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Nucleare iraniano, colpiti i tunnel di Fordow. “Danni ingenti a Natanz e Isfahan”

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Gli Usa: “Il programma atomico è totalmente annientato”. Ma immagini ed esperti suggeriscono che non è stato il colpo di grazia
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Non è il colpo di grazia ma nemmeno uno scherzo. Il giorno dopo l’attacco americano, nessun esperto o analista militare ritiene che sia stata messa la parola fine al programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Tuttavia, come dimostrano le foto scattate dai satelliti, le 14 bombe bunker-buster e la pioggia di missili Tomahawk su Fordow, Natanz e Isfahan, i siti nucleari più importanti della Repubblica islamica, hanno provocato danni ingenti. Quanto ingenti sarà stabilito col tempo.

È solo Trump ad affermare, nel pieno dell’esaltazione post-attacco, che i siti sono stati «completely and totally obliterated», totalmente distrutti. Non lo dice il Pentagono, che parla di «danni seri» ma non di annientamento. Non lo dice il vicepresidente J.D. Vance, che a domanda diretta risponde «abbiamo comunque ritardato lo sviluppo dell’arma nucleare», lasciando intendere che almeno una parte degli stock radioattivi è ancora intatta. Non lo dicono le forze armate israeliane (anch’esse temono …

Non è il colpo di grazia ma nemmeno uno scherzo. Il giorno dopo l’attacco americano, nessun esperto o analista militare ritiene che sia stata messa la parola fine al programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Tuttavia, come dimostrano le foto scattate dai satelliti, le 14 bombe bunker-buster e la pioggia di missili Tomahawk su Fordow, Natanz e Isfahan, i siti nucleari più importanti della Repubblica islamica, hanno provocato danni ingenti. Quanto ingenti sarà stabilito col tempo.

È solo Trump ad affermare, nel pieno dell’esaltazione post-attacco, che i siti sono stati «completely and totally obliterated», totalmente distrutti. Non lo dice il Pentagono, che parla di «danni seri» ma non di annientamento. Non lo dice il vicepresidente J.D. Vance, che a domanda diretta risponde «abbiamo comunque ritardato lo sviluppo dell’arma nucleare», lasciando intendere che almeno una parte degli stock radioattivi è ancora intatta. Non lo dicono le forze armate israeliane (anch’esse temono che alcune riserve di uranio siano state messe al sicuro prima del raid di ieri) e, ovviamente, non lo dicono i pasdaran, la cui versione ufficiale è che l’incursione americana non ha causato danneggiamenti significativi al programma nucleare degli ayatollah. La verità sta in un punto ancora da definire tra «totally obliterated» e «non ci avete fatto niente».

Partiamo da Fordow, il più protetto degli impianti, non foss’altro perché costruito una novantina di metri sotto terra, nel ventre di una montagna vicino alla città di Qom. Costo stimato: 1,7 miliardi di dollari. Ospita almeno 2.200 centrifughe che hanno arricchito uranio fino al 60 per cento. L’arricchimento non vuol dire automaticamente bomba, come ricorda l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica (l’Aiea, accusata dal governo iraniano di aver dato un pretesto a Netanyahu per attaccare), è però vero che l’unico uso conosciuto a percentuali così elevate è quello bellico.

Tra il 19 e il 20 giugno il satellite fotografa 16 camion all’ingresso del sito, probabilmente serviti per trasferire materiale e macchinari. L’agenzia iraniana Mehr sostiene che l’uranio arricchito sia stato portato via da Fordow nei giorni scorsi, difficile però che uno spostamento così delicato sia stato organizzato con tir da trasporto merci. Il 21, delle ruspe tappano con cumuli di terra almeno due dei sei ingressi all’impianto. Dopo l’attacco americano, il satellite vede sei fori di entrata delle dodici Gbu-57 sganciate su Fordow: tre fori sul versante della montagna, tre sul crinale. Nelle vicinanze il terreno è coperto di cenere.

«La precisione dei crateri fa ritenere che l’aviazione americana conoscesse la posizione esatta delle gallerie sottostanti», spiega a Repubblica un alto ufficiale Nato in pensione. Secondo David Albright, fondatore dell’Institute for Science and International Security, le bombe ad alta penetrazione (bucano fino a 60 metri) hanno preso di mira i condotti di ventilazione, come indica uno schema di pianta della struttura trovato nell’Archivio nucleare iraniano. «La distruzione delle sale con le centrifughe è assai probabile, ma non è certa», afferma Albright.

Gli analisti dell’Open Source Centre londinese, che hanno elaborato immagini di Maxar Technologies, individuano un punto di terra smossa che può segnalare il collasso di un tunnel sottostante. «L’impressione è che le bombe siano penetrate a una profondità inferiore a 90 metri — osserva ancora l’ufficiale ex Nato — non ci sono elementi per ipotizzare il crollo del terreno ma è possibile che l’onda d’urto sia stata volutamente indirizzata nelle gallerie in modo dirompente».

L’Aiea non ha rilevato alcun aumento dei valori delle radiazioni nei tre siti bersagliati. «Prima dell’inizio dei raid israeliani, tutti contenevano materiale nucleare nella forma di uranio arricchito a diversi livelli», spiega Rafael Grossi, direttore dell’Agenzia. «Da quel che sappiamo, Fordow è stato sicuramente colpito ma è prematuro valutare i danni, essendo la struttura sotterranea. Sappiamo che hanno generatori interni per l’elettricità. Diverso il discorso di Natanz, dove i sotterranei sembrano distrutti».

Natanz, dunque: il centro iraniano più attrezzato per l’arricchimento (10 mila centrifughe), con complessi edilizi in superficie e tre interrati. Già preso di mira dai caccia israeliani, è stato attaccato con due bombe bunker-buster (dal satellite si vede il foro d’entrata in un campo sotto cui si troverebe un maxi-deposito). Trenta missili da crociera, poi, sono stati lanciati sulle palazzine. Stando a quanto riferiscono gli ispettori Aiea, il sistema di alimentazione elettrico non funziona più e questo rovina le centrifughe.

Infine Isfahan, sede del più avanzato istituto di ricerca della Repubblica islamica, aperto nel 1984 con fondi cinesi e dove hanno lavorato 3 mila scienziati. Secondo gli 007 americani, è il cervello del programma segreto. Il generale Dan Caine, del Pentagono, ha spiegato che sono stati lanciati sulle infrastrutture di Isfahan più di una dozzina di Tomahawk. Colpite le gallerie vicino alla sede principale. Ma, anche qui, solo un’ispezione dirà quanto di questo centro, dunque del progetto di Ali Khamenei, è stato devastato.

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