Riappare dalle viscere dell’Iran, Ali Khamenei, il viso pallido, la voce roca che a tratti si interrompe. È il primo discorso alla nazione da quando è iniziata la tregua, un video pre-registrato che va in onda sulla tv iraniana a metà mattina, poche ore dopo che il presidente americano aveva vantato l’annientamento del programma nucleare iraniano. L’Iran ha ottenuto una grande «vittoria», rivendica la Guida suprema, abbiamo dato «uno schiaffo in faccia all’America» e manda un messaggio a Trump: «Non hanno ottenuto alcun risultato» con gli attacchi agli impianti nucleari, «nulla di significativo» e anzi ha ricevuto un «duro colpo» dalla rappresaglia contro la base Usa in Qatar. «Se in futuro dovesse verificarsi un attacco», avverte, «il costo per il nemico e l’aggressore sarà senza dubbio molto alto». Una versione, quella di Khamenei, che collide con le parole del ministro degli esteri Araghchi: i danni agli impianti nucleari sono «significativi».
L’anziano leader non appariva dal…
Riappare dalle viscere dell’Iran, Ali Khamenei, il viso pallido, la voce roca che a tratti si interrompe. È il primo discorso alla nazione da quando è iniziata la tregua, un video pre-registrato che va in onda sulla tv iraniana a metà mattina, poche ore dopo che il presidente americano aveva vantato l’annientamento del programma nucleare iraniano. L’Iran ha ottenuto una grande «vittoria», rivendica la Guida suprema, abbiamo dato «uno schiaffo in faccia all’America» e manda un messaggio a Trump: «Non hanno ottenuto alcun risultato» con gli attacchi agli impianti nucleari, «nulla di significativo» e anzi ha ricevuto un «duro colpo» dalla rappresaglia contro la base Usa in Qatar. «Se in futuro dovesse verificarsi un attacco», avverte, «il costo per il nemico e l’aggressore sarà senza dubbio molto alto». Una versione, quella di Khamenei, che collide con le parole del ministro degli esteri Araghchi: i danni agli impianti nucleari sono «significativi».
L’anziano leader non appariva dal 19 giugno, e sul suo conto sono circolate le voci più disparate. Di certo si sa che vive protetto in un bunker, difficile da localizzare stando alle dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano, Katz: «Se fosse stato nel nostro mirino, lo avremmo eliminato, ma si è nascosto in profondità e ha interrotto i contatti con i comandanti che hanno sostituito quelli eliminati». Come già nel discorso del 19 giugno, Khamenei non evoca la Repubblica islamica, ma fa appello alla nazione, prova a sollecitare l’orgoglio di un Iran «che non si arrenderà mai agli Stati Uniti». La resa non è un’opzione, e il sistema prepara la controffensiva.
Il primo obiettivo è l’Aiea di Rafael Grossi, che a Teheran guardano ormai con sospetto, accusandola di aver armato la pistola di Netanyahu con la mozione di censura sul nucleare che ha anticipato di pochi giorni l’attacco israeliano. «Non vogliamo Grossi a Teheran», dichiara Araghchi. Il Consiglio dei guardiani intanto ha ratificato la legge del Parlamento che sospende ogni forma di cooperazione con l’agenzia atomica dell’Onu, vuol dire niente telecamere di sorveglianza negli impianti, niente ispezioni e scambio di informazioni, a meno che non venga garantita «la sicurezza futura dei siti e degli scienziati nucleari iraniani», obiettivi dei raid di Israele. La ripresa della collaborazione sarà oggetto di negoziato, se mai ce ne sarà uno. Gli americani starebbero valutando lo scongelamento di 30 miliardi di fondi iraniani bloccati all’estero per il nucleare civile, rivela la Cnn, insieme a una rimozione parziale delle sanzioni per riportare Teheran al tavolo, ma Araghchi ha chiarito che non c’è nessun accordo per riprendere i negoziati e che l’Iran sta ancora valutando se sia nel suo interesse farlo. Sembra comunque improbabile che Teheran accetti le condizioni che ha rifiutato prima di essere bombardata, ovvero la rinuncia totale all’arricchimento dell’uranio.
Un ruolo ce l’avranno anche i suoi alleati. La decisione di interrompere le comunicazioni con l’Aiea non piace a Mosca: «Vogliamo che la cooperazione tra l’Iran e l’Agenzia continui, e anche che tutti rispettino la dichiarazione ripetutamente affermata dall’Iran secondo cui il Paese non possiede e non avrà armi nucleari», ha detto il ministro degli Esteri Lavrov. La Russia è uno dei principali fornitori esterni del nucleare civile iraniano, circa 200 scienziati russi erano sul terreno in Iran anche durante i bombardamenti israeliani, e Putin ha negoziato per la loro sicurezza direttamente con Israele. Ma Mosca mantiene una posizione ambigua verso Teheran, i cui droni sono stati decisivi nella guerra contro l’Ucraina: non vuole la caduta di un regime amico, ma ha anche tutto l’interesse a vederlo indebolito.