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Il torturatore libico (e socio di Almasri) Al Buti in carcere in Germania

Il torturatore libico (e socio di Almasri) Al Buti in carcere in Germania

La Corte penale internazionale: “Grazie per la collaborazione. Non tornerà in Libia, al momento resta in prigione in attesa del procedimento internazionale”

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"Ringrazio le autorità nazionali per la loro solida e costante cooperazione con la Corte, che ha portato anche a questo recente arresto". All’indomani del fermo in Germania del torturatore libico Al Buti, arriva la conferma ufficiale da parte della Corte penale internazionale. A parlare con una nota è il cancelliere Osvaldo Zavala Giler con un messaggio che sembra avere (anche) più di un sottinteso.

“La Cpi – si legge nella nota - continua a dare priorità a un sempre più forte coordinamento interno e a una più profonda cooperazione esterna per l'attuazione di ordini giudiziari e mandati di arresto, che sono passi essenziali affinché i procedimenti procedano e le vittime possano ottenere giustizia".

Traduzione, gli Stati devono collaborare perché le vittime abbiano giustizia, ma questo – il caso Almasri insegna e la formale richiesta di deferimento per inadempimento per l’Italia ribadisce – non sempre succede. Con risvolti paradossali. La Libia ha accettato la giurisdizione della Corte sul suo territorio dal 2011 alla fine del 2027 e oggi rincorre lo stesso generale che l’Italia si è affrettata a liberare e riportare a casa con un ordine di comparizione.

Il via libera di Dbeibeh ai giudici dell’Aia è una pessima notizia anche per Al Buti, che Tripoli non sembra avere alcuna intenzione di chiedere indietro. Al momento, informano dalla Cpi, rimane “in custodia delle autorità tedesche in attesa del completamento del procedimento nazionale, come previsto dall'articolo 59 dello Statuto di Roma”. Formalità, di fatto. Il destino però sembra già segnato e non è roseo per l’ufficiale a cui si contestano crimini contro l’umanità e crimini di guerra, fra cui omicidi, torture, stupri e violenze sessuali, commessi direttamente, ordinati o supervisionati in Libia da febbraio 2015 all'inizio del 2020.

L’inchiesta, aperta formalmente nel 2011, ha uno dei suoi perni nel carcere di Mitiga e nelle ormai note violenze che lì per anni sono state commesse ed è la medesima che ha travolto Almasri. Insieme a lui – si legge nella nota della Corte - altri quattro ufficiali e ex ufficiali sono pubblicamente ricercati dalla Corte: Osama Almasry Njeem, Abdurahem Khalefa Abdurahem Elshgagi, Makhlouf Makhlouf Arhoumah Doumah, Nasser Muhammad Muftah Daou, Mohamed Al Salheen Salmi.

Un elenco a cui si aggiungono i civili Abdelbari Ayyad Ramadan Al Shaqaqi, Fathi Faraj Mohamed Salim Al Zinkal e Saif Al-Islam Gheddafi. Ma già da mesi si sa che la Corte ha intenzione di procedere contro altre decine di persone – 86 secondo indiscrezioni - su cui nessun dettaglio viene fornito per tutelare la possibilità di esecuzione dell’arresto. E l’arresto di Al Buti conferma che quella lista c’è.

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