Usa, ultimatum di Trump all’Iran: “Resa totale o guerra”. Mosca: “Rischio atomico”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliCALGARY – «Resa incondizionata». E’ l’ultimatum emesso ieri dal presidente Trump contro il regime iraniano, prima della riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale convocata alla Casa Bianca per discutere se continuare la diplomazia, oppure entrare in guerra al fianco di Israele. Dunque Teheran è stata posta davanti a una scelta netta e immediata: rinunciare al programma nucleare, o subire un intervento americano che punterebbe a distruggerlo, creando le condizioni per far cadere il regime. Ma il ministero degli Esteri russo ha avvertito: «Gli attacchi di Israele sono illegali e minacciano di esporre la comunità internazionale a una catastrofe nucleare. La soluzione può essere solo diplomatica».
Già lunedì sera, rientrando in anticipo dal G7 in Canada, Trump aveva anticipato questa dinamica, dicendo che il suo obiettivo è «la fine del problema, non un cessate il fuoco». Quindi aveva negato di aver contattato l’Iran per riprendere le trattative, dicendo che il regime sa co…
CALGARY – «Resa incondizionata». E’ l’ultimatum emesso ieri dal presidente Trump contro il regime iraniano, prima della riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale convocata alla Casa Bianca per discutere se continuare la diplomazia, oppure entrare in guerra al fianco di Israele. Dunque Teheran è stata posta davanti a una scelta netta e immediata: rinunciare al programma nucleare, o subire un intervento americano che punterebbe a distruggerlo, creando le condizioni per far cadere il regime. Ma il ministero degli Esteri russo ha avvertito: «Gli attacchi di Israele sono illegali e minacciano di esporre la comunità internazionale a una catastrofe nucleare. La soluzione può essere solo diplomatica».
Già lunedì sera, rientrando in anticipo dal G7 in Canada, Trump aveva anticipato questa dinamica, dicendo che il suo obiettivo è «la fine del problema, non un cessate il fuoco». Quindi aveva negato di aver contattato l’Iran per riprendere le trattative, dicendo che il regime sa come raggiungerlo, se volesse. Però ha avvertito gli ayatollah che se prendessero di mira obiettivi americani, «risponderemo con fermezza, non ci saranno freni».
Ieri mattina il presidente è andato anche oltre. Come prima cosa, ha rivendicato il ruolo che gli Usa hanno già nel conflitto: «Ora abbiamo il controllo completo e totale dei cieli sopra l’Iran». Poi ha lanciato l’ultimatum: «Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto ‘Leader Supremo’. È un bersaglio facile, ma è al sicuro lì. Non abbiamo intenzione di eliminarlo (ucciderlo!), almeno non per ora. Ma non vogliamo che i missili vengano sparati contro i civili o i soldati americani. La nostra pazienza si sta esaurendo. Grazie per la vostra attenzione a questo problema!». Quindi ha aggiunto un secondo post, scritto a caratteri cubitali: “RESA INCONDIZIONATA”. Se ciò non fosse stato già abbastanza chiaro, il vice Vance ha aggiunto che Trump «potrebbe prendere ulteriori misure» contro il programma nucleare.
Poco dopo è cominciato il consiglio alla Casa Bianca, che secondo il sito Axios aveva come unico scopo decidere se intervenire, in particolare bombardando i siti sotterranei per l’arricchimento dell’uranio, a partire da Fordow, il più protetto sotto le montagne.
A questo scopo servirebbero le bombe da oltre 13.000 chili di esplosivo Massive Ordnance Penetrator, o GBU-57, che solo gli Usa possiedono. Inoltre per sganciarle sono necessari gli aerei B-2 che Israele non ha.
Trump potrebbe decidere che il tempo della diplomazia è finito, a meno di una resa incondizionata di Khamenei, che ha già trasferito i poteri esecutivi ai pasdaran e si è rifugiato in un bunker. Lo scopo ufficiale potrebbe essere limitato alla distruzione delle infrastrutture, ma di conseguenza la sopravvivenza del regime sarebbe a rischio.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’Onu, che ha favorito l’escalation accusando l’Iran di non rispettare gli impegni presi sul nucleare, ha scritto di aver «individuato ulteriori elementi che indicano impatti diretti sulle sale di arricchimento sotterranee di Natanz». Invece non c’è «alcun cambiamento da segnalare a Isfahan e Fordow», le strutture più protette, dove sarebbe necessario l’intervento americano.
Secondo il sito Ynet, «Israele stima che gli Usa si uniranno presto all’attacco». Il cancelliere tedesco Merz ha confermato che Trump valuta questa decisione.
Il sistema Aegis della Marina Usa ha partecipato all’intercettazione dei missili lanciati dall’Iran su Israele, mentre secondo la Fox il Pentagono sta trasferendo caccia F-16, F-22 e F-35 nella regione, oltre ai 30 aerei cisterna già inviati.
La base elettorale di Trump, a partire dagli alleati Steve Bannon e Tucker Carlson, non vuole guerre, ma l'ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha detto che il presidente «ascolterà dal cielo la voce di Dio», per agire.