✕

Israele, i coloni assaltano la base Idf, si infiamma la Cisgiordania. Netanyahu: “Anarchici”

Ascolta l'audio

Da giorni gli abitanti del distretto Binyamin sono protagonisti di violenze. Condanna anche da Smotrich e Ben Gvir
2 minuti di lettura

BEITEL (CISGIORDANIA) – Davanti alla base della Brigata regionale Binyamin, a poche ore di distanza dall’attacco di un centinaio di coloni contro l’infrastruttura militare, tutto è tornato normale. «Non è stato nulla, solo un piccolo incidente», minimizza uno degli ufficiali di guardia. Ma le foto sui social network e quelle diffuse dalle stesse Forze armate israeliane raccontano un’altra storia: nella notte fra domenica e lunedì un centinaio di uomini, donne e ragazzini hanno cercato di entrare nella base, bruciato attrezzature e danneggiato auto.

I soldati hanno usato spray urticante per allontanare gli intrusi. E così - fatto raro da queste parti - Israele ieri mattina si è svegliato con le ultime notizie dal fronte che più di ogni altro da sempre sceglie di ignorare: la Cisgiordania occupata, quella porzione di territorio che corre lungo la valle del Giordano e che secondo quanto stabilito dagli accordi di Oslo del 1993, in buona parte avrebbe dovuto costituire il cuore dello…

BEITEL (CISGIORDANIA) – Davanti alla base della Brigata regionale Binyamin, a poche ore di distanza dall’attacco di un centinaio di coloni contro l’infrastruttura militare, tutto è tornato normale. «Non è stato nulla, solo un piccolo incidente», minimizza uno degli ufficiali di guardia. Ma le foto sui social network e quelle diffuse dalle stesse Forze armate israeliane raccontano un’altra storia: nella notte fra domenica e lunedì un centinaio di uomini, donne e ragazzini hanno cercato di entrare nella base, bruciato attrezzature e danneggiato auto.

I soldati hanno usato spray urticante per allontanare gli intrusi. E così - fatto raro da queste parti - Israele ieri mattina si è svegliato con le ultime notizie dal fronte che più di ogni altro da sempre sceglie di ignorare: la Cisgiordania occupata, quella porzione di territorio che corre lungo la valle del Giordano e che secondo quanto stabilito dagli accordi di Oslo del 1993, in buona parte avrebbe dovuto costituire il cuore dello Stato palestinese. E che invece oggi è abitata da 400 mila israeliani ed è di fatto sotto controllo dell’Idf.

Ad attaccare la base sono stati i coloni della zona che Israele chiama “distretto di Binyamin” a Nord di Gerusalemme, verso Ramallah: un insieme di 47 insediamenti e centinaia di piccoli satelliti in cui si trova Kokhav Ha Shahar, una delle colonie più violente della regione, base dei “giovani delle colline”, la frangia più estrema del movimento delle colonie.

Da giorni, alcuni dei suoi abitanti sono protagonisti di violenze: nella notte fra mercoledì e giovedì avevano attaccato il villaggio palestinese di Kafar Malik. Quando l’esercito era intervenuto, il risultato era stata la morte di quattro palestinesi per mano dei militari. Il giorno successivo, l’Idf aveva smantellato la colonia satellite da cui era partito l’attacco, scatenando la reazione dei suoi abitanti, che per cinque ore si erano resi protagonisti di scontri con i soldati. In questi scontri – secondo la versione dei coloni – un 14enne che vive a Koshav HaShahar è stato ferito. Nella notte fra domenica e lunedì la crisi ha raggiunto l’apice, con l’attacco alla base militare per protestare contro i soldati che avevano aperto il fuoco sul ragazzo.

Un episodio inaccettabile anche per gli standard dell’attuale governo israeliano, che sul sostegno dell’estrema destra si tiene in piedi: in una nota il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di «violenza anarchica» che non rappresenta i coloni, colonna portante della società. E sono arrivate anche le rare condanne del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich («I criminali sono criminali ovunque») e di quello della Sicurezza interna Itamar Ben Gvir («Attaccare l’Idf vuol dire varcare una linea rossa»).

Le parole dei due falchi dell’ultradestra hanno fatto infuriare moltissime persone qui, soprattutto in quella parte del Paese che vede nelle colonie e nei loro abitanti uno dei maggiori problemi di Israele oggi.

«Questo governo non ha mai condannato gli attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania. Ha sempre consentito ai coloni di vivere al di sopra della legge: ed ecco le conseguenze. Si sentono autorizzati a usare la violenza contro chiunque: il 99% delle volte ci rimettono i palestinesi, qualche volta anche la polizia e l’Idf», tuona Miri Eisin, ex colonnella dell’intelligence e oggi una delle più apprezzate analiste israeliane.

La frustrazione di Eisin è comprensibile: al di là delle condanne formali, è difficile pensare che anche un episodio grave come quello dell’attacco alla base possa cambiare l’equazione delle colonie. Già nel giugno 2023, in una nota congiunta senza precedenti, i capi delle Forze armate, del Servizio segreto interno e della Polizia israeliana avevano messo in guardia contro l’insorgere di un «terrorismo ebraico» in Cisgiordania: avvertimento andato perduto nel caos post 7 ottobre. Anzi: secondo i gruppi israeliani Peace Now e B’tselem, dal 7 ottobre 2023 i coloni si sono impossessati di più terre palestinesi in Cisgiordania di quanto non avessero fatto nei 20 anni precedenti.

Ieri hanno attaccato anche intorno a Hebron, in quella zona rurale di Masafer Yatta resa famosa dal documentario premio Oscar “No Other Land”. Le lodi e gli applausi del mondo non bastano a proteggere la comunità locale, le cui terra sono sempre più nel mirino.

Leggi i commenti