Iran, Vaez: “Khamenei è più debole e la vita nel bunker lo sta devastando”
di Gabriella ColarussoKhamenei oggi è più debole, ma chi aveva l’autorità per metterlo da parte è stato eliminato. Il regime non tratterà senza prima aver ricostruito la sua leva negoziale», dice Ali Vaez, analista esperto di Iran del Crisis Group, che ebbe un ruolo nell’accordo nucleare del 2015.
Khamenei ridimensiona i danni; crede davvero di aver vinto?
«Parla ai suoi sostenitori, deve rassicurarli, dire che il regime non cede alla pressione, che hanno pagato un prezzo alto ma ne sono usciti più forti. La sopravvivenza del sistema per lui è una vittoria, anche se una vittoria di Pirro. Mi ha colpito il suo aspetto, devastato. Sembra invecchiato di diversi anni nel giro di pochi giorni».
Si dice che abbia difficoltà persino a comunicare con i suoi dal bunker in cui si trova.
«Nessuno lo sa davvero. Ma credo che abbia imparato la lezione di Hezbollah e sta attento a non esporsi. Nasrallah si spostava di continuo passando da un bunker all’altro, e questo lo ha reso vulnerabile. Non credo che Khamenei …
Khamenei oggi è più debole, ma chi aveva l’autorità per metterlo da parte è stato eliminato. Il regime non tratterà senza prima aver ricostruito la sua leva negoziale», dice Ali Vaez, analista esperto di Iran del Crisis Group, che ebbe un ruolo nell’accordo nucleare del 2015.
Khamenei ridimensiona i danni; crede davvero di aver vinto?
«Parla ai suoi sostenitori, deve rassicurarli, dire che il regime non cede alla pressione, che hanno pagato un prezzo alto ma ne sono usciti più forti. La sopravvivenza del sistema per lui è una vittoria, anche se una vittoria di Pirro. Mi ha colpito il suo aspetto, devastato. Sembra invecchiato di diversi anni nel giro di pochi giorni».
Si dice che abbia difficoltà persino a comunicare con i suoi dal bunker in cui si trova.
«Nessuno lo sa davvero. Ma credo che abbia imparato la lezione di Hezbollah e sta attento a non esporsi. Nasrallah si spostava di continuo passando da un bunker all’altro, e questo lo ha reso vulnerabile. Non credo che Khamenei voglia correre rischi inutili. Sa di essere il collante che tiene ancora unito il regime. Ma questo ha ripercussioni su una persona della sua età e con la sua posizione quasi divina all’interno della Repubblica Islamica».
Ci sono segnali di divisione all’interno dell’establishment?
«L’unico evidente finora è quello tradizionale tra i falchi come Jalili, contrari al dialogo con gli Usa, e le voci più pragmatiche. Ma finora non abbiamo assistito a gravi defezioni nei ranghi più alti dell’élite politica. Fenomeno interessante perché prima della guerra c’era molta frustrazione nella nuova generazione delle Guardie Rivoluzionarie riguardo alla leadership di Khamenei. C’era chi lo criticava per l’attacco diretto a Israele dello scorso aprile che aveva spinto Israele a colpire direttamente l’Iran. Ma anche chi sosteneva che fosse troppo riluttante ad attivare l’asse della resistenza in uno scontro a tutto campo con Israele prima che Israele lo smantellasse».
La Guida è più debole?
«Si. Ma gli unici che avevano la legittimità e l’autorità per metterlo da parte, i comandanti senior del Pasdaran, sono stati eliminati nei primi giorni di guerra».
È realistico pensare che l’Iran abbia conservato le scorte di uranio arricchito?
«Gli iraniani sapevano che sarebbero stati colpiti. Sarebbe molto sorprendente se non avessero attivato piani di emergenza. Adesso l’unico modo per sapere cosa è successo è avere di nuovo gli ispettori sul campo ma l’Iran non sta permettendo all’Aiea di rientrare. La comunità internazionale è cieca».
Il presidente Pezeshkian si è detto disponibile a dialogare.
«Non credo che sarebbero disposti a capitolare sulla linea rossa dell’arricchimento. E anzi non sarei sorpreso se l’Iran riprendesse l’arricchimento nei prossimi giorni o settimane per dimostrare di avere ancora la capacità di farlo e poi sedersi al tavolo delle trattative con una mano relativamente più forte».