Gli Usa colpiscono l’Iran da aerei invisibili e sottomarini. Le superbombe sui siti dell’uranio
di Gianluca Di FeoNon c’era mai stata una potenza simile concentrata su un solo obiettivo: il “Martello di Mezzanotte” scatenato da Donald Trump contro l’Iran ha fatto piovere sui laboratori sotterranei di Fordow una carica distruttiva impressionante, pari a metà di quella di una bomba nucleare tattica. Una lezione rivolta non soltanto agli ayatollah, ma a tutti gli avversari degli Stati Uniti: «Possiamo colpire dovunque nel mondo senza venire avvistati», ha commentato il ministro della Difesa trumpiano Pete Hegseth.
L’operazione per azzerare il programma nucleare di Teheran è stata affidata ai bombardieri “invisibili ai radar” B-2 Spirit, somiglianti a colossali pipistrelli con ali lunghe 52 metri. Sono la macchina bellica più avanzata e costosa – circa due miliardi di dollari per un singolo aereo - sviluppata ai tempi della Guerra Fredda: da oltre un quarto di secolo gli viene affidato il compito di infliggere il primo attacco, come ha…
Non c’era mai stata una potenza simile concentrata su un solo obiettivo: il “Martello di Mezzanotte” scatenato da Donald Trump contro l’Iran ha fatto piovere sui laboratori sotterranei di Fordow una carica distruttiva impressionante, pari a metà di quella di una bomba nucleare tattica. Una lezione rivolta non soltanto agli ayatollah, ma a tutti gli avversari degli Stati Uniti: «Possiamo colpire dovunque nel mondo senza venire avvistati», ha commentato il ministro della Difesa trumpiano Pete Hegseth.
L’operazione per azzerare il programma nucleare di Teheran è stata affidata ai bombardieri “invisibili ai radar” B-2 Spirit, somiglianti a colossali pipistrelli con ali lunghe 52 metri. Sono la macchina bellica più avanzata e costosa – circa due miliardi di dollari per un singolo aereo - sviluppata ai tempi della Guerra Fredda: da oltre un quarto di secolo gli viene affidato il compito di infliggere il primo attacco, come hanno fatto contro la Serbia nel 1999 e contro l’Iraq nel 2003. Questa volta però è stata mobilitata praticamente l’intera flotta di B-2, di cui esistono soltanto diciannove esemplari.
Nove sono decollati dalla base di Whiteman nel Missouri, rendendo manifesta la loro posizione: si sono mossi verso il Pacifico, mentre sui social il loro spostamento veniva seguito minuto per minuto. Si trattava di un diversivo: altri sette B-2 sono partiti nel segreto totale in direzione opposta. Con numerosi rifornimenti in volo – uno dei quali tra la Sicilia e Creta - hanno superato l’Atlantico e il Mediterraneo, poi sono passati sull’Arabia Saudita impiegando diciotto ore per raggiungere i confini iraniani. Per la coppia di piloti a bordo è stata un’attività di routine: «Quando ti addestri a restare in aria per trenta-quaranta ore, una trasferta sotto le venti ore è una passeggiata», ha raccontato il capitano Chris “Thunder” Beck. I due ufficiali si alternano ai comandi, ogni paio d’ore fanno una pennica e si impegnano per mantenere la concentrazione: «La spedizione sull’Iran è uno scenario a cui tutti si sono preparati molte volte per tanti anni», ha spiegato il generale Mark Weatherington, ex numero due dell’aviazione strategica Usa.
Subito dopo il tramonto, mentre i sette cavalieri dell’Apocalisse solcavano i cieli, un’ondata di caccia israeliani si è abbattuta sulle postazioni dei Guardiani di Rivoluzione nella zona di Bandar Abbas: hanno demolito centrali di coordinamento, radar e batterie contraeree, aprendo una breccia nelle difese sul fianco sud per favorire l’incursione statunitense. Intorno all’una e mezzo di notte, il Pentagono ha fatto entrare in azione la scorta. Caccia stealth F-35 hanno oscurato lo spettro elettromagnetico, disturbando le emissioni radar e le comunicazioni radio. Gli EF-18 Prowler della portaerei “Vinson” hanno seminato missili che individuano i radar e gli F-22 Raptor si sono appostati per abbattere eventuali intercettori nemici, sotto il coordinamento delle centrali volanti E-3: in tutto 125 velivoli.
