Quindici guerrigliere donne e quindici uomini del Pkk, il partito dei Lavoratori del Kurdistan, che fucili in spalla scendono in fila le ripide scale assolate che conducono alla grotta di Jasana, nel Kurdistan iracheno. Come in un rito, uno per volta depongono le armi e le munizioni in una grande caldera alla quale poco dopo daranno fuoco incenerendo simbolicamente le armi utilizzate dall’organizzazione separatista curda per oltre 40 anni per combattere contro l’esercito turco in un conflitto che ha portato alla morte di oltre 40mila persone, all’incarcerazione di migliaia di prigionieri politici e a violente repressioni.
Le immagini, trasmesse ieri dalle televisioni turche e rilanciate in tutto il mondo, sono già entrate nella storia segnando il proseguimento di quel processo avviato alla fine del 2024 e culminato lo scorso febbraio con l’appello del leader del Pkk Abdullah Ocalan — rinchiuso dal 1999 nell’isola-penitenziario di Imrali e condannato all’ergastolo — nel quale chiedeva …
Quindici guerrigliere donne e quindici uomini del Pkk, il partito dei Lavoratori del Kurdistan, che fucili in spalla scendono in fila le ripide scale assolate che conducono alla grotta di Jasana, nel Kurdistan iracheno. Come in un rito, uno per volta depongono le armi e le munizioni in una grande caldera alla quale poco dopo daranno fuoco incenerendo simbolicamente le armi utilizzate dall’organizzazione separatista curda per oltre 40 anni per combattere contro l’esercito turco in un conflitto che ha portato alla morte di oltre 40mila persone, all’incarcerazione di migliaia di prigionieri politici e a violente repressioni.
Le immagini, trasmesse ieri dalle televisioni turche e rilanciate in tutto il mondo, sono già entrate nella storia segnando il proseguimento di quel processo avviato alla fine del 2024 e culminato lo scorso febbraio con l’appello del leader del Pkk Abdullah Ocalan — rinchiuso dal 1999 nell’isola-penitenziario di Imrali e condannato all’ergastolo — nel quale chiedeva ai militanti di deporre le armi, oltre allo scioglimento del partito.
«Siamo qui come segno di buona volontà e di un passo risoluto per il successo concreto del processo per la pace e la società democratica», ha affermato ieri il Pkk in una nota, pur tornando a chiedere la liberazione di Ocalan e garanzie di sicurezza per permettere ai curdi di rientrare in Turchia. «Spero che l’importante passo compiuto sul nostro cammino verso una Turchia libera dal terrorismo sia una benedizione», ha commentato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, con la presidenza della Repubblica di Ankara che ha definito l’evento «una svolta irreversibile». La cerimonia è stata accolta con favore anche dal partito filo-curdo turco Dem che ha parlato di «nuova era».
Il processo per la risoluzione della questione curda in Turchia è stato avviato dal partito Mhp, forza di estrema destra alleata di Erdogan in Parlamento, con il suo leader che aveva chiesto a Ocalan di sciogliere il Pkk in cambio di concessioni sul suo regime carcerario. Nei mesi successivi, il processo di pace è stato sostenuto da altri partiti turchi, trai quali l’Akp di Erdogan e le principali forze di opposizione, il Chp e il Dem.