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E ora il sindaco di Budapest sogna la rimonta su “Viktator”

Il sindaco di Budapest Gergely Karacsony

 (agf)

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Ma ora che tutti lo festeggiano come il nuovo eroe anti-Orbán, va ricordato che da qui a battere il premier magiaro alle urne la strada è lunga
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BUDAPEST – Venerdì, quando gli hanno chiesto se avesse paura dopo le minacce esplicite del ministro della Giustizia di sbatterlo per un anno al fresco, Gergely Karácsony è scoppiato in una sonora risata. E da ieri è chiaro che la scommessa contro i torvi cecchini di Viktor Orbán, il sindaco cinquantenne di Budapest l’ha stravinta. Li ha seppelliti con una risata.

Il Pride è stato un successo clamoroso, le foto dei duecentomila sul Ponte Elisabetta hanno fatto il giro del mondo. Ed è la vittoria politica più significativa del politologo di Fehérgyarmat, del ricercatore prestato alla politica che incrocia le spade con Orbán da anni. E che per primo ha capitanato una rivolta orientale dei sindaci contro i nuovi autocrati del vecchio Patto di Varsavia. Ma ora che tutti lo festeggiano come il nuovo eroe anti-Orbán, va ricordato che da qui a battere il premier magiaro alle urne la strada è lunga e impervia. E Karácsony si è già bruciato una volta, nel tentativo di correre contro l’immarce…

BUDAPEST – Venerdì, quando gli hanno chiesto se avesse paura dopo le minacce esplicite del ministro della Giustizia di sbatterlo per un anno al fresco, Gergely Karácsony è scoppiato in una sonora risata. E da ieri è chiaro che la scommessa contro i torvi cecchini di Viktor Orbán, il sindaco cinquantenne di Budapest l’ha stravinta. Li ha seppelliti con una risata.

Il Pride è stato un successo clamoroso, le foto dei duecentomila sul Ponte Elisabetta hanno fatto il giro del mondo. Ed è la vittoria politica più significativa del politologo di Fehérgyarmat, del ricercatore prestato alla politica che incrocia le spade con Orbán da anni. E che per primo ha capitanato una rivolta orientale dei sindaci contro i nuovi autocrati del vecchio Patto di Varsavia. Ma ora che tutti lo festeggiano come il nuovo eroe anti-Orbán, va ricordato che da qui a battere il premier magiaro alle urne la strada è lunga e impervia. E Karácsony si è già bruciato una volta, nel tentativo di correre contro l’immarcescibile “Viktator”, come lo chiamano in Ungheria (una crasi semplice da sciogliere).

Sei anni fa, Karácsony aveva lanciato l’iniziativa di una lettera con altri tre sindaci del vecchio Patto di Visegrad, quando l’Ungheria, la Polonia, la Repubblica ceca e la Slovacchia erano ancora governate da leader populisti e autocratici. I quattro sindaci delle capitali avevano segnalato di voler creare delle oasi di libertà in Paesi oppressi dai nazionalismi e da traiettorie euroscettiche e si erano impegnati a difendere «valori comuni di libertà, dignità, democrazia, uguaglianza». Uno di quei sindaci, il popolarissimo Nicosur Dan, è appena stato eletto presidente della Repubblica in Romania.

Due anni dopo, un’altra notizia da Budapest aveva varcato i confini ungheresi. Orbán aveva concesso a Pechino di costruire un enorme campus, l’Università Fudan, nel cuore della capitale. E Karácsony aveva reagito intitolando una serie di strade di Budapest a Hong Kong, agli Uiguri o al Dalai Lama. Il premier ungherese aveva cercato di distrarre i suoi elettori, anche allora, dall’impopolarità del campus, contro il quale decine di migliaia di ungheresi erano scesi in piazza. È allora che era nata la prima, obbrobriosa legge che prendeva di mira le persone lgbtqi+, che bandiva ogni riferimento alla comunità dalle scuole e dai media. In quel 2021, tuttavia, Karácsony incassò una sconfitta amara. Sei partiti dell’opposizione, dalla destra alla sinistra, si coalizzarono per battere Orbán alle politiche dell’anno successivo. Al primo turno delle primarie, il sindaco di Budapest arrivò secondo, ma decise di ritirarsi a favore di Péter Márki-Zay, il terzo arrivato. Karacsony era riuscito a conquistare l’elettorato della capitale e di poche altra città. Márki-Zay vinse le primarie, ma la maxi coalizione anti-Orbán fu spazzata via alle urne. Il premier incassò il 60% dei voti. Battere un autocrate che ha messo sotto i suoi tacchi ogni angolo della vita pubblica è un’impresa titanica.

L’unico che sembra emergere è un ex esponente del suo partito, Peter Magyar. Ha vent’anni meno di lui, carisma e un’enorme capacità comunicativa. Lo distacca di 10-15 punti nei sondaggi. Ma se Karácsony dovesse tornare ad avere ambizioni di diventare premier, rischierebbe di cannibalizzarlo, di scippargli l’elettorato più progressista. E di spaccare, di nuovo, l’opposizione. Secondo qualcuno, dietro alla scelta di non intervenire al Pride, ci potrebbe essere proprio questo ragionamento, da parte di una vecchia volpe come Orbán.

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