Pizzaballa è entrato a Gaza dopo il raid alla parrocchia. Con lui anche il patriarca greco ortodosso
di Francesca CaferriIl patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha raggiunto la parrocchia della Sacra famiglia di Gaza colpita ieri da un pesante attacco israeliano in cui sono morte tre persone. Pizzaballa è insieme al Patriarca ortodosso Teofilo (ortodossa è parte della comunità rifugiata da mesi nella chiesa cattolica), al metropolitica Esychios del patriarcato greco-ortodosso e a Don Nicola di Ponzio della Nunziatura apostolica di Gerusalemme.
Portano tonnellate di aiuti alimentari che da settimane aspettavano di passare il confine con la Striscia e raggiungere la parrocchia assediata. Ad aspettarli l'intera comunità guidata da padre Gabriel Romanelli, il sacerdote argentino che ieri mattina è stato ferito in modo lieve alla gamba: una comunità in lutto per la morte di tre persone ieri e preoccupata per gli altri feriti, una decina di cui due in condizioni molto gravi.
La visita è il risultato di forti pressioni di…
Il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha raggiunto la parrocchia della Sacra famiglia di Gaza colpita ieri da un pesante attacco israeliano in cui sono morte tre persone. Pizzaballa è insieme al Patriarca ortodosso Teofilo (ortodossa è parte della comunità rifugiata da mesi nella chiesa cattolica), al metropolitica Esychios del patriarcato greco-ortodosso e a Don Nicola di Ponzio della Nunziatura apostolica di Gerusalemme.
Portano tonnellate di aiuti alimentari che da settimane aspettavano di passare il confine con la Striscia e raggiungere la parrocchia assediata. Ad aspettarli l'intera comunità guidata da padre Gabriel Romanelli, il sacerdote argentino che ieri mattina è stato ferito in modo lieve alla gamba: una comunità in lutto per la morte di tre persone ieri e preoccupata per gli altri feriti, una decina di cui due in condizioni molto gravi.
La visita è il risultato di forti pressioni diplomatiche: ieri Israele si è scusato per l'attacco alla parrocchia, parlando di un "errore" ma da mesi la pressione sull'unica comunità rimasta nel Nord della Striscia era fortissima, con combattimenti vicini, bombardamenti che mandavano schegge dentro al cortile del compound e in qualche caso proiettili sparati all'interno. L'ultimo camion di aiuti era arrivato a marzo: con esso, Romanelli e i suoi avevano sfamato per mesi i 541 ospiti del compound e il resto del quartiere.
Insieme al permesso di entrare religiosi hanno ottenuto quello di evacuare i feriti più gravi dell'attacco di ieri: la persona in condizioni peggiori è Souhail Abu Dawood, ventenne collaboratore dell'Osservatore romano, che ieri è stato colpito da una scheggia che gli è penetrata nella schiena. Già ieri notte è stato portato d'urgenza fuori dalla Striscia.
Altre persone verranno fatte uscire oggi: "Gli ospedali di Gaza non sono in grado di assisterli" ha detto ieri a Repubblica il cardinale Pizzaballa sottolineando come la situazione nella Striscia sia disperata. "Non abbandoneremo nessuno, non dimenticheremo nessuno", come recita il comunicato con cui il Patriarcato latino di Gerusalemme ha annunciato la visita.