✕

Missili iraniani bucano le difese israeliane, colpito l’ospedale Soroka: “Pagheranno un prezzo alto”

Foto: Gabriella Colarusso 

Ascolta l'audio

In uno degli attacchi più intensi colpita la struttura nel sud del Paese, dopo una notte di nuovi bombardamenti israeliani sull’Iran. L’Idf ha colpito il reattore ad acqua pesante di Arak: nessun rischio di fuoriuscita di radiazioni
2 minuti di lettura

TEL AVIV – L’allarme arriva intorno alle sette, un'alba di fuoco. Tra i 15 e i 20 missili viaggiano verso Israele, si attivano le difese. Scendiamo nei rifugi con gli occhi ancora assonnati, dopo una notte apparentemente più tranquilla delle altre, con le sirene che hanno risuonato una sola volta. C’è chi scende in pantofole, qualcuno in vestaglia. Un anziano in accappatoio: era sotto la doccia. Una madre ha avvolto la bambina, avrà cinque anni, nella coperta in cui dormiva, chissà che così non si accorga di quello che succede intorno, la piccola si copre le orecchie con le mani per non sentire.

E’ uno degli attacchi più intensi dell’Iran dall’inizio della guerra, ormai una settimana fa. La contraerea israeliana riesce a intercettare molti dei missili sparati, ma altri bucano le difese e si schiantano su Tel Aviv, Holon e Ramat Gan. A Tel Aviv sentiamo chiaramente il rumore delle esplosioni a terra, un missile o frammenti di missile sono schiantati al suolo. Uno colpisce in pieno un …

TEL AVIV – L’allarme arriva intorno alle sette, un'alba di fuoco. Tra i 15 e i 20 missili viaggiano verso Israele, si attivano le difese. Scendiamo nei rifugi con gli occhi ancora assonnati, dopo una notte apparentemente più tranquilla delle altre, con le sirene che hanno risuonato una sola volta. C’è chi scende in pantofole, qualcuno in vestaglia. Un anziano in accappatoio: era sotto la doccia. Una madre ha avvolto la bambina, avrà cinque anni, nella coperta in cui dormiva, chissà che così non si accorga di quello che succede intorno, la piccola si copre le orecchie con le mani per non sentire.

E’ uno degli attacchi più intensi dell’Iran dall’inizio della guerra, ormai una settimana fa. La contraerea israeliana riesce a intercettare molti dei missili sparati, ma altri bucano le difese e si schiantano su Tel Aviv, Holon e Ramat Gan. A Tel Aviv sentiamo chiaramente il rumore delle esplosioni a terra, un missile o frammenti di missile sono schiantati al suolo. Uno colpisce in pieno un ospedale, il Soroka di Be’er Sheva, nel sud, si vedono i soffitti in in compensato dei piani interni sbriciolati, polvere e detriti nel piazzale, i paramedici che riprendono la scena col telefonino, ancora increduli. Non si hanno per ora notizie di morti, ma di feriti si, almeno 10. Un portavoce della struttura parla di “danni ingenti”, è il principale ospedale del sud del paese. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, avverte che l’Iran “pagherà un prezzo molto alto”.

Soroka ha oltre mille posti letto e fornisce servizi a circa 1 milione di persone. “È un edificio relativamente vecchio che era stato evacuato nei giorni scorsi”, ha spiegato il direttore generale dell’ospedale, Shlomi Kodesh. “Tutti i pazienti e tutto il personale erano nei rifugi. I diversi feriti sono in condizioni lievi, per lo più a causa dell'onda d'urto dell'esplosione”.

L'attacco è avvenuto dopo una notte di nuovi bombardamenti israeliani sull’Iran, mentre l’Idf colpiva il reattore ad acqua pesante di Arak. Non ci sarebbero rischi di fuoriuscita di radiazioni, assicura la televisione iraniana, ma è l'escalation di un conflitto che si avvicina pericolosamente all'incidente nucleare.

Negli ultimi due giorni, Teheran ha diminuito la quantità di missili sparati a ogni lancio ma ha intensificato la frequenza degli attacchi, puntando a sfinire la popolazione civile che a ogni allarme è costretta a correre nei rifugi anche con il rischio di un colpo solo. E' una guerra di nervi, che risponde a una necessità oggettiva per Teheran - razionalizzare le scorte di missili in vista di un conflitto più largo con gli Usa - e a una strategia: puntare a massimizzare i costi della guerra per Israele, umani ed economici.

Il conflitto pesa sulle casse di Israele per quasi 725 milioni di dollari al giorno solo per le spese militari, ha rivelato il generale di brigata in pensione Re'em Aminach, ex alto ufficiale della difesa e consulente finanziario del capo di stato maggiore delle Idf, a Ynet.

Il ministero delle finanze israeliano aveva già fissato un limite massimo di deficit del 4,9% del PIL per l'anno fiscale in corso, pari a circa 27,6 miliardi di dollari, ed è una stima che riguarda solo le spese militari dirette come missili, jet, carburante e truppe. Con le scuole e gli uffici chiusi, i negozi in gran parte fermi, l’economia ristagna. Ma soprattutto ci sono i costi umani: 24 le vittime finora, tutti civili. Gli israeliani resistono, un popolo soldato che marcia compatto nei rifugi, esegue gli ordini dell’esercito, convinto di combattere una battaglia esistenziale per la sopravvivenza. Ma quanto a lungo durerà? Nel rifugio due ragazzi litigare per i posti. “Siamo esausti”, dice la signora Yael.

Leggi i commenti