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Teheran, dal carcere di Evin alle basi dei pasdaran: attacco israeliano ai simboli del potere

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Cento bombe hanno colpito diversi obiettivi legati alle milizie che controllano le strade e soffocano il dissenso di piazza. Il ministro degli esteri dello Stato ebraico posta su X la foto della famigerata prigione e scrive: “Viva la libertà”
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Indebolire la struttura di comando e controllo interna della Repubblica islamica, indebolire l'apparato responsabile anche della repressione. In due ore questa mattina, Israele ha lanciato oltre 100 bombe su Teheran, colpendo diversi obiettivi legati ai Pasdaran e ai Basiji, la milizia che controlla le strade ed è autorizzata a usare la forza per silenziare il dissenso di piazza. Si era diffusa la notizia che fosse stata colpita anche l’università Beheshti, un ateneo specializzato in materie scientifiche a cui gli apparati attingono per la qualità della sua formazione, ma l’ufficio per le relazioni pubbliche per fortuna ha smentito la notizia.

Evin, il carcere simbolo della repressione

É certo invece che i jet israeliani abbiano colpito uno degli ingressi del famigerato carcere di Evin, simboli oscuro del regime, dov’è rinchiusa la migliore intelligentia di Teheran e non solo, attivisti, artisti, dissidenti, prigionieri politici, insieme ad altri detenuti condannati per reati comun…

Indebolire la struttura di comando e controllo interna della Repubblica islamica, indebolire l'apparato responsabile anche della repressione. In due ore questa mattina, Israele ha lanciato oltre 100 bombe su Teheran, colpendo diversi obiettivi legati ai Pasdaran e ai Basiji, la milizia che controlla le strade ed è autorizzata a usare la forza per silenziare il dissenso di piazza. Si era diffusa la notizia che fosse stata colpita anche l’università Beheshti, un ateneo specializzato in materie scientifiche a cui gli apparati attingono per la qualità della sua formazione, ma l’ufficio per le relazioni pubbliche per fortuna ha smentito la notizia.

Evin, il carcere simbolo della repressione

É certo invece che i jet israeliani abbiano colpito uno degli ingressi del famigerato carcere di Evin, simboli oscuro del regime, dov’è rinchiusa la migliore intelligentia di Teheran e non solo, attivisti, artisti, dissidenti, prigionieri politici, insieme ad altri detenuti condannati per reati comuni in processi quasi mai equi e trasparenti. Una parte dell'edificio è stata danneggiata, ma la situazione è sotto controllo, dicono i media locali. Alcuni detenuti sono rimasti feriti dai vetri frantumati dall’esplosione, nessuno in maniera grave. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saaron ha pubblicato su X il video dell’esplosione con un cartello che identifica l'ingresso della prigione e la scritta "Viva la libertad!" - in spagnolo, "Lunga vita alla libertà". Dal 1979 Evin è il braccio oscuro del regime dove finiscono tutti quelli che osano dissentire, dove vengono mandati a morti quelli condannati alla pena capitale con accuse legate allo spionaggio o alla “corruzione contro Dio” in processi dove non è garantita una difesa legale indipendente. È qui che sono detenuti anche diversi prigionieri stranieri.

La strategia contro i pasdaran

Dall'inizio del conflitto, la situazione dei prigionieri politici a Evin preoccupa gli attivisti perché su di loro potrebbe accanirsi la rabbia di un regime ferito e debole. E' già successo nella storia iraniana. Alla fine della guerra con l'Iraq, i seguici di Khomeini massacrarono migliaia di oppositori, comunisti, laici, liberali, con la scusa che si fossero schierati a fianco del nemico, Saddam.Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha chiarito che Israele non limiterà più i suoi attacchi ai suoi obiettivi come il programma nucleare e i missili iraniani, ma che colpirà la capacità del governo di Teheran di mantenere il potere. C’è una ragione dietro questa strategia. Le superbombe americane sganciate su Fordow, Natanz, e l'impianto di Isfahan hanno danneggiato pesantemente il programma nucleare iraniano ma non l’hanno distrutto e gli iraniani hanno già detto di voler continuare con l’arricchimento dell’uranio. C’è bisogno di un accordo politico, dunque, anche perché né gli Usa né Israele vogliono che la guerra si protragga a lungo. Il punto però è: con chi trattare? Nelle cancellerie occidentali è sempre più diffusa la convinzione che quella persona non possa essere Ali Khamenei.

Colpito “l’orologio della distruzione di Israele”

L'Idf ha colpito il cosiddetto orologio della 'Distruzione di Israele' che si trova in Piazza Palestina a Teheran e scandisce il tempo che manca fino alla “distruzione di Israele”. Esposto nel 2017 dalle autorità iraniane, è un'installazione provocatoria che segna il conto alla rovescia fino al 2040, in base alla previsione della Guida Suprema dell'Iran, lKhamenei, secondo cui Israele cesserà di esistere entro quella data. Sarebbe stato gravemente danneggiato dal bombardamento israeliano.

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