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Israele, missili bucano le difese: sfiorata anche una sede del Mossad

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La Repubblica islamica sostiene di aver lanciato un nuovo tipo di missile “non tracciabile”, ma i danni sono stati limitati e pochi i feriti. Così ora si può pensare a chi è bloccato all’estero
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ISTANBUL – È stata una giornata ritmata dalle sirene e dall’andirivieni nei rifugi, quella vissuta ieri dai cittadini israeliani: gli allarmi scattati ripetutamente in tutto il Paese “chiuso per guerra” — dal lancio dell’offensiva venerdì scuole e uffici sono serrati fino a nuovo ordine — e pure nella Cisgiordania dove invece, lo denunciano due ong israeliane, «rifugi non ce ne sono». Dal cuore della notte a tarda sera, le raffiche di attacchi con missili balistici e droni da parte dell’Iran sono stati undici. E hanno fatto scattare l’allarme tanto a Tel Aviv e Gerusalemme quanto in altre città del centro e del Nord. La quasi totalità di missili e droni sono stati intercettati: ma almeno cinque hanno bucato l’Iron Dome che protegge Israele toccando terreno.

Tanto che a un certo punto Teheran ha trionfalmente sostenuto di aver messo a segno uno dei raid mattutini e aver colpito le sedi dei servizi segreti israeliani: sia quella del Mossad che l’intelligence militare Aman. E di …

ISTANBUL – È stata una giornata ritmata dalle sirene e dall’andirivieni nei rifugi, quella vissuta ieri dai cittadini israeliani: gli allarmi scattati ripetutamente in tutto il Paese “chiuso per guerra” — dal lancio dell’offensiva venerdì scuole e uffici sono serrati fino a nuovo ordine — e pure nella Cisgiordania dove invece, lo denunciano due ong israeliane, «rifugi non ce ne sono». Dal cuore della notte a tarda sera, le raffiche di attacchi con missili balistici e droni da parte dell’Iran sono stati undici. E hanno fatto scattare l’allarme tanto a Tel Aviv e Gerusalemme quanto in altre città del centro e del Nord. La quasi totalità di missili e droni sono stati intercettati: ma almeno cinque hanno bucato l’Iron Dome che protegge Israele toccando terreno.

Tanto che a un certo punto Teheran ha trionfalmente sostenuto di aver messo a segno uno dei raid mattutini e aver colpito le sedi dei servizi segreti israeliani: sia quella del Mossad che l’intelligence militare Aman. E di aver addirittura provocato diversi morti grazie a un nuovo tipo di missile «non tracciabile», capace di superare più livelli di difesa aerea. Secondo gli israeliani, però, le cose non sono andate così. A essere colpito da quel missile balistico — che comunque ha provocato un cratere profondo 4 metri — è stato un deposito di autobus a Herzliya: poco distante dalla sede dell’unità speciale di intelligence 8200 e da una di quelle del Mossad, che si trovano entrambe nell’area di Glilot. Un pullman parcheggiato ha preso fuoco. Ma per il resto i danni sono stati limitati. Contrariamente ai giorni precedenti, in tutto il Paese si sono registrate solo cinque persone ferite lievemente dall’onda d’urto di un razzo caduto nella notte. La conta delle vittime si attesta dunque a 21 morti da venerdì e 631 feriti.

Certo, i rischi e il su e giù dai rifugi già esaspera la popolazione. Ed è forse per placare l’ansia crescente dei cittadini che un portavoce dell’esercito ha affermato che «gli obiettivi contro il programma nucleare iraniano saranno raggiunti entro una, massimo due settimane». Nel frattempo, il dissenso non è ammesso: lo ha ribadito il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, appoggiando pubblicamente la poliziotta che lunedì aveva minacciato di arrestare un gruppo di pacifisti solo perché indossavano t-shirt con scritto “Stop the war”.

Il premier Benjamin Netanyahu già assapora la vittoria: intervistato dal canale d’opposizione iraniano Iran International — che ha sede a Londra e non è trasmesso in Iran — ha affermato: «La vostra ora di libertà è vicina, sta per arrivare». Che gli israeliani si sentano più sicuri — solo lunedì hanno detto di aver preso «il controllo dei cieli di Teheran» – lo dimostra pure il fatto che il governo sta lavorando a un ponte aereo per riportare a casa i suoi circa 150mila cittadini bloccati all’estero da quando lo spazio aereo è stato chiuso venerdì con l’inizio dell’offensiva. Mentre si lavora a una rotta marittima da Cipro e Grecia e sono già riaperti i confini stradali con Egitto e Giordania. Successivamente, si penserà anche al rimpatrio dei circa 38mila turisti rimasti invece bloccati in Israele: compresi i tanti che erano approdati fin là per partecipare al Gay Pride, che poi non si è più tenuto.

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