I missili lanciati sul distretto Pasteur di Teheran, la zona più difesa della capitale iraniana, assomigliano a un avvertimento. Un segnale di quale può essere l’obiettivo finale dell’offensiva dello Stato ebraico, oltre all’annichilimento della capacità nucleare e balistica della Repubblica islamica.
Nel distretto Pasteur, nel complesso fortificato di Beit-e Rahbari (casa del leader), si trovano l’ufficio presidenziale e soprattutto la residenza della Guida Suprema, l’84 enne Ali Khamenei. «Hanno provato a colpirla più volte», riferiscono gli abitanti», che hanno visto la notte di Teheran illuminata dai traccianti della contraerea. Non si può escludere, dunque, che sia l’inizio della caccia israeliana all’ayatollah: il tentativo di far crollare il regime abbattendo il vertice più alto, così come, un anno fa, le 73 tonnellate di bombe israeliane che a Beirut seppellirono Hassan Nasrallah hanno indebolito, stordito e depotenziato Hezbollah.
«Un drone dell’esercito israeliano ha pr…
I missili lanciati sul distretto Pasteur di Teheran, la zona più difesa della capitale iraniana, assomigliano a un avvertimento. Un segnale di quale può essere l’obiettivo finale dell’offensiva dello Stato ebraico, oltre all’annichilimento della capacità nucleare e balistica della Repubblica islamica.
Nel distretto Pasteur, nel complesso fortificato di Beit-e Rahbari (casa del leader), si trovano l’ufficio presidenziale e soprattutto la residenza della Guida Suprema, l’84 enne Ali Khamenei. «Hanno provato a colpirla più volte», riferiscono gli abitanti», che hanno visto la notte di Teheran illuminata dai traccianti della contraerea. Non si può escludere, dunque, che sia l’inizio della caccia israeliana all’ayatollah: il tentativo di far crollare il regime abbattendo il vertice più alto, così come, un anno fa, le 73 tonnellate di bombe israeliane che a Beirut seppellirono Hassan Nasrallah hanno indebolito, stordito e depotenziato Hezbollah.
«Un drone dell’esercito israeliano ha preso di mira una figura di spicco a Teheran», riferivano nella notte di ieri media sauditi, senza però specificare di chi si tratti e quale esito abbia avuto il raid. E una fonte ufficiale israeliana rivela al Wall Street Journal che l’ayatollah non è intoccabile.
Ovviamente, far fuori Khamenei, massima autorità religiosa e amministrativa di un paese sovrano, non è come uccidere Nasrallah, segretario di un partito-milizia che non governava il Libano. E l’Iran, pur infiacchito dai raid di Israele e dalle sanzioni internazionali (secondo Paese più sanzionato dopo la Russia), è ancora oggi una potenza regionale, influente, con un arsenale possente. Tuttavia, si intravedono similitudini strategiche nelle due offensive, quella contro Hezbollah di un anno fa e quella attuale contro il regime degli ayatollah.
Oggi come allora le Israeli defence forces (Idf) inizialmente colpiscono i comandanti più alti in grado, gli uomini della cerchia ristretta del leader, grazie a operazioni di intelligence da mesi preparate dal Mossad, che gli consentono di conoscerne in tempo reale gli spostamenti: in 48 ore di raid aerei sono stati stati uccisi; Hossein Salami, comandante delle Guardie della rivoluzione islamica; Amir Ali Hajizadeh, responsabile della divisione aerospaziale dei pasdaran; il generale Mohammad Bagheri, Capo di stato maggiore; Gholamali Rashid, capo del Khatam-al Anbiya, il quartier generale del comando militare unificato. Figure chiave, puntelli del regime che — secondo gli esperti — per certi versi avevano un potere superiore a quello del presidente Pezeshkian.
Oggi come durante l’“operazione Nasrallah”, che il governo israeliano considera un successo per il danno inferto alla catena di comando dei miliziani sciiti e per l’indebolimento politico del Partito di Dio, in parallelo all’uccisione dei comandanti e dei consiglieri più influenti, l’aviazione bersaglia gli armamenti: siti di lancio, depositi di munizioni, radar e sistemi della contraerea. Il terzo e ultimo step, nell’autunno scorso, è stato il massiccio bombardamento del bunker di Dahieh, dove si era rifugiato Nasrallah.
Che Israele voglia far fuori la Guida suprema è una possibilità nel ventaglio delle ipotesi. «Non la ritengo la più probabile, ma nemmeno mi sento di escluderla — osserva Miri Eisin, analista ed ex ufficiale dell’esercito con un passato nell’intelligence — per ora l’Idf ha preso di mira obiettivi militari e il programma nucleare». Netanyahu, che pure ha dichiarato di voler colpire «ogni obiettivo del regime degli ayatollah», non ha parlato di Khamenei, né ha commentato i missili sul distretto Pasteur. A Beit-e Rahbari Khamenei ha un bunker super-protetto, ma può essere stato portato altrove per motivi di sicurezza. «L’eliminazione della Guida Suprema può generare il caos in Iran e il caos non è un buon risultato», dice Miri Eisin. «Le operazioni di rovesciamento dei regimi, storicamente, non finiscono bene».