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Londra, troppi cavi sensibili sotto il sito della nuova ambasciata cinese: allarme degli 007

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Pechino preme per avere l’ok a una mega-sede vicino alla Torre di Londra. Ma gli Usa non vogliono e chiedono al governo britannico di non concedere il nulla osta
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LONDRA - Il pasticciaccio brutto della nuova ambasciata cinese a Londra. È un grosso problema per il governo britannico, stretto tra le richieste insistenti di Pechino e l’opposizione, sempre più rumorosa, degli Stati Uniti di Donald Trump contro la nuova probabile sede diplomatica cinese a Tower Hill: ossia a pochi metri della Torre di Londra e nella vecchia e maestosa sede della zecca di Stato Royal Mint.

La Cina ha comprato l’edificio nel 2018 e non ha mai fatto mistero di volerci trasferire la sede diplomatica da quella attuale, e ben più piccola, di Marylebone, nel centro posh della capitale britannica. Sarebbe un grande “upgrade” per Pechino. Se i suoi piani andassero in porto infatti, si tratterebbe dell’ambasciata cinese più grande d’Europa. Ma tre anni fa il municipio locale di Tower Hamlets ha rigettato il progetto, citando "l’impatto negativo" sui residenti degli isolati intorno.

Tuttavia, la Cina non si è data affatto per vinta. E, nei negoziati, è sceso in campo il presid…

LONDRA - Il pasticciaccio brutto della nuova ambasciata cinese a Londra. È un grosso problema per il governo britannico, stretto tra le richieste insistenti di Pechino e l’opposizione, sempre più rumorosa, degli Stati Uniti di Donald Trump contro la nuova probabile sede diplomatica cinese a Tower Hill: ossia a pochi metri della Torre di Londra e nella vecchia e maestosa sede della zecca di Stato Royal Mint.

La Cina ha comprato l’edificio nel 2018 e non ha mai fatto mistero di volerci trasferire la sede diplomatica da quella attuale, e ben più piccola, di Marylebone, nel centro posh della capitale britannica. Sarebbe un grande “upgrade” per Pechino. Se i suoi piani andassero in porto infatti, si tratterebbe dell’ambasciata cinese più grande d’Europa. Ma tre anni fa il municipio locale di Tower Hamlets ha rigettato il progetto, citando "l’impatto negativo" sui residenti degli isolati intorno.

Tuttavia, la Cina non si è data affatto per vinta. E, nei negoziati, è sceso in campo il presidente Xi Jinping in persona, che ha parlato della questione direttamente con il primo ministro britannico Keir Starmer, per fare pressioni. A Londra non dispiacerebbe ricucire con Pechino, anche a livello commerciale, dopo le recenti frizioni sul caso di British Steel: l’ultima grande acciaieria del Regno, comprata anch’essa dai cinesi, ma che il governo britannico ha dovuto nazionalizzare a causa della negligenza dei suoi nuovi proprietari e del rischio chiusura permanente.

Ma il presidente Trump sembra molto irritato da questa possibile concessione a Pechino. Come ha detto una “alta fonte governativa” al Sunday Times: "Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati dalla possibilità che alla Cina venga consentito l’accesso alle comunicazioni sensibili di uno dei nostri alleati più stretti e si aspettano che tutte le decisioni vengano prese tenendo conto dei nostri interessi di sicurezza nazionale (sia degli Usa che del Regno Unito) e solo dopo un'attenta valutazione, come raccomandato e approvato dai professionisti del controspionaggio”.

Il punto è che la Cina vorrebbe installare la sua nuova ambasciata in un punto decisamente strategico, tra la City di Londra e l’altro centro finanziario della capitale di Canary Wharf. Ma soprattutto, proprio sotto l’ex compound della Zecca di Stato da 20mila metri quadrati passano molti cavi cruciali per la sicurezza dello Stato britannico, che trasportano una marea di dati sensibili. Secondo Richard Dearlove, ex capo dell’intelligence britannica, questo è “un problema molto serio, perché i servizi di Pechino potrebbe avere accesso a comunicazioni sensibili nella totale impunità”, visto che, una volta installata la sede diplomatica, si tratterebbe di un sito praticamente inaccessibile alle autorità britanniche.

Il Regno Unito fa parte dei “Five Eyes”, ossia i cinque occhi della piattaforma di intelligence collettiva stabilita con Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Ovviamente, questo della nuova ambasciata cinese a Londra è un problema anche per gli altri Paesi dell’alleanza. E dire che Trump ha già approvato, seppur senza troppa convinzione, il recente accordo di Londra per il ritorno a Mauritius delle isole Chagos, dove si trova la strategica base militare americana Diego Garcia, nonostante i rapporti sempre più stretti tra Port Louis e Pechino e l’offensiva crescente della Cina nell’Indopacifico. Stavolta, invece, gli Stati Uniti potrebbero invece puntare i piedi, proprio in un momento in cui l’accordo per mitigare i dazi del mese scorso tra Uk e Usa deve essere ancora finalizzato.

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