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Micro-toilet, una “culla” e disciplina: le 33 ore di volo dei piloti del B-2 che ha attaccato l’Iran

(afp)

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Chi guida questi bombardieri americani riceve un addestramento che ricorda quello degli astronauti: devono raggiungere una resistenza psichica e fisica straordinaria, mantenendo la concentrazione per oltre un giorno. Nella cabina c’è un cilindro metallico da usare come bagno, un lettino a scomparsa e un piccolo frigo per gli snack
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Quelli che hanno colpito gli impianti nucleari iraniani sono rimasti in aria per trentatre ore filate, ma per i piloti del bombardiere B-2 Spirit non si tratta di un primato: il record finora è una missione non-stop di 44 ore e mezza. La coppia di ufficiali a cui vengono affidati gli aerei più costosi del mondo – oltre due miliardi di dollari ciascuno – sono dei maratoneti dei cieli e quando decollano sanno di avere davanti almeno otto ore di volo. In genere vengono selezionati tra gli equipaggi dei B-52, le leggende della Guerra Fredda che compiono spedizioni attraverso i continenti, e poi ricevono un addestramento che ricorda quello degli astronauti: devono raggiungere una resistenza psichica e fisica straordinaria, mantenendo la concentrazione per oltre un giorno.

Un rigore monacale domina le loro giornate. Ogni attività preparatoria viene controllata da un pool di specialisti medici: “C’è un modo in cui puoi modificare il ritmo circadiano e spostare avanti o indietro l’orologio b…

Quelli che hanno colpito gli impianti nucleari iraniani sono rimasti in aria per trentatre ore filate, ma per i piloti del bombardiere B-2 Spirit non si tratta di un primato: il record finora è una missione non-stop di 44 ore e mezza. La coppia di ufficiali a cui vengono affidati gli aerei più costosi del mondo – oltre due miliardi di dollari ciascuno – sono dei maratoneti dei cieli e quando decollano sanno di avere davanti almeno otto ore di volo. In genere vengono selezionati tra gli equipaggi dei B-52, le leggende della Guerra Fredda che compiono spedizioni attraverso i continenti, e poi ricevono un addestramento che ricorda quello degli astronauti: devono raggiungere una resistenza psichica e fisica straordinaria, mantenendo la concentrazione per oltre un giorno.

Un rigore monacale domina le loro giornate. Ogni attività preparatoria viene controllata da un pool di specialisti medici: “C’è un modo in cui puoi modificare il ritmo circadiano e spostare avanti o indietro l’orologio biologico attraverso una giusta quantità di sonno, cambiando la fasi del riposo e trasformando la dieta”, ha dichiarato il capitano Caleb James, medico del 509th Medical Group che si occupa del training. In alcune missioni particolarmente lunghe, i dottori possono prescrivere farmaci – mai definiti esplicitamente stimolanti - “nell’eventualità che questi piloti abbiano bisogna di una piccola spinta aggiuntiva per restare focalizzati sulla missione”. Anche se molti ufficiali hanno sviluppato i loro metodi personali per autocontrollarsi: ascoltare musica, leggere libri o compiere piccoli esercizi fisici. Quasi sempre rimanendo incollati al sedile.

Il B-2 è un’arma segreta. Nonostante sia stato concepito alla fine degli anni Ottanta e sia entrato in servizio nel 1997, mantiene delle prestazioni uniche: è stato progettato per essere “invisibile ai radar”, con un disegno complessivo molto particolare che lo rende simile a un colossale pipistrello con ali lunghe 52 metri e con l’adozione di materiali top secret che assorbono o lasciano scivolare gli impulsi dei sensori, scomparendo così dalla rete di avvistamento nemica. In realtà lasciano comunque una traccia, ma talmente piccola da non far sospettare la presenza di un colosso con 27 tonnellate di ordigni nella stiva. I quattro potenti motori garantiscono ampi margini: si ritiene possa tornare a casa anche con uno solo in funzione. Dei 21 esemplari prodotti, oggi ne restano attivi 19: ne erano stati previsti cento, ma il disarmo globale degli anni Novanta ha spinto il Pentagono a tagliare gli ordini.

I piloti e il sistema di guida

La cupola di riservatezza impedisce di avere immagini degli interni. C’è un solo breve video che mostra la cabina, più grande di quella di un caccia ma molto meno rispetto a un Airbus o a un Boeing di linea. Il filmato fa vedere i piloti seduti davanti a un’abbondanza di schermi che tradisce l’età del mezzo: oggi gli aerei militari hanno al massimo due grandi display digitali, mentre i dati principali sul funzionamento di motori e sulla rotta vengono proiettati nella visiera del casco. Tecnologie che i suoi progettisti negli anni Novanta ancora non conoscevano, anche se il livello di sosfisticazione resta elevato e le strumentazioni elettroniche hanno subito aggiornamenti nel corso degli anni.

