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I russi verso la regione di Dnipro: Kiev nega, ma il fronte si allarga

(afp)
Mosca annuncia l’avanzata e accusa i nemici di ritardare lo scambio dei corpi dei soldati uccisi mostrando un tir carico di cadaveri
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Falliti i negoziati di Istanbul, l’Ucraina ora deve guardarsi le spalle. Dopo una settimana di bombardamenti massicci sulle città, il ministro della Difesa russo ha annunciato l’avvio di una nuova offensiva sul fronte orientale in direzione della regione di Dnipropetrovsk, che è stata costantemente sotto il fuoco dell’artiglieria di Mosca in questi tre anni di conflitto ma dove i russi non sono mai riusciti a penetrare.

Le truppe del Cremlino non sono ancora entrate nell’Oblast, premono al confine tra il lato occidentale del Donetsk e l’Ucraina orientale: ci sono combattimenti intensi e attacchi concentrati soprattutto contro Nikopol, Mezhivska e Pokrosk. Il portavoce dello Stato maggiore ucraino, Andriy Kovalev, bolla come «disinformazione russa» le notizie sull’offensiva ma fonti delle forze di difesa meridionali ucraine confermano i combattimenti intesi chiarendo però che i soldati in quel settore «stanno mantenendo con coraggio e professionalità la loro sezione del fronte, sv…

Falliti i negoziati di Istanbul, l’Ucraina ora deve guardarsi le spalle. Dopo una settimana di bombardamenti massicci sulle città, il ministro della Difesa russo ha annunciato l’avvio di una nuova offensiva sul fronte orientale in direzione della regione di Dnipropetrovsk, che è stata costantemente sotto il fuoco dell’artiglieria di Mosca in questi tre anni di conflitto ma dove i russi non sono mai riusciti a penetrare.

Le truppe del Cremlino non sono ancora entrate nell’Oblast, premono al confine tra il lato occidentale del Donetsk e l’Ucraina orientale: ci sono combattimenti intensi e attacchi concentrati soprattutto contro Nikopol, Mezhivska e Pokrosk. Il portavoce dello Stato maggiore ucraino, Andriy Kovalev, bolla come «disinformazione russa» le notizie sull’offensiva ma fonti delle forze di difesa meridionali ucraine confermano i combattimenti intesi chiarendo però che i soldati in quel settore «stanno mantenendo con coraggio e professionalità la loro sezione del fronte, sventando i piani dell’occupante». Dnipropetrovsk è una regione industriale e mineraria molto importante per gli ucraini, la capitale Dnipro è la terza città del Paese e uno sfondamento in quel quadrante sarebbe un colpo simbolico e strategico per Kiev. La pressione russa si concentra su Kostyantynivka, che è stata un hub logistico chiave per le forze ucraine fin dall’inizio del conflitto.

La tensione è alta anche sul fronte nord, nella regione di Sumy, dove — secondo informazioni non ancora confermate ufficialmente — i russi avrebbero riconquistato il paesino di Loknia, che era stato liberato dagli ucraini durante la controffensiva del 2022. Sono ora a circa 30 km dalla capitale, Sumy, che è bersagliata costantemente con missili e droni. Come era prevedibile, lo stallo nei negoziati gioca a favore di Mosca, che prova ad aumentare la pressione in diverse direzioni del fronte. «Chi non vuole riconoscere la realtà della guerra durante i negoziati, si troverà di fronte a nuove realtà sul campo», minaccia Dmitri Medvedev, il falco ex premier e oggi vicepresidente del consiglio di sicurezza russo. Non procede bene neppure lo scambio di prigionieri concordato all’ultimo incontro in Turchia. La Russia ha portato le salme di 1.212 soldati sul luogo scelto per la consegna, al confine di Bryansk, e rivendica di aver tenuto fede ai patti. Ma l’accordo prevedeva anche la liberazione di 1000 prigionieri vivi. «La parte russa, come al solito, sta cercando di fare un gioco sporco e politico», denuncia il presidente ucraino Zelensky: «Se non rispetterà i patti metterà in seria difficoltà» gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra. Zelensky deve fare i conti con la riluttanza del suo alleato: Kiev avrebbe dovuto ricevere 20mila missili Usa per combattere i droni russi ma l’amministrazione Trump ha deciso di dirottarli in Medio Oriente.

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