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L’Aiea fa infuriare Trump: “All’Iran bastano mesi per arricchire l’uranio”

Rafael Grossi, direttore Aiea (afp)

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Per il presidente Us il programma è stato distrutto ma crescono i dubbi. Macron sente Pezeskhian: “Torni subito al tavolo delle Nazioni Unite”
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Il fantasma di Fordow insegue Donald Trump. Da giorni il presidente americano va ripetendo che il programma nucleare iraniano è distrutto, a pezzi, «annientato» dall’esercito «più potente del mondo» sotto la sua prode guida, che l’impianto incriminato è stato perforato come «fosse burro puro», respingendo cosi l’incubo di una crisi nucleare che si riapre, dopo aver rischiato i voti Maga con la guerra dei 12 giorni. Ma ad agitare i sonni del presidente americano questa volta non sono «i media corrotti», bensì il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, che alla Cbs ha detto poche cose, e chiare.

La prima è che al momento nessuno può valutare con esattezza i danni subiti dagli impianti nucleari, solo gli iraniani hanno un quadro nitido della situazione. La seconda è che gli iraniani l’avevano avvertito il giorno prima dell’attacco che stavano mettendo in sicurezza il loro “materiale nucleare”. La terza decisiva: l’idea dell’annientamento che Trump propina è esagerata, un’iperbole, perché «no…

Il fantasma di Fordow insegue Donald Trump. Da giorni il presidente americano va ripetendo che il programma nucleare iraniano è distrutto, a pezzi, «annientato» dall’esercito «più potente del mondo» sotto la sua prode guida, che l’impianto incriminato è stato perforato come «fosse burro puro», respingendo cosi l’incubo di una crisi nucleare che si riapre, dopo aver rischiato i voti Maga con la guerra dei 12 giorni. Ma ad agitare i sonni del presidente americano questa volta non sono «i media corrotti», bensì il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, che alla Cbs ha detto poche cose, e chiare.

La prima è che al momento nessuno può valutare con esattezza i danni subiti dagli impianti nucleari, solo gli iraniani hanno un quadro nitido della situazione. La seconda è che gli iraniani l’avevano avvertito il giorno prima dell’attacco che stavano mettendo in sicurezza il loro “materiale nucleare”. La terza decisiva: l’idea dell’annientamento che Trump propina è esagerata, un’iperbole, perché «non si può affermare che tutto sia scomparso e che non ci sia più nulla», Teheran ha ancora «capacità industriali e tecnologiche» per avere «nel giro di pochi mesi una cascata di centrifughe in grado di girare e produrre uranio arricchito. Potrà farlo se lo vorrà».

La valutazione di Grossi coincide con quella – preliminare - dell’intelligence del Pentagono, rivelata dalla Cnn e dal New York Times, con le stime dei servizi europei, con il rapporto al congresso del capo degli stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, secondo il quale i tre principali siti nucleari iraniani sono stati effettivamente distrutti, ma non è ancora chiaro se Teheran sia riuscita a preservare le centrifughe in altri luoghi e a spostare almeno in parte l’uranio già arricchito. All’incertezza delle agenzie si è aggiunto un nuovo elemento. Secondo il Washington Post, l’intelligence americana avrebbe intercettato delle conservazioni tra funzionari iraniani sorpresi del fatto che gli attacchi americani fossero stati meno devastanti del previsto. «L’amministrazione Trump non ha contestato l’esistenza delle comunicazioni intercettate - scrive il quotidiano - ma ha fortemente dissentito dalle conclusioni degli iraniani e ha messo in dubbio la loro capacità di valutare i danni ai tre impianti nucleari presi di mira nell’operazione statunitense».

Se i dubbi sullo stato delle centrifughe e dell’uranio e dunque sulla capacità di Teheran di riprendere l’arricchimento in breve tempo permangono, analisti e servizi sembrano concordare sul fatto che le attrezzature dell’impianto di Isfahan necessarie per la metallizzazione, passaggio fondamentale per un’arma atomica, sono state distrutte e questo ritarderebbe di molto un’eventuale militarizzazione del programma nucleare. Resta il fatto che una soluzione alla crisi con l’Iran non può essere militare, ribadisce l’Aiea. Serve la politica. «Se Teheran riuscirà a essere pacifica revocherò le sanzioni», ha promesso Trump. Ma Teheran non si fida. «Abbiamo seri dubbi sul rispetto da parte del nemico dei suoi impegni, incluso il cessate il fuoco, e siamo pronti a rispondere con la forza», ha avvertito il capo di stato maggiore Abdolrahim Mousavi. Il Parlamento iraniano ha sospeso la cooperazione con l’Aiea. Il quotidiano Kayhan, vicino all’ufficio della Guida Khamenei, avrebbe addirittura chiesto di processare il direttore Rafael Grossi «con l’accusa di spionaggio per il Mossad e di partecipazione all’uccisione del popolo oppresso del nostro Paese».

In questo clima, ieri il leader francese Macron ha parlato con il presidente iraniano Pezeshkian. L’Eliseo chiede da tempo la liberazione di Cécile Kohler e Jacques Paris in carcere da circa tre anni in Iran, ma Macron ha insistito anche sulla necessità «di un ritorno al tavolo dei negoziati per affrontare le questioni relative alle attività balistiche e nucleari». Inviti al dialogo che l’ala più moderata rappresentata da Pezeshkian considera seriamente, ma che vengono in queste ore totalmente rifiutati dalle fazioni più radicali della Repubblica islamica.

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