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Ore ad alta tensione tra Iran e Israele, poi l’annuncio di Trump: “Finita la guerra dei 12 giorni”

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In mattinata altri missili cadono su Israele, che minaccia la ritorsione su Teheran. Donald chiama Netanyahu: “Fermati subito”. Il cessate il fuoco tiene per il resto del giorno
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L’AIA – Siccome una maniera elegante per dirlo non esiste, tanto vale riportare fedelmente quanto ha detto ieri mattina Trump, mentre lasciava la Casa Bianca per venire al vertice Nato in Olanda. Perché forse è stato il momento in cui il suo cessate il fuoco in Iran è diventato possibile: «Abbiamo due Paesi che combattono da così tanto tempo, e così duramente, che non sanno più cosa c..zo stanno facendo. Capito?». Se un ragazzino usasse a scuola la sua espressione, “what the fuck”, verrebbe sospeso. Con lui è diventata strumento di pace.

La giornata in realtà non era cominciata bene, perché dopo aver annunciato al mondo di aver fermato la “Guerra dei 12 giorni”, magari tenendo un occhio sul Nobel, Trump si era visto tradito dai litiganti che continuavano a spararsi. Quindi aveva sfogato la frustrazione sui social: «Israele. Non sganciate quelle bombe. Se lo fate è una grave violazione. Riportate a casa i vostri piloti, o…

L’AIA – Siccome una maniera elegante per dirlo non esiste, tanto vale riportare fedelmente quanto ha detto ieri mattina Trump, mentre lasciava la Casa Bianca per venire al vertice Nato in Olanda. Perché forse è stato il momento in cui il suo cessate il fuoco in Iran è diventato possibile: «Abbiamo due Paesi che combattono da così tanto tempo, e così duramente, che non sanno più cosa c..zo stanno facendo. Capito?». Se un ragazzino usasse a scuola la sua espressione, “what the fuck”, verrebbe sospeso. Con lui è diventata strumento di pace.

La giornata in realtà non era cominciata bene, perché dopo aver annunciato al mondo di aver fermato la “Guerra dei 12 giorni”, magari tenendo un occhio sul Nobel, Trump si era visto tradito dai litiganti che continuavano a spararsi. Quindi aveva sfogato la frustrazione sui social: «Israele. Non sganciate quelle bombe. Se lo fate è una grave violazione. Riportate a casa i vostri piloti, ora». Uscendo dalla Casa Bianca, si era detto «insoddisfatto» del comportamento di entrambi i Paesi, temendo forse che le componenti dei due governi contrarie alla tregua stessero prevalendo. Poco prima dell’inizio del cessate il fuoco, infatti, un missile di Teheran aveva fatto quattro morti a Beer Sheva, e lo Stato ebraico minacciava una punizione dura.


L’intelligence americana, secondo Cnn e New York Times, poi smentiti dalla Casa Bianca («volete sminuire Trump»), dopo le prime analisi dei bombardamenti contro i siti di Fordow, Natanz e Isfahan, stima che il programma nucleare non sia stato distrutto, ma solo ritardato di alcuni mesi. Quindi Trump ha cercato di rassicurare gli israeliani, rispondendo così a chi gli chiedeva se Teheran non potrebbe riprendere il cammino verso l’atomica: «Assolutamente no». Non è chiaro però se si riferisse alla sua determinazione di impedirlo, oppure all’effettiva impossibilità di farlo, in assenza di un negoziato che ora dovrebbe seguire ai raid per trovare un accordo che elimini la minaccia in maniera permanente.

Gli attacchi e le provocazioni però sono proseguite, e quindi mentre era in volo sull’Air Force One il presidente ha chiamato il premier. Secondo fonti della Casa Bianca è stato «particolarmente risoluto e diretto», chiarendo che sul piano militare il Pentagono aveva fatto tutto quanto riteneva necessario, e perciò non avrebbe condotto altri interventi. Il risultato della conversazione lo ha riportato lui stesso sui social: «Israele non attaccherà l’Iran. Tutti gli aerei faranno retromarcia e torneranno a casa. Il cessate il fuoco è attivo». E ancora: «Sia Israele che l’Iran volevano fermare la guerra allo stesso modo. È stato un grande onore per me distruggere tutte i siti e le capacità nucleari, e poi fermare la guerra». Quindi parlando con i giornalisti al seguito ha aggiunto che non punta a rovesciare il governo, perché i cambi di regime creano «caos e non vogliamo vedere caos». Il Paese «potrà essere ricostruito e prosperare, senza l’atomica».

La tregua in realtà è fragile e Trump lo sa. Il presidente iraniano Masud Pezeshkian ha proclamato «la fine della Guerra dei 12 giorni», denunciando però che è stata imposta al suo Paese, dopo essersi dichiarato pronto a tornare «al tavolo delle trattative». Quindi ha avvertito che Teheran continuerà a difendere i suoi «diritti legittimi» per il programma nucleare, garantiti dal Trattato di non proliferazione, incluso l’arricchimento dell’uranio. Il difficile dunque comincia ora, perché il regime non è caduto e ha ancora capacità, volontà, e forse l’incentivo a costruire la bomba

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