Diario dall’Iran: “Noi vittime di politiche fallimentari”
di Roja Shomali*Mi sono svegliata con un blackout. Ma poi durante la giornata sono stata perennemente connessa: si continuava a parlare dell’attacco americano all’impianto di Fordow avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Per tutti questi anni, questo regime ha investito i nostri soldi in politiche fallimentari, prima fra tutte quella dell’arricchimento dell’uranio, mentre la gente comune faticava ad arrivare a fine mese.
Quando ieri mattina Israele ha attaccato varie zone di Teheran e colpito anche la prigione di Evin il mio cuore era con i prigionieri politici, con tutte le persone di Teheran che sono state in pericolo.
La guerra ti toglie la vita, l’anima, la giovinezza, i sogni, gli sforzi e le speranze. E tutto questo accade davanti ai tuoi occhi, mentre sei ancora vivo.
Mi sono svegliata con un blackout. Ma poi durante la giornata sono stata perennemente connessa: si continuava a parlare dell’attacco americano all’impianto di Fordow avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Per tutti questi anni, questo regime ha investito i nostri soldi in politiche fallimentari, prima fra tutte quella dell’arricchimento dell’uranio, mentre la gente comune faticava ad arrivare a fine mese.
Quando ieri mattina Israele ha attaccato varie zone di Teheran e colpito anche la prigione di Evin il mio cuore era con i prigionieri politici, con tutte le persone di Teheran che sono state in pericolo.
La guerra ti toglie la vita, l’anima, la giovinezza, i sogni, gli sforzi e le speranze. E tutto questo accade davanti ai tuoi occhi, mentre sei ancora vivo.
Non appena è tornata la corrente ho messo il cellulare in carica e ho iniziato a controllare Instagram: tutte le storie dei miei amici parlavano della paura che della Terza guerra mondiale. Ogni giorno che passa la paura cresce dentro di me e la leggo sugli occhi dei miei cari. Le notti sono diventate interminabili: nessuno di noi riesce più a dormire. Siamo sempre in attesa di un nuovo evento. Ho sempre amato guardare il cielo di notte, ma ora ho paura di alzare gli occhi, non osservo più né la luna né le stelle. Ho perso la cognizione del tempo, faccio fatica a contare i giorni, mi sembra sia passata un’eternità.
Ma continuiamo a essere solidali tra noi. Abbiamo messo a disposizione una stanza per una famiglia che non aveva un rifugio. Sono in tre: una coppia di giovanissimi di Teheran con una figlia di soli sette mesi, che si chiama Golnaz. È bellissima, è l’unica luce in questi giorni. Nel nostro quartiere abbiamo organizzato un piccolo gruppo per cucinare insieme e distribuire pasti caldi a chi non ha nemmeno la possibilità di comprarsi un pezzo di pane. La nostra lotta è contro chi ha trasformato la nostra terra in un campo di battaglia per i propri interessi geopolitici. È una lotta per la pace, per la giustizia sociale, per un futuro in cui nessuno debba più vivere con la paura negli occhi. Continueremo a resistere, a sperare, a costruire ponti di umanità, anche quando tutto sembra perduto.
*L’autrice è una blogger di Teheran che scrive sotto pseudonimo.