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L’Europa reagisce ai dazi: Berlino cauta, Macron è il più duro: “Subito le contromisure”

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I governi si affidano a Bruxelles per una risposta comune. Merz invita al dialogo, la Francia chiede ritorsioni commerciali
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PARIGI – Tra manovre tattiche e voglia di reazione, i governi dell’Ue cercano una risposta unitaria allo choc provocato dalla lettera di Donald Trump che annuncia dazi doganali del 30 per cento su tutti i prodotti europei a partire dal primo agosto. Una soglia ben al di sopra di quel 10 per cento indicato come punto di caduta possibile dai governi più dialoganti con la Casa Bianca, come Germania e Italia.

La reazione più dura, ancora una volta, arriva da Emmanuel Macron, che esprime «forte disapprovazione» per la mossa di Trump e invita l’Ue a «difendere con risolutezza gli interessi europei». Il presidente francese chiede alla Commissione europea di «accelerare la preparazione di contromisure credibili, mobilitando tutti gli strumenti disponibili, incluso il meccanismo anticoercizione». «L’obiettivo — sottolinea Macron — è arrivare a un’intesa reciprocamente accettabile, fondata sul rispetto che due partner commerciali come l’Ue e gli Usa devono avere l’uno per l’altro, alla luce de…

PARIGI – Tra manovre tattiche e voglia di reazione, i governi dell’Ue cercano una risposta unitaria allo choc provocato dalla lettera di Donald Trump che annuncia dazi doganali del 30 per cento su tutti i prodotti europei a partire dal primo agosto. Una soglia ben al di sopra di quel 10 per cento indicato come punto di caduta possibile dai governi più dialoganti con la Casa Bianca, come Germania e Italia.

La reazione più dura, ancora una volta, arriva da Emmanuel Macron, che esprime «forte disapprovazione» per la mossa di Trump e invita l’Ue a «difendere con risolutezza gli interessi europei». Il presidente francese chiede alla Commissione europea di «accelerare la preparazione di contromisure credibili, mobilitando tutti gli strumenti disponibili, incluso il meccanismo anticoercizione». «L’obiettivo — sottolinea Macron — è arrivare a un’intesa reciprocamente accettabile, fondata sul rispetto che due partner commerciali come l’Ue e gli Usa devono avere l’uno per l’altro, alla luce degli interessi condivisi e delle catene del valore integrate».

Il meccanismo anticoercizione è uno strumento pensato per permettere alla Ue di reagire a pressioni economiche esterne, come sanzioni, minacce commerciali o restrizioni sugli investimenti. Tra le misure previste, anche restrizioni al commercio, limitazioni agli investimenti e altre forme di ritorsione. L’ipotesi però di attivare questo meccanismo è evocata soprattutto dalla Francia, meno esposta all’export verso gli Usa rispetto ad altri Paesi europei anche se avrà ripercussioni su settori come l’aeronautica, lusso, vini e liquori francesi.

La Germania, più prudente nei toni, chiede «pragmatismo» nei negoziati. La ministra dell’Economia Katherina Reiche ha esortato l’Ue a usare il tempo restante fino alla fine del mese per «negoziare con realismo una soluzione». Berlino è particolarmente vulnerabile, con un surplus commerciale di 84,8 miliardi di dollari verso gli Usa. Il cancelliere Friedrich Merz ha indicato come settori chiave da tutelare l’automotive, la chimica, la farmaceutica e l’acciaio. «I dazi, utilizzati come strumento di pressione politica, portano a costi più elevati, mettono a rischio i posti di lavoro e compromettono la competitività internazionale» è l’allerta della Bdi, la federazione dell’industria tedesca.

Il primo surplus commerciale con Washington è però dell’Irlanda, con 86,7 miliardi di dollari. Grazie al suo regime fiscale favorevole, il governo di Dublino è riuscito ad attrarre colossi americani nei settori del farmaceutico e della tecnologia, da Pfizer a Apple, a Google e Meta. «L’annuncio da parte degli Stati Uniti di dazi del 30 per cento sui beni importati dall’Ue è preoccupante e non rappresenta la strada giusta» commenta il ministro irlandese degli Affari Esteri e del Commercio, Simon Harris. «Come Unione — aggiunge — dobbiamo restare uniti e risoluti nel perseguire un accordo vantaggioso per entrambe le parti».

Il Partito popolare europeo che è la principale forza nell’emiciclo di Strasburgo, e che include tra i suoi leader di governo lo stesso cancelliere Merz, ha lanciato un messaggio chiaro: «Negoziare se possibile, reagire se necessario». Il gruppo Ppe chiede alla Commissione «fermezza» e difesa del sistema multilaterale basato su regole.

«È importante mantenere la calma e agire in modo unito» sostiene Jorgen Warborn, portavoce Ppe per il Commercio internazionale, sottolineando l’urgenza di ratificare accordi con altri partner commerciali, come il Mercosur. La Spagna, che come l’Italia teme di soffrire nel settore agroalimentare e vitivinicolo, ribadisce la fiducia nel ruolo della Commissione. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ricorda: «Uniti, noi europei costruiamo il più grande blocco commerciale del mondo. Usiamo questa forza per ottenere un accordo equo».

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