TEL AVIV – Appare in video alle nove della sera, la bandiera iraniana sul lato destro, l’immagine di Khomeini alle spalle su un fondo ocra. Lo sguardo di pietra. «Il regime sionista non uscirà indenne da questo crimine. Risponderemo senza mezze misure. Il popolo iraniano può essere certo che non ci sarà alcuna negligenza al riguardo», dice Ali Khamenei, 83 anni, il religioso che da 36 anni guida l’Iran col pugno duro e il dogmatismo mai ammorbidito della rivoluzione islamica. È la sua ora più buia: il Paese è sotto attacco, la catena di comando senior delle strutture militari è collassata. La risposta che deciderà di dare può determinare la fine, o una mutazione profonda, della Repubblica islamica. Gli resta il sostegno di Vladimir Putin, che esprime «condanna» per gli attacchi di Israele e si offre di mediare una soluzione politica al conflitto.
Khamenei aveva scommesso sulla ragnatela di milizie, gruppi armati e partiti politico-confessionali costruita intorno a Israele dal Li…
TEL AVIV – Appare in video alle nove della sera, la bandiera iraniana sul lato destro, l’immagine di Khomeini alle spalle su un fondo ocra. Lo sguardo di pietra. «Il regime sionista non uscirà indenne da questo crimine. Risponderemo senza mezze misure. Il popolo iraniano può essere certo che non ci sarà alcuna negligenza al riguardo», dice Ali Khamenei, 83 anni, il religioso che da 36 anni guida l’Iran col pugno duro e il dogmatismo mai ammorbidito della rivoluzione islamica. È la sua ora più buia: il Paese è sotto attacco, la catena di comando senior delle strutture militari è collassata. La risposta che deciderà di dare può determinare la fine, o una mutazione profonda, della Repubblica islamica. Gli resta il sostegno di Vladimir Putin, che esprime «condanna» per gli attacchi di Israele e si offre di mediare una soluzione politica al conflitto.
Khamenei aveva scommesso sulla ragnatela di milizie, gruppi armati e partiti politico-confessionali costruita intorno a Israele dal Libano alla Siria, dallo Yemen all’Iraq. Dopo il 7 ottobre, plaudì all’attacco di Hamas, tentando di sostenere una campagna concentrica contro Israele. Gli israeliani hanno risposto cominciando a “tagliare i tentacoli della piovra”. Terremotato Hezbollah in Libano, l’alleato più forte, caduto il fedele Assad in Siria, indeboliti gli Houthi yemeniti, la guerra Iran-Israele è uscita dall’ombra. E lo scambio di missili e droni nell’aprile e nell’ottobre 2024 ha cambiato le regole del gioco. Ora la Guida suprema si trova in un dilemma. «Se risponde con debolezza, rischia di apparire fragile, se agisce con durezza potrebbe mettere ulteriormente a repentaglio la sua sopravvivenza e quella del suo regime», dice l’analista Karim Sadjadpour.
I raid a ondate degli israeliani hanno decapitato i vertici militari e compromesso una quantità ancora ignota di difese missilistiche. L’escalation assomiglia alla sequenza che dal settembre 2024 ha portato al collasso di Hezbollah e poi all’uccisione del suo leader Nasrallah, che pure aveva rifiutato di sospendere il lancio di missili a sostegno di Hamas. Ma l’Iran non è Hezbollah, ha un sistema istituzionale ramificato e diversificato che consente sostituzioni dei vertici e un ripristino delle operazioni.
L’élite religioso-militare che governa il Paese è però attraversata da competizioni e scontri interni, che in questo momento possono esporla, ma finora si è sempre dimostrata coesa quando in gioco c’è la sopravvivenza del sistema. La popolazione civile è stordita, sotto choc. Ieri a Teheran, come a Tel Aviv, pochi sono usciti di casa. Le uniche file erano ai distributori di benzina e alle panetterie. Il malcontento verso il sistema è ampio e trasversale. In queste ore c’è anche chi sente un moto di vendetta: «Se la sono cercata, dopo tutto quello che ci hanno fatto», dice Farzaneh, 30 anni, di Isfahan, una ragazza che partecipò alle proteste del 2022. Ma in molti, pur contrari alla teocrazia, prevalgono la “rabbia” e un desiderio di autodifesa, ci dice al telefono Abbas, 25 anni, da Teheran. «Detesto Khamenei, ma dopo quello che ha fatto a Gaza e ora qui, Netanyahu l’ha superato».
Le immagini dei palazzi bombardati in centro a Teheran, le vittime civili potrebbero far riemergere un senso di unità nazionale anche in chi vorrebbe un nuovo sistema politico. Tutti sanno che siamo ancora solo nelle prime fasi di una guerra che durerà giorni, se non settimane. E che «potrebbe compromettere la capacità militare dell’Iran», ragiona l’analista Ali Vaez. «Trump poi sta usando questi attacchi per raggiungere un accordo sul nucleare. Ma anziché indurre concessioni iraniane, potrebbe portare» alla volontà di Khamenei di procedere in maniera più determinata «per ottenere un deterrente nucleare».