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Israele, raid su Damasco per difendere i drusi: “Il regime è avvertito”

(ap)

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Colpiti i palazzi del governo dopo gli scontri dei giorni scorsi. Truppe da Gaza spostate nel Golan
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Ormai unico depositario della deterrenza nell’intera regione, Israele attacca, a sorpresa e in pieno giorno, i palazzi del potere siriano. I raid aerei su Damasco sbriciolano l’ingresso dell’edificio di quattro piani che ospita la sede dello Stato maggiore e del ministero della Difesa, vicino a piazza degli Omayyadi, e sfiorano il palazzo presidenziale di Ahmed al Sharaa, il leader col passato da jihadista che nel dicembre scorso ha guidato la rivolta contro Assad. Uno dei bombardamenti finisce nella diretta di un telegiornale. Un chiaro avviso ai nuovi padroni della Siria.

Il bilancio è di tre morti e 34 feriti. Poco prima che i caccia varcassero il confine siriano, il ministro della Difesa Israel Katz aveva preannunciato su X l’operazione: «Gli avvertimenti a Damasco sono finiti: ora arrivano gli attacchi più duri. L’Idf continuerà a operare energicamente a Suwayda per annientare le forze che hanno assaltato i drusi, fino al loro completo ritiro».

Dunque, il motivo ufficiale …

Ormai unico depositario della deterrenza nell’intera regione, Israele attacca, a sorpresa e in pieno giorno, i palazzi del potere siriano. I raid aerei su Damasco sbriciolano l’ingresso dell’edificio di quattro piani che ospita la sede dello Stato maggiore e del ministero della Difesa, vicino a piazza degli Omayyadi, e sfiorano il palazzo presidenziale di Ahmed al Sharaa, il leader col passato da jihadista che nel dicembre scorso ha guidato la rivolta contro Assad. Uno dei bombardamenti finisce nella diretta di un telegiornale. Un chiaro avviso ai nuovi padroni della Siria.

Il bilancio è di tre morti e 34 feriti. Poco prima che i caccia varcassero il confine siriano, il ministro della Difesa Israel Katz aveva preannunciato su X l’operazione: «Gli avvertimenti a Damasco sono finiti: ora arrivano gli attacchi più duri. L’Idf continuerà a operare energicamente a Suwayda per annientare le forze che hanno assaltato i drusi, fino al loro completo ritiro».

Dunque, il motivo ufficiale delle bombe a Damasco e dei droni su Suwayda è difendere la comunità drusa che vive nel governatorato al confine con il Golan (territorio che Israele ha occupato dopo la guerra del 1967 e poi annesso, anch’esso abitato in maggioranza da drusi).

Con la caduta di Assad, i militari israeliani avevano già sconfinato in Siria, posizionandosi nella zona cuscinetto in violazione dell’Accordo di disimpegno del 1974, e condotto più di 600 raid su «obiettivi strategici del vecchio regime». Questa volta però è diverso: a essere bersagliati sono i centri del nuovo governo provvisorio, appoggiato dalla Turchia e riconosciuto dagli Usa («Non ho consultato Israele per farlo», disse Trump a maggio), e con il quale lo stesso Israele stava in via informale cercando un dialogo.

Ieri, appena si è diffusa la notizia dei raid dell’Idf, il confine è precipitato nel caos: un migliaio di drusi israeliani ha varcato la frontiera, passando da Majdal Shams, per andare ad aiutare la comunità di Suwayda. Netanyahu è intervenuto in video con un appello: «Non fatelo, stiamo operando contro gang del regime per salvare i nostri fratelli drusi, rischiate di essere uccisi o rapiti».

L’operazione dello Stato ebraico è scattata dopo quattro giorni di scontri tra drusi e beduini, questi ultimi appoggiati da altri combattenti sunniti, che hanno causato più di 300 morti (di cui 109 drusi, e tra di essi, sostiene l’Osservatorio siriano dei diritti umani, «27 sono vittima di giustizia sommaria»).

Nella serata di ieri è stato dichiarato il cessate il fuoco a Suwayda (il secondo, dopo quello di martedì che ha retto poche ore). Ma Israele ha ordinato di spostare da Gaza al Golan alcuni militari, e già ci sono leader drusi che rifiutano di attenervisi. Mentre il governo siriano chiede all’Onu una riunione del Consiglio di sicurezza.

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