anche del ministro della Difesa Israel Katz che ha dichiarato «costruiremo lo Stato ebraico israeliano in Cisgiordania», esplicitando l’intenzione dell’annessione che neutralizza ogni riconoscimento dello Stato di Palestina. Il disegno di Netanyahu, che tutto questo silenziosamente approva e, dunque, promuove.

«La decisione per i nuovi insediamenti (13 esistenti, 9 in costruzione, ndr), dagli accordi di Oslo a oggi mai così tanti in una volta sola, dimostra l’obiettivo dell’annessione dei territori occupati», sostiene Peace Now, il movimento pacifista israeliano che monitora gli avamposti. «Questo governo Netanyahu ha già legalizzato 49 colonie».

Cosa significa quando un avamposto viene riconosciuto, lo spiega con poche e chiare parole Ayed Gafry, da sotto a un olivo. «La nostra terra diventa la loro terra». Punta il dito verso le colline dove sorgono Adei Ad e Ahiya. Anni fa erano caravan e roulotte, ora villaggi costruiti, protetti e urbanizzati. «Si azzerano le poche speranze di vincere una causa in una corte israeliana contro i coloni che ci rubano i poderi, gli orti e gli edifici. Quando diventano insediamenti, inoltre, costruiscono le strade e le infrastrutture». Ayed Gafry, 45 enne di Sinjil, meccanico, quattro anni fa è stato espropriato dell’officina per “motivi di sicurezza”. Ha presentato 16 denunce alla polizia di Binyamin per le aggressioni subite da individui armati difesi dai soldati. Sedici denunce finite nel cestino.

“Motivi di sicurezza”, la scusa che in Cisgiordania permette di fare tutto senza spiegare niente. Anche stendere un chilometro e mezzo di acciaio attorno a Sinjil. «Serve per evitare che i palestinesi lancino pietre contro le macchine degli israeliani», afferma l’amministrazione militare. «Bugie», ribatte Motaz Tafsha, sindaco di una cittadina il cui territorio per metà è classificato area C, quindi a pieno controllo israeliano: l’area C copre il 60 per cento della Cisgiordania. «Ci hanno già confiscato 1.500 dunam (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati, ndr), ora minacciano di prendersene altri 8.000. Prima c’erano cinque vie d’accesso a Sinjil, dopo il recinto ne è rimasta una». Che, il 2 giugno, è stata la scena di un crimine. Lungo quella curva in salita l’esercito, da una distanza di 20-30 metri, ha sparato a un ragazzino di 14 anni di nome Yousef Foqahaa.

«Lanciava pietre e bottiglie contenenti materiale pericoloso», è stata la spiegazione dei militari. Un video delle telecamere di sorveglianza mostrato a Repubblica dal sindaco, però, mostra Yousef prendere dei sassi e metterli sulla strada, nient’altro. «Ma cosa dicono? Non stava facendo niente!». Anche al telefono si percepisce la rabbia e la frustrazione di un padre a cui hanno ucciso il figlio. «Yousef era bravo a scuola, era timido e generoso. Gli piacevano le macchine, le Bmw in particolare. Non ci credo che sto parlando di lui al passato, hanno ammazzato un ragazzino senza motivo. E non ci hanno nemmeno restituito il corpo». Perché a Sinjil, dove passa il piano di separare per poi annettere la Cisgiordania, non confiscano solo la terra.

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