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Nuove stragi a Gaza, sulla bozza di tregua si attende Hamas

(reuters)

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La destra israeliana contro il piano Usa accettato da Netanyahu. Intanto i morti nella Striscia ieri hanno superato quota 57 mila
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Hamas annuncia ai mediatori qatarioti ed egiziani che sta valutando la proposta di un cessate il fuoco di 60 giorni, formulata da Donald Trump e accettata da Israele, e la borsa israeliana vola subito ai massimi: la finanza scommette sia la volta buona, e l’indice TA35 supera la soglia mai raggiunta dei 3.000 punti. Il “ministro della Salute” della Striscia, controllato da Hamas, aggiorna invece il numero dei palestinesi uccisi dall’esercito israeliano: sale a 57mila con gli ultimi 142 morti nelle scorse 24 ore, e «i corpi di diverse vittime rimangono sotto le macerie e per le strade, con ambulanze e squadre della protezione civile impossibilitate a raggiungerli a causa dei bombardamenti».

È in questa situazione drammatica per tutti gli intrappolati a Gaza — i civili palestinesi e gli ostaggi israeliani — che la diplomazia cammina sul filo di interessi apparentemente inconciliabili. Mentre Hamas ribadisce ai mediatori di considerare un cessate il fuoco solo all’interno di un acc…

Hamas annuncia ai mediatori qatarioti ed egiziani che sta valutando la proposta di un cessate il fuoco di 60 giorni, formulata da Donald Trump e accettata da Israele, e la borsa israeliana vola subito ai massimi: la finanza scommette sia la volta buona, e l’indice TA35 supera la soglia mai raggiunta dei 3.000 punti. Il “ministro della Salute” della Striscia, controllato da Hamas, aggiorna invece il numero dei palestinesi uccisi dall’esercito israeliano: sale a 57mila con gli ultimi 142 morti nelle scorse 24 ore, e «i corpi di diverse vittime rimangono sotto le macerie e per le strade, con ambulanze e squadre della protezione civile impossibilitate a raggiungerli a causa dei bombardamenti».

È in questa situazione drammatica per tutti gli intrappolati a Gaza — i civili palestinesi e gli ostaggi israeliani — che la diplomazia cammina sul filo di interessi apparentemente inconciliabili. Mentre Hamas ribadisce ai mediatori di considerare un cessate il fuoco solo all’interno di un accordo che ponga fine alla guerra a Gaza e garantisca il ritiro delle forze israeliane, il premier Benjamin Netanyahu raccoglie applausi assicurando che «non ci sarà più un Hamas, né un “Hamastan”. Non torneremo a quel punto. È finita. Libereremo tutti i nostri ostaggi. Dire “beh, come puoi dirlo? Sono due obiettivi opposti” è un’assurdità: li raggiungeremo entrambi. Li elimineremo completamente. Non perderemo questa opportunità di sconfiggere i nostri nemici».

Ma «per la prima volta c’è un vero ottimismo che Hamas dirà “sì”», dicono al Jerusalem Post due fonti «vicine ai negoziati». L’avvertimento di Trump alla leadership palestinese è perentorio: «Spero, per il bene del Medio Oriente, che Hamas accetti l’accordo, perché altrimenti, per loro la situazione non potrà che peggiorare». E il via libera israeliano alla bozza, che sarebbe una revisione con ritocchi della “bozza Witkoff”, insieme all’apertura di Hamas a «studiare la proposta», può segnare una svolta. La proposta prevede il rilascio di dieci ostaggi, otto il primo giorno e due il cinquantesimo, e la restituzione di 18 corpi. Durante i 60 giorni, e «anche dopo» secondo le garanzie offerte dagli Stati Uniti ad Hamas, si discuterebbe della fine permanente delle ostilità.

Bisogna però fare i conti non solo con le ambizioni di Hamas, che punta tutto sulla fine delle ostilità per sopravvivere; ma anche con le tensioni politiche interne in Israele, dove la destra è furibonda di fronte all’ipotesi di fermare le operazioni militari. Il ministro della Difesa, Israel Katz, visita le truppe a Rafah e incita così i riservisti: «Uccidere il nemico, riportare a casa gli ostaggi e vincere: questa è la nostra missione. Non c’è alcuna possibilità che ci arrendiamo o scendiamo a compromessi».

Nel frattempo continua il massacro dei palestinesi. Un attacco aereo israeliano ha preso di mira una tenda di sfollati vicino alla scuola Al-Dahyan a Sheikh Radwan, a ovest di Gaza City, uccidendo tre persone secondo il quotidiano palestinese al Quds, che riferisce di altri 11 morti in fila per gli aiuti e di decine di uccisi in varie zone della Striscia. E il quotidiano israeliano Haaretz denuncia in una lunga inchiesta basata sul racconto dei soldati israeliani a Gaza che «nell’ultimo mese l’esercito israeliano ha sparato deliberatamente contro i palestinesi nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti. Dalle conversazioni con ufficiali e soldati emerge che i comandanti ordinarono alle truppe di sparare sulla folla per allontanarla o disperderla, nonostante fosse chiaro che non rappresentava alcuna minaccia».

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