Cile, tentazione comunista alla presidenza: exploit di Jeannette Jara alle primarie della sinistra
di Daniele MastrogiacomoUna comunista alla Moneda. Non è un’ipotesi peregrina. Ci sono tutte le premesse perché questo avvenga. Anche se i cileni, stando a tutti i sondaggi, sono sempre più decisi a premiare la destra insoddisfatti dal governo del Fronte Amplio guidato dal giovane Gabriel Boric. La clamorosa vittoria alle primarie della sinistra (60 per cento dei voti) di Jeannette Jara, 51 anni, funzionaria pubblica, avvocata, già ministra dei Trasporti e nota esponente del Partito comunista, ha impresso una svolta che pochi si aspettavano. Anche all’interno del vasto raggruppamento progressista c’è stata sorpresa. La socialdemocratica Carolina Tohá, favorita, è arrivata seconda raccogliendo solo il 28 per cento dei consensi, il rappresentante di Boric, il moderato Gonzalo Winter, ha ottenuto il 9 e il Verde Jaime Mulet il 2,7.
Con Jara il Pc per la prima volta dal 1990, dal ritorno della democrazia nel paese andino, ha possibilità di varcare le stanze del potere, superando le pregiudiziali storiche che l’a…
Una comunista alla Moneda. Non è un’ipotesi peregrina. Ci sono tutte le premesse perché questo avvenga. Anche se i cileni, stando a tutti i sondaggi, sono sempre più decisi a premiare la destra insoddisfatti dal governo del Fronte Amplio guidato dal giovane Gabriel Boric. La clamorosa vittoria alle primarie della sinistra (60 per cento dei voti) di Jeannette Jara, 51 anni, funzionaria pubblica, avvocata, già ministra dei Trasporti e nota esponente del Partito comunista, ha impresso una svolta che pochi si aspettavano. Anche all’interno del vasto raggruppamento progressista c’è stata sorpresa. La socialdemocratica Carolina Tohá, favorita, è arrivata seconda raccogliendo solo il 28 per cento dei consensi, il rappresentante di Boric, il moderato Gonzalo Winter, ha ottenuto il 9 e il Verde Jaime Mulet il 2,7.
Con Jara il Pc per la prima volta dal 1990, dal ritorno della democrazia nel paese andino, ha possibilità di varcare le stanze del potere, superando le pregiudiziali storiche che l’avevano spinto all’opposizione dei governi di centro-sinistra della transizione. Al tempo stesso, il successo della ex ministra comporta un duro colpo per le forze moderate del progressismo – incarnate da Carolina Tohá in questa competizione interna – che si ritrovano ancora una volta condizionate dalla sinistra radicale. La leader socialdemocratica ha comunque riconosciuto il risultato. “E’ tempo di riaffermare ciò che abbiamo detto più volte”, ha dichiarato ammettendo la sconfitta. “Siamo impegnati in un patto che rispetteremo, non solo nella forma ma anche nella sostanza. Jeannette Jara diventa la candidata del centro-sinistra e lavoreremo lealmente per garantire che questa candidatura offra al Paese il miglior progetto possibile per competere la destra”.
Alle urne di domenica si sono recate 1,4 milioni di persone. Molte meno del 1,7 che avevano eletto nel 2021 Gabriel Boric e poco più del 1,3 dei votanti alle primarie della destra. Il fronte conservatore si presenterà con tre nomi al primo turno delle presidenziali del 16 novembre: Evelyn Matthei, (dell’ala destra tradizionale raggruppata nell’alleanza Chile Vamos), José Antonio Kast (destra estrema del Partito Repubblicano) e Johannes Kaiser (destra radicale del Partito Libertario). Secondo un sondaggio dell’istituto Cadem, condotto prima delle primarie, l’affluenza spontanea alle urne di Kast è salita al 24 per cento, quella di Jara al 16; questo significa che entrambi passerebbero al secondo turno.
Inevitabile la polarizzazione di un confronto nel quale la sinistra deve presentarsi compatta e unita se vuole avere qualche possibilità di successo. Non è detto che questo accada. Anzi: i temi sollevati durante la campagna delle primarie hanno messo in risalto le differenze di programma e di visione dei candidati. Carolina Tohá ha ricordato che “dove il Partito comunista ha governato nel mondo, i paesi sono rimasti socialmente stagnanti e la povertà si è diffusa”.
Le distanze si sono notate soprattutto sui temi emergenti: la coesistenza tra Stato e mercato, la crescita economica, la lotta alla criminalità sempre più violenta e diffusa, le relazioni esterne, il controllo dell’immigrazione irregolare. Jeannette Jara, pur aderendo al Partito comunista, che ha virato da mesi verso posizioni più moderate ispirandosi a quelle di Enrico Berlinguer, ha comunque preso le distanze dai vertici su questioni sostanziali come la necessità di un nuovo processo costituente, questione ancora sospesa e spinosa che l’ex ministra non condivide. “L’importante - ha ricordato il presidente Gabriel Boric – è che alla fine noi progressisti saremo tutti uniti dietro una sola candidatura”.
La battaglia con la destra non sarà facile. È molto probabile che Jara non avrà il peso politico necessario per affrontare un partito di destra spinto da un forte vento di poppa e con una popolazione che invoca autorità, controllo dell’insicurezza e crescita economica. In Cile Nayib Bukele, il controverso presidente del Salvador, è il leader internazionale più apprezzato.
Ma se l’ex ministra, sostenuta da tutto il fronte progressista, dovesse prevalere si andrebbe oltre quanto accaduto con Michelle Bachelet: i comunisti uscirono della loro lunga semiclandestinità. Sebbene con un ruolo secondario entrarono alla Moneda. Era la prima volta dai tempi di Salvador Allende (1970-1973).