Come in “Top Gun Maverick”, il film interpretato da Tom Curise che ha anticipato la realtà mettendo in scena il raid contro un centro di ricerche nucleari iraniano, i bombardieri non hanno fatto irruzione da soli. Quando si sono avvicinati ai confini della Repubblica Islamica, dal sottomarino “Uss Georgia” nascosto nell’Oceano Indiano è partita una salva di cruise Tomahawk. Il sommergibile è una base missilistica navigante, che si sposta senza venire scoperto e imbarca 154 ordigni: li spara sette alla volta, rimanendo in immersione.
Alle due di notte a Fordow è cominciato l’inferno. Il primo B-2 ha sganciato una coppia di bombe GBU-57 MOP - ossia Massive Ordnance Penetrator - da 13 tonnellate sulla montagna che protegge il cuore del programma segreto degli ayatollah: lì ci sono le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, fondamentali per gli asseriti piani di costruzione di una testata atomica. Le gallerie sono state scavate a novanta metri di profondità, dove nessuna arma può arrivare tranne la MOP: penetra la roccia e poi fa scoppiare due tonnellate e mezzo di esplosivo polimerico che generano un’onda d’urto terrificante, con un effetto simile a un terremoto. Altri cinque aerei hanno sorvolato la fortezza di pietra, scagliando dieci superbombe: i crateri d’ingresso sembrano indicare che conoscessero la posizione esatta dei cunicoli. Gli inneschi sono stati sincronizzati per aumentare la forza dello scoppio e si è levata una colossale nuvola di cenere, con un sinistro colore azzurrino.
Contemporaneamente, il settimo velivolo ha preso di mira i laboratori di Natanz, già colpiti dagli israeliani, con una coppia di “spacca-bunker”. Quando tutti i B-2 hanno completato la “manovra di evasione”, salendo di quota per allontanarsi, lì sono arrivati una ventina di missili cruise. Ciascuno contiene 450 chili di esplosivo; alcuni hanno un’ogiva speciale che perfora i rifugi corazzati. Altrettanti Tomahawk, o forse ancora di più, si sono abbattuti sulla struttura di Isfahan, completando la devastazione avviata dagli stormi dello Stato ebraico nei giorni scorsi.
L’attacco è durato venticinque minuti, durante i quali gli americani hanno scaricato sugli obiettivi un’energia distruttiva pari a circa centocinquanta tonnellate di tritolo: metà di quella di una piccola bomba nucleare tattica da 0.3 chilotoni, concentrata quasi totalmente nelle gallerie di Fordow. «Gli impianti chiave per l’arricchimento dell’uranio – ha dichiarato Donald Trump – sono stati completamente obliterati». Più cauto il generale Dan Caine, il numero uno dello stato maggiore che durante l’operazione è stato filmato mentre faceva le corna, che ha parlato di «danni estremamente gravi».
Il generale Caine è uno degli uomini di fiducia insediati da Trump al vertice delle istituzioni militari: il primo comandante delle forze armate richiamato dalla pensione, mentre lavorava per fondi d’investimento, e promosso senza avere mai avuto incarichi a quattro stelle. Quando pilotava gli F-16 in Iraq veniva chiamato “Razin Caine” per i suoi modi aggressivi e finora si è dedicato soprattutto a schierare le truppe sulla frontiera messicana per respingere i migranti. Adesso si trova a gestire un’inedita guerra contro l’Iran, in cui potrebbe tornargli utile un’esperienza del passato: ha guidato la missione per neutralizzare i missili balistici di Saddam Hussein, ora rischia di fronteggiare la rappresaglia di quelli dei pasdaran. Gli israeliani ritengono che abbiano ancora duecento lanciatori semoventi e 1.500 ordigni: quanto basta per una pesante ritorsione contro le installazioni Usa del Medio Oriente.