Gran parte dei trasferimenti tra le nuvole avvengono con sistemi di guida automatica: uno solo dei piloti resta ai comandi, l’altro può rilassarsi. “E’ importante non lasciarsi cullare da un senso di sicurezza ingannevole sapendo che hai davanti ad esempio dodici ore prima di arrivare in prossimità del bersaglio – ha sottolineato il capitano Mike Hafner alla rivista Defence News - . Devi essere produttivo e fare tutto quello che viene richiesto, a partire dal sonno, per evitare di restare indietro nel livello di attenzione e dopo faticare a recuperare”.

Solo durante i rifornimenti tra le nuvole – possono essercene sei durante un volo – entrambi gli ufficiali sono in azione, come ovviamente accade durante la fase d’attacco. Spesso però l’incursione dura pochissimo rispetto ai trasferimenti: nel caso del bombardamento sull’Iran, soli venticinque minuti. Le altre 32 ore e 35 minuti sono state una interminabile routine.

La “culla” e la micro-toilet

Dietro i due seggiolini eittabili c’è uno spazio minuscolo, mai fotografato. “Non si può certo fare una camminata, ma almeno si può stare in piedi”, ha detto uno degli ufficiali stanziati a Whiteman nel Missouri, unica base dei B-2. In questo piccolo aereo c’è una micro-toilet, descritta come “un cilindro metallico, che si trova alle spalle del comandante senza alcun divisorio. C’è pure un lettino a scomparsa per i pisolini, chiamato “culla”: durano in media un paio d’ore, ma l’orario dipende dalla rotta e dagli altri impegni programmati.

“Quando devi affrontare una missione lunga un intero giorno – dice Niki “Rogue” Polidor, una delle nove donne ad essere state abilitate a guidare il B-2 - entri nei dettagli su chi si occuperà di cosa e in particolare su come gestiremo il sonno. Bisogna pensare a un passo alla volta. I tempi di ogni compito devono essere stabiliti in anticipo, così quando entriamo nella cabina siamo pronti per decollare, per tutti i rifornimenti in volo, le azioni di combattimento e ovviamente l’atterraggio”.

Dormire non è così semplice, perché spesso muovendoti a novecento chilometri attraverso i fusi orari ti ritrovi costantemente sotto il sole per gran parte della trasferta. “La tua mente non sa come reagire, rischi di rimanere sveglio e perdere il senso del tempo. Posso dire che ti senti molto grato quando atterri”, conclude Beck.

I pasti durante il volo

In questa angusta comfort zone si trovano pure un forno a microonde e un frigoriferino. L’alimentazione è un elemento importante per conservare la concentrazione. “Il giorno prima di una missione, non mangio nulla di troppo esotico e vado a letto presto – dice Haffner –. Quando ti svegli, fai un giro e ti riaddormenti il più a lungo impossibile”.

Il capitano Chris “Thunder” Beck, la cui trasferta più lunga è stata di 33 ore, raccomanda l’importanza di restare idratati e dice di portarsi parecchie bottiglie d’acqua e di bevande vitaminiche a bordo. Haffner invece si porta articoli di toilette, abiti di ricambio e snack leggeri. “Mi piace paragonarlo a un lungo viaggio in auto. Se ti fermi in un fastfood e ti spari un doppio cheeseburger, patatine, milkshake e dolce, dopo cadi in preda alla sonnolenza. Allo stesso tempo, se non mangi nulla ti senti uno schifo. Ecco, bisogna trovare una felice via di mezzo”.

I B-2 Spirit sono anche “cavalieri dell’apocalisse” destinati agli attacchi nucleari: ognuno può trasportare sedici bombe atomiche, quanto basta per radere al suolo un’intera nazione. Per questo agli equipaggi vengono chieste capacità di sopravvivenza estreme, non previste per chi pilota gli altri caccia. Ad esempio, devono sapere compiere le principali riparazioni del velivolo. E poterlo rifornire senza aiuto, atterrando su una qualsiasi pista: il tempo massimo concesso per fare il pieno è di due ore. Sono requisiti nati ipotizzando che molte basi siano state distrutte dal nemico, senza rinunciare a contrattaccare con i bombardieri stealth: uno scenario da fine del mondo, che continua a fare parte dell’addestramento quotidiano.

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