Gergiev in piazza, cinema e social: Putin espone la sua propaganda, ma tra il pubblico è un flop
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Dentro c’è la donna fasciata in nero che avanza verso il foyer in equilibrio sui tacchi reggendosi al marito incamiciato. Niente giacca lui, neppure per il tempio russo della musica. Fuori, in Piazza Teatralnaja, ci sono le famigliole in bermuda e sneaker appollaiate in un mini-anfiteatro allestito davanti al maxi-schermo parato proprio davanti alla monumentale facciata neoclassica del teatro Bolshoj.
Per l’ultima messa in scena di Semjon Kotko, l’opera di Sergej Prokofiev diretta dal maestro Valerij Gergiev che la prossima settimana si esibirà tra le polemiche a Caserta, si è pensato in grande. Come mai prima. Spettacolo in sala, proiezione in diretta streaming davanti al Bolshoj e al cinema Oktjabr e, infine, online.
Sul social network VKontakte il conto alla rovescia è iniziato già da un po’. Quando scattano le 19, le 18 in Italia, e la telecamera inquadra i cinque ordini di palchetti dorati, sono collegati in oltre 4mila. «Pronta per ascoltare e allietarmi», commenta una t…
MOSCA – Dentro c’è la donna fasciata in nero che avanza verso il foyer in equilibrio sui tacchi reggendosi al marito incamiciato. Niente giacca lui, neppure per il tempio russo della musica. Fuori, in Piazza Teatralnaja, ci sono le famigliole in bermuda e sneaker appollaiate in un mini-anfiteatro allestito davanti al maxi-schermo parato proprio davanti alla monumentale facciata neoclassica del teatro Bolshoj.
Per l’ultima messa in scena di Semjon Kotko, l’opera di Sergej Prokofiev diretta dal maestro Valerij Gergiev che la prossima settimana si esibirà tra le polemiche a Caserta, si è pensato in grande. Come mai prima. Spettacolo in sala, proiezione in diretta streaming davanti al Bolshoj e al cinema Oktjabr e, infine, online.
Sul social network VKontakte il conto alla rovescia è iniziato già da un po’. Quando scattano le 19, le 18 in Italia, e la telecamera inquadra i cinque ordini di palchetti dorati, sono collegati in oltre 4mila. «Pronta per ascoltare e allietarmi», commenta una tale Tatjana Eisanskaja che nella foto profilo abbraccia un cane.
La distribuzione inedita per l’opera propagandistica
«Nessun progetto del Teatro Bolshoj ha mai ricevuto una distribuzione così ampia prima d’ora. Ma c’è una logica», osserva sarcastica l’attivista pacifista Natalia Kiseljova sul sito di quel che resta della radio indipendente Eco di Mosca. «Stiamo parlando di un manuale d’istruzione che imita un’opera». Tutto trasuda di propaganda, scrive Kiseljova: la scelta dell’opera ambientata in Ucraina durante la guerra civile e l’occupazione tedesca del 1918; la regia del funzionario presidenziale Sergej Novikov con didascaliche gigantografie che paragonano i soldati russi che “liberano il Donbass” ai sovietici che combatterono contro i nazisti; infine quest’inedita distribuzione su più piattaforme.
Gergiev, che è anche il direttore del Bolshoj, «non vuole lasciare dubbi sul fatto che il 27 luglio si recherà in Italia non come “artista del dialogo culturale”, ma come amico e sostenitore di Vladimir Putin per promuovere i suoi interessi», commenta Aleksandr Pomazuev, avvocato della Fondazione anti-corruzione dell’oppositore morto in carcere Aleksej Navalny che da giorni chiede di ritirare l’invito a Caserta che segnerebbe il ritorno del maestro su un palco europeo da quando è iniziato il conflitto in Ucraina che non ha mai condannato.
I parallelismi tra “Semjon Kotko” e il conflitto in Ucraina
Il messaggio sottinteso di Semjon Kotko a Mosca è chiaro a tutti. Persino al tredicenne Ivan, uno dei circa 1.700 spettatori paganti insieme a mamma e papà, preparatissimo: «È una storia più che mai attuale. Come canta il protagonista, c’è un soldato tornato dal fronte che è costretto a tornare a combattere».
«La storia è ciclica. La storia è saggia. La storia insegna», gli fa eco la lapidaria Tatjana, 53 anni, spettatrice in piazza insieme al marito Evgenij. L’intento propagandistico non sfugge. «È molto simbolica la proiezione nel pieno centro di Mosca di un’opera sulla guerra civile del ’18 proprio mentre in Ucraina è in corso una guerra tra due popoli fraterni». «La guerra è sempre una tragedia, ancora di più una guerra fratricida», interviene Evgenij, peraltro mezzo ucraino. «Siamo una coppia esemplare».
La proiezione in piazza Teatralnaja
Si sono imbattuti per caso nell’iniziativa, allettati dalla proiezione gratuita. Un po’ come tutti gli astanti sulle due gradinate inzuppate dalla pioggia del mattino, un’ottantina appena. Piazza Teatralnaja è transennata. Si entra superando due metal detector. Poi ci si ripara dal vento coi poncho colorati che giovani zelanti volontari distribuiscono una volta superati i controlli. «Forse ci si aspettava più gente».
Intanto sullo schermo il tenore che interpreta Semjon sfoggia sul petto la Croce di San Giorgio col nastro nero-arancio diventato uno dei simboli della moderna aggressione. Le telecamere indugiano anche su Gergiev che aveva portato quest’opera in scena più volte al Mariinskij di San Pietroburgo, l’altro storico teatro che dirige. Nell’intervallo va in onda un’intervista col regista Novikov che è anche il “capo censore” della cultura russa. Molti vanno via. Gli spettatori virtuali su VKontakte, intanto, si sono dimezzati.
La salasemideserta del cinema Oktjabr
La sala 2 del cinema Oktjabr, su Novyj Arbat, tre chilometri più a Est, è ancora più desolata. Una ventina i biglietti venduti, 800 rubli l’uno, circa 9 euro, ma in sala c’è soltanto una coppia in terza fila e qualche spettatore sparso più in fondo. Come Andrej che passa il tempo a scrollare il cellulare ma poi non è affatto d’accordo con gli appelli di Nobel e intellettuali a cancellare il concerto di Gergiev in Italia: «La cosa peggiore in guerra è smettere d’ascoltare l’altro». Anche Ildar, 54 anni, è contrario. «La cultura non va censurata». Parallelismi tra Semjon Kotko e il conflitto in Ucraina? «Certo, si colgono subito. Anche senza didascalie. Sembrano fatti apposta». Sembrano.